Noa Pothoven si è lasciata morire di fame e di sete, nella sua casa in Olanda. La notizia della morte per eutanasia, diffusa all’inizio, è stata smentita.

Noa suicidio - Leggilo

Noa Pothoven è morta in casa sua lo scorso 2 giugno, ma non per eutanasia, si legge oggi su Agi.

Circa due giorni fa, numerosi e importanti quotidiani italiani – per citarne qualcuno, Il Tempo, o il Corriere, o La Repubblica – riportano questi titoli: “Noa, eutanasia a 17 anni“. Oppure: “Noa, a 17 anni chiede e ottiene di morire”. Noa Pothoven, insomma, aveva riaperto la questione dell’eutanasia, quasi contemporaneamente al caso di Vincent Lambert, che in Francia ha fatto parlare di omicidio di Stato. Non sarebbe questo il caso, però, perchè lo Stato non avrebbe, nel caso della ragazza olandese, offerto supporto né strutture per mettere fine alla vita della ragazza.

L’Olanda ha autorizzato eutanasia su una 17enne? Falso. I media italiani non hanno verificato. L’Olanda aveva rifiutato l’eutanasia a Noa. Lei ha smesso di bere e mangiare e si è lasciata morire a casa, con i familiari consenzienti”. Così, in un Tweet, Marco Cappato – esponente dei radicali e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che da anni si batte per una legge sull’eutanasia in Italia – ha smentito una delle notizie più lette degli ultimi giorni su quotidiani di tutto il mondo. Tutto il mondo, tranne che in Olanda. Perché sulla stampa locale, della morte di Noa per eutanasia non c’è traccia. Ma facciamo un passo indietro.

La ragazza si è lasciata morire domenica, nella sua casa ad Arnhem, dopo anni di sofferenze psichiche originate da alcune violenze sessuali subite a partire dall’età di undici anni. Depressione, anoressia e stress post traumatico: una condizione diventata insostenibile, per lei, tanto da voler morire per mettere fine alla sua vita e ai suoi dolori. Per questo, aveva chiesto più volte di ottenere l’eutanasia – legale in Olanda – ma la clinica a cui si era rivolta l’aveva rifiutata. Noa è stata indirizzata verso psicoterapie e la sua richiesta era stata rinviata al compimento dei 21 anni per una nuova eventuale valutazione dell’eutanasia. Troppo tempo, per lei, e così ha scelto di morire a casa, dopo un post sui social.

Come riporta il De Gelderlander, in un articolo del 1 dicembre 2018, aggiornato il 2 dicembre 2018, si legge infatti che la ragazza aveva provato più volte a fare domanda per ricorrere all’eutanasia, senza mai ottenerla. “La domanda è stata rifiutata perché sono troppo giovane e avrei dovuto prima affrontare un percorso di recupero dal trauma psichico fino ad almeno 21 anni”, ha confermato la ragazza alla stampa e nella sua autobiografia. Lo stesso De Gelderlander, il giorno della notizia della morte, scrive soltanto che Noa, come riportato dalla sorella, è deceduta in un letto nel salotto della sua casa, dopo aver smesso di mangiare e bere da giorni. Stessa notizia riportata dall’Algeemen Dagblad, altro giornale locale: Noa non è morta grazie all’eutanasia, che aveva richiesto più volte, ma inutilmente. Le stesse informazioni vengono riportate su altri quotidiani del paese.

In sostanza, tutti i medici si erano rifiutati di mettere fine alla sua vita e avevano suggerito il ricovero in una clinica psichiatrica per disordini alimentari. Ricoveri che si sono conclusi in modo traumatico e che non l’avevano aiutata a riprendersi. Domenica la sua battaglia è finita. “Ho pensato a lungo se avrei dovuto condividerlo qui”, ha scritto Noa nel suo ultimo post su Instagram. “Vado dritta al punto: entro massimo 10 giorni morirò. Dopo anni di lotte, la lotta è finita. Non ero viva da troppo tempo, sopravvivevo e ora non faccio più neanche quello… Sono seguita, non ho dolore. Sto salutando le persone più importanti della mia vita”.

Fonti: De Gelderlander, Algeemen Dagblad, AGI, Marco Cappato Twitter, Il Tempo, Corriere della Sera, Repubblica

Noa Pothoven, 17 anni, chiede ed ottiene il suicidio assistito in Olanda

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