Home Casi Selvaggia Lucarelli: “Sì, difendo i Ciontoli perché meritano giustizia”

Selvaggia Lucarelli: “Sì, difendo i Ciontoli perché meritano giustizia”

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Selvaggia Lucarelli ha preso le difese della famiglia Ciontoli, accusata dell’omicidio di Marco Vannini. La sua posizione non è dissimile da quella sostenuta da Roberta Petrelluzzi, ma si discosta di molto dalla linea tenuta da gran parte dell’opinione pubblica. 

Selvaggia Lucarelli difende Ciontoli - Leggilo

Selvaggia Lucarelli torna a dire la sua, questa volta sull’omicidio di Marco Vannini. Una morte che ha molto colpito l’opinione pubblica, in parte indignata per la pena, forse troppo lieve, finora inflitta dai Giudici nei confronti della famiglia Ciontoli, diretti responsabili della scomparsa del giovane. Secondo la giornalista, nei confronti di Antonio Ciontoli, sua moglie Maria Pezzillo, e i figli Martina, Federico, e la fidanzata di quest’ultimo Viola Giorgini, si sarebbe innescato un vero e proprio “odio collettivo”.

Un’opinione che Selvaggia Lucarelli ribadisce in un lungo post pubblicato sulla bacheca del proprio profilo Facebook e in un articolo su Il Fatto Quotidiano. Per la giornalista, infatti, a vivere un dramma non fu soltanto Marina, la mamma di Marco, ma anche la stessa famiglia Ciontoli, la quale si troverebbe in “una tragedia parallela a quella dei genitori del 20enne ucciso” in quanto starebbero vivendo “una condizione di morte sociale non troppo distante dalla morte vera”. I Ciontoli, sostiene la Lucarelli come i legali del reo confesso, “vivono, ma nel disprezzo e nella riprovazione, appestati, nascosti come topi, protagonisti di uno degli accanimenti mediatici più feroci della storia italiana”.

Questa situazione, insomma, non sarebbe giustizia e perciò sottolinea che “se schifare profondamente questo meccanismo è difendere i Ciontoli, allora sì, difendo Ciontoli. Perché meritano di scontare la loro pena, ma non questo esilio penoso, così diverso da qualsiasi cosa che possa anche solo vagamente assomigliare all’ombra di una nuova esistenza”.

Una posizione, quella della giornalista simile a quella che aveva espresso Roberta Petrelluzzi, conduttrice del programma di Rai treUn giorno in pretura”. Quest’ultima, proprio prima della messa in onda di un programma sul caso Ciontoli, aveva scritto questo messaggio su Facebook: “Cara Martina Ciontoli, ti vogliamo far sapere che siamo assolutamente in disaccordo con questo accanimento mediatico che, non si capisce perché, vorrebbe la vostra morte civile. E’ un segno dei miseri tempi che stiamo vivendo, dove l’odio e il rancore prendono il sopravvento su qualsiasi altro sentimento. Ci auguriamo che il nostro lavoro riesca a riportare la tragedia vissuta (perché tragedia è) alle sue reali dimensioni”.

Le idee di quest’ultima e della Lucarelli vanno certamente in direzione contraria a quella sostenuta dalla maggior parte dell’opinione pubblica. Una lotta quasi impari, perchè il processo ai Ciontoli sembra svolgersi più nei social e nei media che in un aula di un Tribunale. Ma è solo un effetto, tanto visibile quanto collaterale, perchè i giudici non hanno tenuto in nessun conto l’odio la riprovazione nei confronti della famiglia Ciontoli. Responsabilità e sentenze sono state, al momento, realtivamente lievi. Per merito dei magistrati, certo. Ma se Antonio Ciontoli e la sua famiglia quella sera commisero un errore nulla esclude che anche dei magistrati possano commettere errori, anche nel giudicare le dinamiche di un incidente e di una morte così assurdi.

Fonti: Il Fatto Quotidiano, Facebook Selvaggia Lucarelli, Un giorno in pretura

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