Chiara, morì dopo aver cenato sotto gli occhi del fidanzato: tre persone rinviate a giudizio

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La Procura di Pisa ha chiesto il rinvio a giudizio della proprietaria e delle due cuoche dell’agriturismo di Colleoli, accusate di omicidio colposo per la morte di Chiara Ribechini.

Chiara Ribechini rinvio a giudizio per tre persone - Leggilo

Come riportato da Il Tirreno, la Procura di Pisa ha chiesto il rinvio a giudizio di Rita Astinenti, titolare dell’agriturismo di Colleoli, frazione di Palaia; di Giovannina Montesano, cinquantenne originaria di Montopoli Valdarno; e di Antonia Coppola, cinquantanovenne di Santa Maria a Monte. Queste ultime due erano le cuoche presenti la sera del 15 luglio 2018, giorno in cui albergava nella struttura Chiara Ribechini.

La ragazza, 24enne originaria di Navacchio, è morta dopo aver consumato la cena a causa di uno shock anafilattico. Un decesso simile a quello di Federico Anile e che ha determinato l’accusa – mossa dal sostituto procuratore Giancarlo Domninijanni – di omicidio colposo. Secondo il Pm, infatti, le tre indagate – difese dagli avvocati Alberto Marchesi e Rosa Rubino – avrebbero responsabilità per la morte di Chiara. La giovane era una cliente abituale del ristorante e, secondo la Procura, non sarebbero state rispettate le prescrizioni riguardanti i cibi da non somministrare alla ragazza, in quanto allergica. A sua volta la 24enne non aveva dubbi circa il fatto che le tre fossero a conoscenza dei suoi problemi alimentari e dunque seguissero con estrema attenzione le sue indicazioni sulle pietanze da servirle.

Come informa La Nazione, secondo la consulenza affidata dalla Procura all’esperta Patrizia Restani – ad aver provocato la morte della donna sarebbe stata la quantità eccessiva di latte contenuta all’interno dei crostini. La dose era così elevata da rendere inefficace anche la puntura di adrenalina che la ragazza si era autosomministrata nel momento in cui ha subito la crisi, poi divenuta fatale. Un malore improvviso che l’ha portata alla morte, di fronte al suo ragazzo.

Dopo la tragedia, i genitori di Chiara hanno fondato un’associazione – “Con l’allergia si può” – per cercare di dare una mano a tutti coloro che soffrono di gravi allergie alimentari. La madre di Chiara ha dichiarato: “Se riusciamo a salvare almeno una vita per noi è già una grande vittoria. Significa che si può morire, ma anche vivere normalmente la propria esistenza imparando a conoscere a fondo il problema ed educando questi pazienti all’impiego di farmaci e kit salvavita fin da piccoli come se fosse un fatto assolutamente normale. L’associazione – ha concluso – serve a dire che si deve vivere bene in mezzo agli altri se conosci il problema e che si può evitare ciò che è successo a Chiara”.

Fonte: Il Tirreno, La Nazione

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