Home Casi Torvaianica l’autopsia rivela: una lacerazione al petto e dopo le fiamme

Torvaianica l’autopsia rivela: una lacerazione al petto e dopo le fiamme

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:20
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Una coltellata al petto sferrata da Domenico Raco, 39 anni, ha spezzato la vita della quarantottenne Maria Corazza. “Mimmo il calabrese”, detto anche “Micu”. La Procura di Velletri e i Carabinieri sono ad un passo dal capire compiutamente quanto accaduto, anche se qualcosa d’importante di deve ancora scoprire.

Dunque Maria è stata uccisa da Domenico. E lui, dopo averla uccisa si sarebbe cosparso il corpo con dell’ olio lubrificante per motori gettandosi nel rogo che aveva acceso nelle Ford Fiesta dove lui e Maria sono stati trovati. Prima di suicidarsi aveva utilizzato la tanica di benzina, acquistata qualche ora prima al distributore di via Danimarca, per incendiare la piccola utilitaria. Ma non sono state le fiamme ad uccidere Domenico Raco: è stata l’asfissia polmonare causata dall’inalazione del monossido di carbonio. Sono questi i primi ed incompleti risultati dell’ autopsia sui corpi trovati martoriati dei due, rinvenuti il venerdì della scorsa settimana in via di San Pancrazio una stradina sterrata vicino al mare.

L’equipe di Medicina Legale del Policlinico di Tor Vergata ha analizzato questa mattina il cadavere di Domenico Raco e non ha rilevato tracce di violenza.

La morte è sopraggiunta per asfissia. L’ autopsia sul corpo di Maria Corazza verrà effettuata invece lunedì mattina, ma ad un primo esame il cadavere presentava una profonda lacerazione toracica compatibile con la lama di un coltello che i Carabinieri avevano trovato sulla scena del crimine durante il sopralluogo. I risultati di oggi a cui andranno aggiunte le risultanze complete di lunedì fugano ogni dubbio sulla dinamica e sulla matrice del delitto. Domenico in preda ad un delirio omicida ha accoltellato Maria e poi si è suicidato lanciandosi nel rogo della macchina che lui stesso aveva acceso poco prima per bruciare il cadavere di Maria.

“O con me o con nessun altro ” aveva scritto sui social appena due giorni prima di morire Domenico Raco. “Adesso comprendo il significato di quelle parole cosa voleva dire”. La riflessione è di Federica, amica comune. “Il giorno prima mi era venuto a trovare al lavoro – ricorda l’amica – mi ha raccontato che era stato al pronto soccorso dopo essere stato morso da un serpente mostrandomi la ferita. Gli avevo chiesto dove gli fosse capitato ma era stato evasivo. Solo dopo, ripensando alla loro morte, ho capito che forse era stato in quel campo, lungo via di San Pancrazio dove sono stati ritrovati, e che lì sarebbe stato morso“.

Domenico si era recato nel luogo che aveva scelto per nascondere la tanica di benzina, l’olio e forse anche il coltello con cui presumibilmente l’ha uccisa.

L’idea mia era un’altra – scriveva Domenico su Facebook tre giorni prima  di quel venerdì – ma se hai deciso così farò come mi hai detto. Per te faccio tutto quello che vuoi“.

Nelle prime ore dalla scoperta dei corpi si pensò ad un’esecuzione e gli inquirenti ascoltarono a lungo Maurizio Di Natale, convivente della donna e padre della figlia tredicenne, ma questi risultò del tutto estraneo. Tre persone confermarono che nell’orario in cui Maria veniva uccisa e bruciata egli si trovava altrove.

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