Claudio, senza tetto, muore in strada. Nessun sindaco vuole pagare la sua lapide

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Bologna. Un uomo ha atteso 18 giorni prima di ottenere una sepoltura. Per quasi 20 giorni, la sua salma è rimasta in una cella frigorifera.

Bologna uomo attende 18 giorni per sepoltura - Leggilo

Non si sta in pace neanche dopo la morte. Claudio Mazzucchi è deceduto l’11 marzo a causa di una malattia che non gli ha lasciato scampo. Aveva 6o anni ma ne dimostrava tanti di più a causa della vita per stradam sempre insieme alla moglie Daniela, una donna disabile. La scorsa estate dal Comune di Monterenzio sull’Appennino, si erano recati  nel centro di Bologna avrebbero potuto contare sulla generosità dei passanti e dei turisti. Così, con mezzi di fortuna era “sceso” da Monterenzio, come riportato da Sky Tg 24.

Era come se nessuno li vedesse – spiega Enrico Paolo Raia, presidente dell’associazione di volontariato Andromedaloro due, lui in carrozzina perché disabile e lei sempre al suo fianco. Anzi, erano tre perché c’era anche un piccolo e simpaticissimo barboncino. Noi volontari li abbiamo visti per la prima volta l’estate scorsa: facevano la questua vicino Piazza Maggiore e si rifugiavano sotto il portico della farmacia centrale. Li abbiamo aiutati come possibile, anche affezionandoci a loro. Ci siamo mossi con i servizi sociali, ma fra i Comuni di Bologna e Monterenzio c’è stato una sorta si “scaricabarile” e solo dopo diversi mesi, quando ormai era arrivato il freddo, siamo riusciti a fare ospitare entrambi nel dormitorio di via dello Scalo. Ma l’11 marzo Claudio è stato male e non ce l’ha fatta“.

Due amministrazioni di Sinistra e Centro Sinistra, a Bologna a Monterenzio, amministrate dai Sindaci Valerio Merola a PierDante Spadoni con il PD in prima linea a strapparsi le vesti per ogni tweet di Salvini sui migranti, non riescono a dare una degna sepoltura ad un italiano chiamato Claudio.

Pubblicato da Pierdante Spadoni su Venerdì 28 luglio 2017

Dopo la morte la salma ha attesto ben 18 giorni nella cella frigorifera prima di essere sepolto al cimitero Certosa di Bologna in attesa di qualcuno che si facesse carico delle esequie. Il funerale è stato celebrato il 29 marzo, ma nessuno è stato informato della cerimonia tanto che l’associazione Andromeda ha espresso rammarico per non aver potuto partecipare. “La cosa ci sconcerta. Possibile che una persona già sfortunata nella vita debba soffrire anche nella morte?” dice ancora Raia.

Al momento della sepoltura avviene un altro fatto increscioso. Nel cimitero Certosa “il povero Claudio e stato sepolto in terra e sopra è stato posto un tubo di ferro con una targa contenente tre numeri – racconta ancora Raia – Non una foto, non un nome, non una data, non un simbolo anche religioso. Abbiamo chiesto ad alcuni impiegati del cimitero e ci è stato risposto che questo era quanto previsto dal Comune di Monterenzio, nulla di più. Daniela ci ha chiesto di poter portare un fiore sulla tomba del marito, ma noi non abbiamo il coraggio di portarla a una lapide senza neppure un nome scritto sopra“.

Enrico Paolo Raia continua un racconto struggente, come riportato da Fan Page: “Come associazione di volontariato abbiamo deciso di farci carico noi dei costi della targa che faremo fare e della foto. Se qualcuno volesse partecipare sarebbe ben gradito. In fondo si tratta di un migliaio di euro. Con la vedova di Claudio stiamo prendendo tempo per evitare di dare ad una persona già sofferente, un ulteriore dolore. Siamo andati a trovarla nel dormitorio in via dello Scalo e lei, poveretta, fa quello che può. Una stanzetta al piano terra dove c’è una poltrona per dormire, alcune masserizie, una radiolina e tanto sporco. Il cagnolino anche lui vive il disagio della padrona. Una bagno unico comune per i circa 20 utenti della struttura…doveva essere una sistemazione temporanea e speriamo che presto possa venire fuori una sistemazione più adeguata.

Pubblicato da Virginio Merola su Mercoledì 27 febbraio 2019

 

Fonti: Facebook Virginio Merola, FanPage, Facebook Pierdante Spadoni, Sky Tg 24.

 

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