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Nadia Orlando: portata in auto da morta. Il fidanzato attende la sentenza a casa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:45
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La sera del 31 luglio 2017 Nadia Orlando sale nell’auto di Francesco Mazzega, il fidanzato che quella stessa sera divenne il suo carnefice uccidendola a mani nude. L’assassino vagò con il cadavere della giovane donna sul sedile del passeggero, con tanto di cintura di sicurezza allacciata.  

omicidio nadia orlando-leggilo

Non se ne parlerà mai abbastanza di femminicidio, tutela delle donne, e soprattutto tutela giuridica. Il caso di Nadia Orlando, ribattezzato “Il femminicidio di Udine”, è divenuto oggetto della puntata dell’8 aprile 2019 della trasmissione Amore Criminale, in onda su Rai 3. Donne di età e luoghi diversi, ma spesso uccise da chi avrebbe dovuto solo amarle. Padri, mariti, fidanzati violenti e padroni, come nel caso di Fortuna Bellisario, uccisa dal marito con le stampelle che la donna usava per camminare. Nadia Orlando era una splendida ragazza di 21 anni di Vidulis di Dignano, che sfortunatamente si innamorò di Francesco Mazzega, al tempo 35enne conosciuto presso l’azienda protesica in cui entrambi lavoravano, la Lima, con sede a San Daniele del Friuli.

Come spesso accade in questi casi, la coppia agli occhi di amici e parenti era felice e serena; quando erano soli però, Francesco era ossessionato dal controllare Nadia. I due si sono frequentati circa due anni, durante i quali Nadia ha compreso che ciò che Francesco Mazzega provava per lei non era un sentimento sano, e per questo, la ragazza iniziò a pensare di voler chiudere la relazione.

Quella sera del 31 luglio lui passò a prenderla sotto casa dei suoi genitori, si fermarono a parlare in zona del Tagliamento, nei pressi del greto del fiume. Era l’occasione perfetta per poter chiudere la relazione: il discorso, in effetti, venne intrapreso da Nadia; la rabbia di Francesco Mazzega era in crescendo, non accettava il modo in cui era stato trattato due giorni prima alla sagra di Vidulis, davanti alle amiche della fidanzata. La ragazza aveva “disobbedito” partecipando a quella sagra, e l’idea di essere lasciato era inconcepibile. Non sappiamo di preciso cosa sia accaduto in quei momenti; certo è, che Nadia voleva solo porre fine al malessere portato dalla presenza di quell’uomo nella sua vita, quell’uomo che la vita gliel’ha tolta in pochi minuti stringendole le mani al collo.

Francesco vaga per ore con Nadia esanime sul sedile del passeggero; la sua cintura è inutilmente allacciata, non c’era più nessuna vita da dover salvaguardare, come riportato dall’Ansa. Giunto con l’auto fino in Slovenia, forse per fuggire, forse perché nel panico, intorno alle nove di mattina si consegna spontaneamente alla Polstrada di Palmanova: “Temo di aver commesso un omicidio“- dice Mazzega, sostenendo che Nadia sia morta soffocata perché lui cercò di farle abbassare il tono di voce, e non strangolata, come invece svelerà l’autopsia.

L’accusa è di omicidio con l’aggravante per futili motivi. Fu ricoverato in psichiatria per evitare che compisse gesti estremi. Quasi un mese dopo l’omicidio, stava per essere trasferito nel carcere di Pordenone, ma il Tribunale di riesame di Trieste concede la scarcerazione: è confinato ai domiciliari a casa dei suoi, nell’abitazione di Muzzana, in attesa del verdetto definitivo. Mazzega non è ritenuto pericoloso e non sussisterebbe il rischio di reiterazione del reato, come riportato da Adnkronos.

Il 37enne  è stato condannato con giudizio di primo grado a 30 anni di carcere l’11 luglio 2018, quasi 20 giorni dopo il primo anniversario della morte di Nadia, su richiesta avanzata dal Pm Letizia Puppa. Il padre di Nadia, Andrea, disse commosso: “Manca la parte principale, manca Nadia“. Una famiglia straziata, profondamente indignata dalla lettera che l’assassino della figlia destinò a tutti loro. Ora, a due anni dall’omicidio di Nadia, la difesa prova a richiedere delle attenuanti per il comportamento processuale ed il vizio parziale di mente: “Derubricazione in omicidio preterintenzionale“. Si attende il processo di secondo grado a carico di Mazzega. Si spera che la pena comminata non subisca attenuanti, perché è stata spezzata una vita, e chi ha commesso questo truce gesto merita l’oblio. Nadia, invece, merita la luce, ovunque lei sia.

Fonti: Amore Criminale, Ansa, Adnkronos

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