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Interviene la Guardia Costiera: Mare Jonio non riesce salvare gli evasi dalle carceri libiche

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:00
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Due barconi, nel mare. Uno con cento migranti. L’altro con ottanta. La Guardia costiera libica è intervenuta, riportandoli in Libia. E, nel mentre, la Jonio era già pronta a mettersi in mare. Ma stavolta gli entusiasmi sono stati bloccati. 

Migranti soccorsi e portati in Libia - Leggilo

Gli uomini della Guardia Costiera libica hanno intercettato un barcone con a bordo cento migranti, come riportato dal Tg3. La notizia è stata data dalla nave Mare Jonio, della Ong Mediterranea, che ha denunciato il fatto che il barcone, diretto a Lampedusa, sia stato poi dirottato verso la Libia, dove è in corso una guerra civile scoppiata dopo l’offensiva che il generale Haftar sta conducendo contro il Governo di Fayez Serraj. Pertanto, la Jonio – che aveva offerto la propria disponibilità a intervenire nel soccorso – ha denunciato la scelta di trasferire i migranti proprio in Libia, dove sussiste una situazione disastrosa in termini di sicurezza e pericolo.

Ma il centro di coordinamento dei soccorsi italiani ha bloccato l’imbarcazione della Ong – che aveva ricevuto nei giorni scorsi una diffida a partire –  e ha chiarito come si erano già mosse, nel soccorso, le autorità libiche anche nei confronti di un altro barcone con 80 persone a bordo. Secondo Mediterranea, tuttavia,  “l’operato dei libici non può essere certificato visto che, oltre a essere delle milizie il cui compito è quello di riportare persone nelle prigioni, sul piano operativo sono alquanto inaffidabili”. Il capo missione della Jonio, Beppe Caccia, ha parlato di “una grave violazione dei diritti umani” – riferendosi all’azione dei libici –  “dal momento che i migranti verranno ricondotti nelle carceri, e per di più in un paese sull’orlo dell’ennesima guerra civile”. Quello della Libia è infatti considerato un porto non sicuro e il Pese è accusato di violare sistematicamente i diritti umani.

“I diritti umani non sono sacrificabili”, ha ricordato Ilaria Cucchi dal palco del concertone del Primo Maggio, in piazza San Giovanni in Laterano, a Roma. “Stefano è morto come ultimo tra gli ultimi, ma sentirvi significa che la battaglia di tutti questi anni non è stata inutile, forse abbiamo aperto un varco, forse oggi abbiamo dimostrato che non bisogna mai smettere di crederci e di indignarsi, mai cedere al pregiudizio o voltarsi dall’altra parte”. 

Siamo arrivati a un punto tale… in spregio a qualsiasi principio dei diritti umani. Abbiamo passato mesi a sentire campagne di criminalizzazione delle Ong, a sentire che la Libia è un porto sicuro quando lì oggi c’è la guerra civile e non è sicura nemmeno per i libici” ha detto Luca Casarini riguardo alla politica migratoria del Governo.

Magari, quando la Jonio potrà eseguire operazioni di salvataggio in modo stabile e organizzato, potrà pensare di prendere con sé la Cucchi che ormai ha mischiato la vicenda del fratello con politica e e motivi umanitari che, in realtà, c’entrano poco e niente con quanto di sbagliato è accaduto a Stefano Cucchi. Luca Casarini l’aspetterà a braccia aperte.

Fonte: Tg3

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