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La Corte di Cassazione: no al riconoscimento per il figlio di due padri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:24
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Una sconfitta per le coppie omosessuali e una vittoria per chi difende la procreazione naturale. La Cassazione ha detto no al riconoscimento dei figli di coppie gay nati all’estero da madre surrogata.

Cassazione figlio gay - Leggilo

 

Una sentenza della Cassazione ha rifiutato che venga riconosciuto un bambino, figlio di due padri, nato all’estero tramite maternità surrogata. Le coppie gay non possono quindi trascrivere all’anagrafe italiana l’atto di filiazione generalmente riconosciuto in un Paese straniero. La decisione, presa dalle Sezioni Unite, mira a tutelare la gestante e l’istituto dell’adozione e spiega che “non può essere trascritto nei registri dello stato civile italiano il provvedimento di un giudice straniero con cui è stato accertato il rapporto di filiazione tra un minore nato all’estero mediante il ricorso alla maternità surrogata ed un soggetto che non abbia con lo stesso alcun rapporto biologico, il cosiddetto genitore d’intenzione“. 

La Corte ha ritenuto che “il riconoscimento del rapporto di filiazione con l’altro componente della coppia si ponesse in contrasto con il divieto della surrogazione di maternità, ravvisando in tale disposizione un principio di ordine pubblico, posto a tutela della dignità della gestante e dell’istituto dell’adozione”. In proposito, è stato chiarito che la compatibilità con l’ordine pubblico dev’essere valutata alla stregua non solo dei principi fondamentali della Costituzione, ma anche del modo in cui gli stessi hanno trovato attuazione nella legislazione ordinaria, come riportato dall’Agi. C’è la possibilità, ad ogni modo, di attribuire rilievo al rapporto genitoriale, mediante il ricorso ad altri strumenti giuridici, sempre nell’interesse del minore. 

Un risultato che fa esultare i rappresentanti del Congresso Mondiale delle famiglie e che lascia scontenti e amareggiati chi sostiene da sempre le famiglie arcobaleno e le adozioni per coppie gay, come Monica Cirinnà. Una sentenza decisiva che ribadisce il ruolo naturale della donna, “che non è un’incubatrice, così come i bambini non sono merce”, fanno notare i primi. Proprio l’utero in affitto, tra l’altro, è stato argomento chiave del summit di Verona, seguito dalle coppie omosessuali, unioni civili e aborto. “Il verdetto dà ragione alle nostre battaglie e ci dice che non sono vane oltre che rispettose della legalità e della ragione”, dice Toni Brandi, Presidente di “ProVita“. “Non cesseremo di combattere per il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà“. A riportare le reazioni è VaticanNews.

“La sentenza della Cassazione pubblicata oggi, che non consente il riconoscimento alla nascita dei figli di una coppia gay, fa emergere l’urgenza di una legge che riconosca la genitorialità e la adozione per le coppie lesbiche e gay, che tuteli i minori sin dalla nascita”, ha affermato il portavoce dell’associazione GayCenter, Fabrizio Marrazzo.

Da oggi, dopo questa sentenza, il genitore non biologico dovrà richiedere il riconoscimento della propria genitorialità ai Tribunali, a differenza delle coppie eterosessuali dove in casi analoghi il riconoscimento è immediato, dato che per loro viene data dalla legge la possibilità di adottare. Ma… natura docet. 

Fonti: Agi, Vatican News

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