Home Cronaca Migrante muore carbonizzato, Laura Boldrini: “La sicurezza è un diritto di tutti”

Migrante muore carbonizzato, Laura Boldrini: “La sicurezza è un diritto di tutti”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:06
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I migranti hanno bisogno di mezzi per mettersi in sicurezza”, sostenne qualche tempo fa l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini. E mentre Salvini pensa agli sgomberi delle baraccopoli, luogo ormai di criminalità e di spaccio, un gambiano è stato ritrovato carbonizzato. 

migrante carbonizzato - Leggilo

Un 26enne di nazionalità gambiana è stato trovato completamente carbonizzato in un ghetto abusivo di Borgo Mezzanone, al confine tra Foggia e Manfredonia, dopo un rogo scoppiato nella notte tra giovedì e venerdì. La baraccopoli pugliese, costruita sulla pista di un vecchio aeroporto, accoglie da tempo braccianti ed extracomunitari ed è sede di degrado e illegalità, così come i campi nomadi della Capitale. Condizioni igienico-sanitarie scarse e del tutto assenti, la baracca era costituita prevalentemente da lamiere e legno, come riportato da Agensir. Per questo l’incendio, divampato probabilmente in seguito ad un corso circuito, ha distrutto in brevissimo tempo gli accampamenti.

La zona, già nella seconda metà di febbraio, è stata oggetto di una demolizione programmata, anche con l’aiuto delle ruspe. Numerosi immobili abusivi, utilizzati per attività illecite, sono stati rasi al suolo, con lo scopo sia di svuotare progressivamente la baraccopoli, sia di tenere a freno e ridurre la criminalità che da tempo dilagava nel ghetto, con giri di droga e prostituzione. Ad esempio, uno dei migranti coinvolti nell’omicidio di Desirèe Mariottini, la sedicenne violentata e uccisa dal branco nel quartiere romano di San Lorenzo, venne ritrovato proprio a Borgo Mezzanone. Il suo nome era Yousif Salia e, secondo le cronache anche lui era originario del Gambia. Secondo fonti investigative, fu trovato in possesso di circa dieci chili di marijuana, ritrovati nella baracca all’interno dell’insediamento abusivo che circondava il Cara – Centro per i richiedenti asilo.  L’uomo, 30enne, aveva un permesso di soggiorno per motivi umanitari rilasciato dalla questura di Napoli nel 2012 e scaduto a gennaio del 2014

Fino al poco tempo fa nella baraccopoli vivevano circa 2mila braccianti extracomunitari, in genere impiegati nelle aziende agricole dell’area, molti dei quali senza documenti. Soprattutto nigeriani, gambiani e senegalesi.

Quanto al 26enne gambiano rimasto vittima dell’incendio, anche lui era irregolare da qualche mese e la sua richiesta di asilo non era stata accolta. Fino a poco tempo fa era ospite del Cara e si era poi trasferito nel ghetto. Nei prossimi giorni sarà effettuata l’autopsia sui resti del cadavere, mentre sono in corso le indagini degli inquirenti per verificare le modalità del rogo. Si ipotizza che il ragazzo sia stato colto nel sonno, ma al momento ogni ipotesi resta dubbia ed è impossibile, per ora, identificarlo.

Intanto, ci si chiede se la protezione che si tenta di dare agli immigrati, così come vorrebbe l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini, garantisca davvero la vita umana e la sopravvivenza. Il ghetto ha registrato spesso incendi, risse, accoltellamenti. A novembre dell’anno scorso, un altro immigrato era morto a causa di alcune ustioni dopo un incendio. Una situazione da tenere sotto controllo e da sgomberare per ridurre criminalità, morte e illegalità. Per questo, il Vice premier Matteo Salvini ha annunciato entro l’anno la chiusura dei centri di accoglienza per i richiedenti asilo di Bari e di Borgo Mezzanone. Anche se, per Laura Boldrini, tutti hanno diritto di essere messi in sicurezza. Anche se, ospiti nel nostro Paese, portano avanti giri clandestini e di criminalità.

Fonti: Agensir, Agenzia Vista

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