Franco Zeffirelli è deceduto all’età di 96 anni. Ai suoi funerali, un migliaio di persone. Ma il mondo dello spettacolo era quasi del tutto assente. 

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Franco Zeffirelli è deceduto la mattina del 15 giugno nella sua casa a Roma, all’età di 96 anni. Regista, sceneggiatore, scenografo e politico italiano, vincitore di 5 David di Donatello, due nomination all’Oscar e un’infinità di riconoscimenti in tutto il mondo. Tra i più famosi registi italiani al mondo, era dichiaratamente cattolico, omosessuale, politicamente anticomunista e vicino al centro-destra. Militò nelle file di Forza Italia dal 1994 al 2001 e, nonostante il suo orientamento, non apprezzava il movimento gay, in quanto “l’omosessuale non è uno che sculetta e si trucca, ma è una virilità creativa”, dichiarò in un’intervista al Giornale del 2009.

Le esequie, informa l’Ansa, si sono tenute nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore e sono state celebrate dall’Arcivescovo di Firenze, il Cardinale Giuseppe Betori. Presenti un migliaio di persone, mentre circa settemila sono state quelle che si sono recate alla camera ardente per un ultimo saluto all’artista. Il feretro è stato poi trasportato al cimitero delle Porte Sante, dove Zeffirelli è stato sepolto nella tomba di famiglia. C’era Firenze, a salutarlo, e anche l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio al Governo Berlusconi, Giovanni Letta. C’era il Primo Cittadino del capoluogo toscano Dario Nardella, il Presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani,  le gemelle Alice ed Ellen Kessler, il Ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli. Per la Fiorentina, di cui il maestro era un tifoso appassionato, c’erano Joe Barone e Giancarlo Antognoni. C’era l’attore inglese Leonard Whiting, il Romeo del film “Romeo e Giulietta”; l’ex Premier Mario Monti e Vittorio Sgarbi. 

E proprio il critico d’arte ha ricordato come il suo ex compagno di partito sia stato uno straordinario artista, un bastian contrario non allineato a sinistra. E proprio il non essere stato un compagno, bensì un anticomunista, gli è costato l’ostracismo di quel mondo, dai colleghi ai critici fino agli intellettuali radical chic“. In effetti, molte personalità erano assenti. Non c’era gran parte del mondo dello spettacolo e della cultura. Non c’era il Premier Giuseppe Conte. Non c’era Silvio Berlusconi, con cui il regista era amico.

Un’ostilità, quella verso Zeffirelli, di cui il regista ne era ben a conoscenza: Mi odiavano perché ero il solo a essere anticomunista. Mi odiavano perché non mi accodavo. Addirittura perché credo in Dio. Ma l’odio dei comunisti mi ha solo spinto a fare di più e meglio. Anche se l’ho pagato caro. Non solo con pregiudizi e ostracismi di tutti i tipi – non a caso ho svolto la mia carriera soprattutto all’estero”. Sorge spontaneo il parallelismo con un altro artista di fama internazionale che in questi giorni lotta per sopravvivere. Andrea Camilleri è stato colto da un infarto e respira con l’aiuto del respiratore. “Condizioni gravi ma stabili”, hanno riferito i medici, e intanto il mondo dello spettacolo si è stretto attorno allo scrittore per sperare in una ripresa. E se Zeffirelli era anticomunista, Montalbano è antisalviniano: che sia in atto una strumentalizzazione della morte in chiave politica?

Fonte: Ansa, Giornale

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