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Parricidio nel Salento: il padre brucia vivo e lui si cucina un piatto di pasta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:41
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Vittorio Leo, agente immobiliare di 48 anni, ha ucciso suo padre, bruciato vivo, al termine di una lite nella sua casa a Collepasso.

Antonio e Vittorio Leo lite ed omicidio - Leggilo

 

Una vicenda che ricorda a tratti quella di Rossano Calabro, quato accaduto ieri a Collepasso, nel Salento. Un terribile omicido si è consumato tra le mura di casa. La vittima è Antonio Leo, insegnante in pensione di 89 anni, che è stato bruciato vivo da suo figlio Vittorio, agente immobiliare di 48 anni.  Come riferito dall’Adnkronos, quest’ultimo, accusato di omicidio volontario, ha confessato durante l’interrogatorio davanti agli inquirenti di essere stato lui l’autore di questo efferato gesto. L’uomo ha spiegato: “Stavamo litigando come spesso accadeva. Mi ha cacciato via, mi ha detto di andarmene da casa, come era solito dirmi da tempo. Eravamo in cucina dove lui stava preparando il pranzo e aveva un fornello accesso. Avevo in mano una bottiglietta di alcol con la quale mi stavo disinfettando una ferita. Quando mi ha detto così gli ho spruzzato l’alcol addosso. Poi ho visto il fuoco”.

Inutile il tentativo del padre di correre in bagno per raggiungere la doccia e spegnere le fiamme che lo stavano dilaniando. Dopo poco, Antonio è deceduto. Vittorio, come raccontato agli inquirenti alla presenza del suo avvocato Simone Potente, ha staccato telefono ed elettricità dall’appartamento per evitare che qualcuno dall’esterno lo contattasse. Poi ha aperto le finestre “per far andare via il fumo e l’odore acre”, distruggendo la bottiglia di alcool usata per uccidere il padre in quanto gli “ricordava la morte di papà”. Poi, racconta ancora agli inquirenti: “Dopo la morte di mio padre ho prima lavato tutto il pavimento, poi ho cucinato della pasta con del ragù, non perché avessi fame ma per smorzare la tensione che avevo addosso”.

Come riportato dall’Ansa, Vittorio ha fornito la confessione agli investigatori a notte fonda, quando l’uomo, ancora scioccato per quanto accaduto, ha cercato di giustificare la morte di del padre come un incidente. Il motivo che avrebbe scatenato, a suo dire, il raptus omicida sarebbe stato il carattere del padre, decisamente scontroso ed avvezzo a scontri e urla. In particolare, in quel caso, Antonio Leo avrebbe pronunciato frasi decisamente aspre nei confronti di Vittorio, al quale gli avrebbe sempre preferito la sorella che si trova a Roma per lavoro. Stando alla versione del figlio, ciò che il padre gli avrebbe da tempo rinfacciato era il fatto di non essersi laureato in ingegneria per intraprendere, invece, la professione di intermediazione immobiliare online, a suo dire, poco rispettabile.

Fonte: Adnkronos, Ansa

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