Andrea Camilleri, il 4 dicembre 2018, venne trovato nella sua abitazione romana sanguinante e con i polsi tagliati. Forse un tentato suicidio. 

Andrea Camilleri suicidio - Leggilo

Andrea Camilleri lotta, in queste ore, tra la vita e la morte. Le sue condizioni, informa l’Ansa, “sono critiche ma stabili“. Lo scrittore, 93 anni, è stato ricoverato all’ospedale Santo Spirito ieri mattina, dopo aver avuto un arresto cardiaco. Poi, il primo bollettino medico rilasciato intorno alle 17.00 informava che “il paziente respirava con l’aiuto dei macchinari” e che le sue condizioni restavano critiche. E mentre il web si divide, tra chi insulta e chi spera in una sua ripresa, di certo Camilleri resta una delle penne più autorevoli del secolo. Piaccia o no, si condividano o no le sue posizioni dichiaratamente anti-salviniane, la sua morte lascerebbe un vuoto immenso nel panorama culturale italiano e mondiale.

I suoi libri fanno fortuna, anche all’estero, e l’ultimo suo romanzo – “Il cuoco dell’Alcyon”, edito da Sellerio – scala le classifiche proprio in queste ore, aggiungendo un altro episodio della fortunata saga con protagonista il commissario più seguito di Italia. “Montalbano morirà quando morirò io”, disse Camilleri tempo fa. Ma il “fratello di Zingaretti” non è l’unico a fare fortuna. Anche “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda”, pubblicato per Bompiani il 29 agosto, ha avuto successo e si è rivelato essere salvifico. In questo caso, Camilleri lascia la maschera e si mostra così com’è, raccontando in prima persona alla pronipote le pochissime cose che ha imparato nella sua vita. Una sorta di summit, una sorta di riassunto o di capitolo finale. Forse Camilleri, da buon scrittore dal buon intuito, sentiva la morte vicina e così ha pensato bene di fare le ultime cose. Laddove per fare le ultime cose s’intende scrivere qualcosa di buono, le ultime buone pagine per chiudere la partita ed uscirne vincente. L’ultima buona carta. E se talvolta chi scrive continua ad essere nostalgico, perché se perdesse la nostalgia non riuscirebbe più a scrivere, chi legge talvolta trova speranza. E’ il caso di un infermiere barese. 

“Quel libro mi ha salvato”

In un’intervista uscita su Vanity Fair in edicola fino al 29 agosto scorso, Camilleri svelò la corrispondenza epistolare che intratteneva con un uomo: “Mi sommergono di email da tutto il mondo, fanno tutti le stesse domande, dalla Francia alla Cina! Però a volte vogliono solo raccontare la loro storia. Per esempio, non molto tempo fa, uno mi ha mandato una lettera in una busta contenente una sua foto, un uomo sui cinquant’anni, con accanto una signora e due ragazzine. E scrisse: ‘Questa è la mia famiglia. Solo ora mi sento di raccontarle quello che mi è successo nel 2001. Mi era caduto il mondo addosso perché avevo scoperto che la persona che amavo mi tradiva. Ero, e sono tuttora, infermiere all’ospedale di Bari. Rubai del veleno e mi portai a casa ampolla e treppiedi per le flebo. Mi misi a letto e infilai l’ago nel braccio. Siccome la cosa sarebbe stata lunga, presi dal comodino un libro che avevo comprato ma non ancora aperto, Il re di Girgenti. Ho staccato l’ago e ho continuato a leggere fino alle cinque di mattina. Tre anni dopo ho incontrato un’altra donna e mi sono sposato. Le devo la vita”.  

Quando penso a quella lettera, mi consolo di tante cose perché penso che, in fondo, tutto quello che ho fatto non è stato inutile”, commentò ancora Camilleri. Ma scavare nel passato dello scrittore che “ha visto e sentito tutto” si trovano anche vecchie ferite. Era il 4 dicembre 2018 e, come ricorda Leggo, dall’abitazione romana di Camilleri, in zona Prati, viene chiamata l’ambulanza con una telefonata al 112. Un’emergenza. Quando i sanitari arrivano sul posto e salgono al quarto piano del palazzo, trovano lo scrittore insanguinato, con una seria ferita sul polso sinistro inferta da una lametta che ha tagliato profondamente. I medici suggeriscono il ricovero ma Camilleri rifiuta. Continuerà le cure a casa, forse per riserbo.

Ma gli interrogativi rimangono. Cosa è successo quel 4 dicembre?
Camilleri in una recente intervista aveva detto: “In questo silenzio che si sta creando dentro di me mi è venuta la voglia di intuire – non di capire perché sarà assai difficile capirla – cosa possa essere l’eternità”. Tutto insomma portava alla tesi di un tentato suicidio, e, forse, una morte voluta avrebbe chiuso perfettamente il cerchio della sua vita. Ma Camilleri non morì. E mentre su quel 4 dicembre resta il mistero, si spera che lo scrittore possa restare ancora un po’ su questa terra.

Chiara Feleppa

Fonte: Ansa, Vanity Fair, Leggo

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