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Maro Vannini, i legali dei Ciontoli fanno ricorso: “5 anni? Sono troppi”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:35
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Una storia che ha dell’assurdo e che sembra non avere mai fine, tanto più se quello che è evidente agli occhi dell’opinione pubblica viene stravolto in Tribunale. E se è vero che una cosa è la legge giuridica e ben altra cosa è quella morale, è vero anche che non sempre le due parti combaciano. Nel caso di Marco Vannini, l’umanità sembra essere persa. 

Non va crocifisso per un errore“, avevano sostenuto Andrea Miroli e Pietro Messina, legali di Antonio Ciontoli, condannato a 5 anni per omicidio colposo per aver sparato al fidanzato della figlia, il ventenne Marco Vannini, mentre quest’ultimo si trovava nella vasca da bagno a casa dei suoceri, a Ladispoli. Dopo la sentenza d’appello, l’accusa ha presentato un ricorso di Cassazione. I Pm della Procura di Roma sostengono una condanna per omicidio volontario a carico dei Ciontoli, vista la condotta “omissiva e menzognera” che avrebbe provocato al morte del ventenne. Infatti, se anche “le caratteristiche della ferita potevano ritenersi ingannevoli” – i Ciontoli sostengono di non aver percepito la gravità del fatto visto la conformazione della ferita, simile a una bruciatura di sigaretta – “immediatamente dopo, si sono rivelate serie, poi critiche, infine gravi”. Per questo, “la necessità di apprestare rapidi soccorsi si palesava in tutta la sua drammaticità, apparendo, via via, sempre più probabile la realizzazione dell’evento più tragico, come dimostrato dall’evidente peggioramento delle condizioni di salute del Vannini e dalle sue  grida di dolore”, si legge nelle motivazioni del ricorso.

In sostanza, la gravità della situazione era evidente a tutti, ma è stata volontariamente sottovalutata. Infatti, Antonio Ciontoliesplose colposamente un colpo di pistola che attinse Marco Vannini e ha consapevolmente e reiteratamente evitato l’attivazione di immediati soccorsi per evitare conseguenze dannose in ambito lavorativo”. Ma sarebbe stata stata la condotta successiva allo sparo – per i Pm – a provocare la morte del 20enne. L’ultima speranza della famiglia Vannini è la Cassazione per ritornare a processo e rimettere tutto in discussione.

Ma la Procura non è la sola non è la sola ad aver fatto ricorso alla Suprema Corte. Anche la difesa di Ciontoli ha fatto lo stesso, per chiedere l’annullamento della sentenza di secondo grado a carico di Ciontoli, come riportato da Adnkronos. Se era chiara l’intenzione di procedere chiedendo un nuovo processo per scagionare la moglie Maria Pezzillo, la figlia Martina e il figlio Federico, condannati a tre anni per lo stesso capo d’accusa, meno palesata era l’intenzione dei legali di chiedere una revisione della sentenza che grava sul capofamiglia.

Ciontoli, i legali fanno ricorso - Leggilo

Per i legali Andrea Miroli e Pietro Messina si tratta infatti di “una sentenza fortemente viziata, per cui confidiamo sull’annullamento della sentenza d’appello”. La loro strategia è molto chiara: Abbiamo presentato due ricorsi distinti – ha spiegato l’avvocato Pietro Messina, legale della famiglia Ciontoli -. Uno per Antonio Ciontoli, per eliminare l’aggravante della ‘colpa cosciente’ ed ottenere così una riduzione di pena. Il secondo ricorso – spiega – riguarda i famigliari, chiediamo la derubricazione in ‘favoreggiamento personale’, che conseguentemente deve essere dichiarato non punibile, proprio per i rapporti di familiarità, o in subordine la derubricazione in ‘omissione di soccorso’ con una congrua riduzione della pena”.

Se gli tolgono anche questi 5 anni sembrerà come se in quella casa non ci fosse nessuno e mio figlio avesse fatto tutto da solo e loro poverini sono delle vittime dell’accanimento mediatico. Sono stanca di essere presa in giro da tutti loro, si dovrebbero vergognare. Non fanno altro che mancare di rispetto mio figlio“. Così Marina Conti ha commentato il ricorso in Cassazione della famiglia Ciontoli. “Mio figlio si poteva salvare e dentro quella casa hanno mentito tutti, questo è tutto quello che so a quasi 4 anni dalla sua morte. Loro possono dire quello che vogliono poi ci sono le carte processuali che parlano da sole e spero che stavolta i giudici le leggano in modo più approfondito£. Parlando della fidanzata di Marco la mamma dice: ‘Per me lei può fare quello che vuole della sua vita, può lavorare dove vuole, fidanzarsi e metter su famiglia, ma prima deve pagare per quello che ha fatto a mio figlio perché lei era presente. Marco le diceva “scusa Marti’ e io vorrei tanto sapere a cosa si riferiva”.

Valerio Vannini, il papà di Marco, ha dichiarato: “È una vergogna, pensavamo che gli avvocati si appellassero alla Cassazione per i tre familiari, ma non per Antonio Ciontoli. Non sappiamo più cosa dire, davvero”. L’altra sera, la trasmissione “Un giorno in Pretura”, condotta da Roberta Petrelluzzi, ha ripercorso il caso Vannini, sostenendo la linea difensiva nei confronti dei Ciontoli.

 

Fonti: Adnkronos, Fan Page

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