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Droga, violenza, omicidio e vilipendio: Oseghale condannato all’ergastolo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:49
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Innocent Oseghale imputato per la morte di Pamela Mastropietro è stato condannato all’ergastolo. Dovrà scontare l’isolamento isolamento diurno per 18 mesi. La decisione è stata presa dalla Corte d’Assise di Macerata presieduta da Roberto Evangelista con il giudice a latere Enrico Pannaggi e sei giudici popolari. La Corte ha emesso sentenza dopo essersi ritirata in Camera di Consiglio. Un’attesa durata cinque ore.

E se, in altre occasioni, come per il processo alla famiglia Ciontoli la lettura della sentenza ha provocato grida di proteste tra amici e familiari della vittima, questa volta il verdetto è stato accolto dagli applausi.

La madre di Pamela, Alessandra Verni, e il padre, Stefano Mastropietro, si sono abbracciati, piangendo. Lacrime e abbracci anche tra parenti e amici che indossano magliette con il volto di Pamela. Il pusher nigeriano, rimasto unico imputato per l’omicidio, era accusato di aver violentato e fatto a pezzi la 18enne romana e di averne sezionato il corpo. Era il 30 gennaio 2018.

Innocent Oseghale ha confessato la distruzione e l’occultamento del cadavere ma ha sempre negato di averla violentata e poi uccisa. Le sue responsabilità si sarebbero “limitate” alla distruzione del corpo e all’abbndono dei resti nel modo spaventoso che sappiamo: in un trolley, al ciglio di una strada. Per questo i legali di Oseghale hanno invano chiesto l’assoluzione per le prime due accuse. Niente da fare: la Corte d’Assise ha accolto la tesi della pubblica accusa, riconoscendo l’aggravante della violenza sessuale.

Alessandra Verni - Leggilo

Il Procuratore Giovanni Giorgio davanti alla Corte di Assise HA affermato: “Oseghale ha strumentalizzato Pamela come un giocattolo: si era ripresa ma era in stato confusionale dovuto alla droga, lui frettolosamente ha soddisfatto le sue voglie sessuali inducendola a un rapporto sessuale non protetto”. Il giudice replicava così alle parole dell’avvocato Umberto Gramenzi. Il difensore aveva affermato che il rapporto sessuale tra Pamela e l’imputato doveva essere ritenuto consapevole e consenziente. A sostegno di questa tesi aveva fatto notare che Pamela dopo l’allontanamento dalla comunità aveva avuto rapporti sessuali con almeno altri due uomini in poche ore. Rapporti consenzienti, secondo le indagini. Ma questa circostanza non è stata ritenuta sufficiente dalla Corte, che ha accolto la tesi del Procuratore. Secondo Giorgio, infatti, è provato che con gli altri uomini la ragazza romana ebbe rapporti protetti. Pamela, infatti, aveva dei preservativi che non usò nel rapporto con il nigeriano. Il dna di Oseghale è stato l’unico ritrovato sui resti di Pamela e riconducibile a un rapporto sessuale.  “Non si capisce perché mai Pamela avrebbe dovuto decidere di avere solo con Oseghale un rapporto non protetto” ha osservato il magistrato.

L’avvocato Marco Valerio Verni, zio della vittima, ha dichiarato: “Pamela ha subito violenza, Pamela si drogava non per vizio ma per la patologia psichiatrica della quale soffriva, voleva scappare ed è stata uccisa”. Lo ha detto . Ricordando alcune intercettazioni tra i nigeriani amici di Oseghale, in cui si diceva che l’imputato aveva offerto la ragazza anche a uno di loro che però aveva rifiutato dicendo che non gli piacevano le ragazze bianche, Verni ha osservato: “Può anche darsi che a Pamela non interessasse sessualmente l’uomo di colore, è strano? – ha sottolineato ribadendo che il rapporto non fu consensuale -. Oppure è politicamente scorretto affermare ciò?”.

“Ci aspettiamo l’ergastolo, e abbiamo fiducia. Le prove sono sufficienti. Pamela è stata violentata, uccisa e martoriata”, aveva detto Verni intervistato dal Carlino. “Se l’imputato dovesse essere condannato a trenta anni credo che la procura farà appello, e anche noi ci attiveremo”. “Noi continuiamo ad avere seri dubbi sui due coindagati. Quando sono stati chiamati a testimoniare, non si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ma è come se lo avessero fatto”, ha dichiarato ancora. Cosa si aspetta la famiglia dalla sentenza? “Sarebbe il primo passo verso qualcosa di più grande. I genitori hanno sempre detto che volevano andare a fondo in tante cose emerse con questa tragedia: la mafia nigeriana, la gestione delle comunità terapeutiche. La condanna sarebbe il primo passo”.

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