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Il sindaco di Rocca di Papa avrebbe voluto sposarsi, prima di morire

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Il Sindaco eroe di Rocca di Papa, dove dieci giorni fa un’esplosione ha causato il crollo di una palazzina, aveva chiesto alla sua compagna di sposarlo quando, trasportato in ospedale, lottava ancora tra la vita e la morte.

Sindaco eroe Rocca di Papa - Leggilo

Un boato fortissimo poi il fumo. Uscivano persone a piedi dal palazzo del Comune con ustioni, non sapevamo se dentro ci fosse ancora qualcuno”. E’ il racconto di Stefano, riportato da Tgcom24, titolare di un bar sulla piazza a pochi metri di distanza dalla sede del Comune di Rocca di Papa dove una violenta esplosione ha semidistrutto una palazzina di tre piani, dieci giorni fa. Sedici persone sono rimaste ferite, di cui tre bambini. I Vigili del fuoco, che temevano una seconda esplosione all’interno della palazzina, hanno interdetto la zona ed evacuato le abitazioni. Quanto ai tre bambini, ricoperti di schegge di vetro e calcinacci, questi si trovavano nel vicino edificio che ospita la scuola per l’infanzia “Centro urbano”. Una bambina di 5 anni è stata portata al Bambino Gesù in codice rosso con un grave trauma cranico ma le sue condizioni sono ora in miglioramento.

Dai primi rilevamenti, come riporta l’Ansa, è emerso che a causare l’esplosione sarebbe stata una fuga di gas, provocata dal danneggiamento di una tubazione da parte di un’azienda terza che stava effettuando rilievi sul sottosuolo davanti al municipio. Non un incendio doloso, quindi, come il caso dell’esplosione a Mirandola. A perdere la vita nell’incidente è stato Emanuele Cristini, il Primo Cittadino di Rocca di Papa, deceduto l’altro ieri all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dopo giorni di agonia. Le sue condizioni si erano aggravate nelle ultime ore ed era ricoverato al centro Grandi Ustioni dell’ospedale. Il Primo cittadino aveva riportato ustioni sul 35% del corpo, in particolare al volto e alle mani. Era stato l’ultimo a lasciare l’edificio dopo l’incidente, preoccupandosi prima di aver fatto evacuare dipendenti, consiglieri e cittadini. Per questo, si parla di lui come un eroe. 

“Emanuele aveva inalato troppo fumo tossico nei suoi polmoni perché invece di scappare via era risalito sopra ai piani più alti per dire a tutti di uscire e mettersi in salvo. Lui era fatto così, pensava sempre agli altri, era buono e generoso. Sulla barella d’ospedale mi ha chiesto di sposarlo”. Dice così Veronica Cetroni, compagna da sette anni di Emanuele. 28 anni, commercialista dei Castelli Romani, ha raccontato al Messaggero gli ultimi istanti felici con l’uomo che amava: Al policlinico di Tor Vergata, mi è passato davanti su una barella. Mi ha stretto la mano e mi ha chiesto: ‘Quando esco di qua, mi vuoi sposare?’ e io, naturalmente, gli ho risposto ‘sì amore’. Pensava ce l’avrebbe fatta”.

Tutti, a Rocca di Papa, eravamo convinti che ce l’avrebbe fatta. Quella maledetta mattina è stato lui a chiamarmi al telefono. ‘Sono al policlinico di Tor Vergata, corri’, mi diceva. Stavo lavorando in studio, all’Eur, sono salita in macchina e ho attraversato mezza città col cuore in gola. Tutti mi bombardavano di chiamate e mentre andavo realizzavo che c’era stata l’esplosione, il Comune sventrato, i feriti”, racconta Veronica. “Ma Emanuele lo avevo sentito al telefono, non pensavo fosse così grave. E con lui ci ho parlato, con i medici e le infermiere scherzava, si è voluto fare anche dei selfie con loro. Lui era sempre allegro, non si arrabbiava mai, mai cupo, pensava sempre al meglio”, prosegue tra le lacrime.

Poi le condizioni sono peggiorate: “L’ho rivisto e ci ho parlato anche quando è stato trasferito nel reparto Grandi Ustionati del Sant’Eugenio. Abbiamo passato tutti questi giorni con i familiari e gli amici, lì fuori ad aspettare che si risvegliasse. Il grado delle ustioni era sceso al secondo, e questo ci faceva ben sperare. Ma aveva respirato troppo fumo e i polmoni, alla fine, non hanno retto”. Emanuele avrebbe compiuto 47 anni lunedì 24 giugno: “Come era premuroso con gli altri lo era anche con me. Adorava le rose che coltivava con attenzione e ogni mattina, insieme con la colazione, me ne portava una. Emanuele era sempre in prima linea, come quella mattina quando non ha esitato a rientrare in Comune offrendo la sua vita per gli altri. Una favola che resta nei cuori di chi lo ha amato. Ora però ci sarà l’autopsia, poi il funerale. Dovevamo festeggiare, invece…”.

Fonte. Ansa, Messaggero, Tgcom24

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