Home Cronaca Carcere a vita per Fausta Bonino, l’infermiera che ha ucciso 10 pazienti

Carcere a vita per Fausta Bonino, l’infermiera che ha ucciso 10 pazienti

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Era stata accusata di aver provocato la morte di 10 pazienti, iniettando eparina, sostanza letale. Per questo, dovrà tornare in carcere, con una condanna all’ergastolo. 

Fausta Bonino, infermiera di professione originaria di Piombino, è stata condannata all’ergastolo, come era accaduto a Laura Taroni. Dopo ben 5 ore di camera di consiglio, il Giudice Marco Sacquegna ha emesso sentenza, chiudendo il processo con rito abbreviato. Ergastolo, questa la condanna della donna che sconterà il resto della sua vita in carcere. “Io non ho fatto nulla, non è giusto”, ha detto in aula dopo aver ascoltato la sentenza di condanna. Poi è scoppiata in lacrime, disperata, sorretta dal marito che era con lei.

L’imputata era stata accusata di omicidio volontario plurimo per i decessi di ben 10 pazienti nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Piombino, fra il 2014 e il 2015, come riportato dall’Ansa. La Bonino venne arrestata il 30 marzo del 2016 dal Nas dei Carabinieri, in ordinanza del Gip di Livorno, con accusa di aver provocato la morte di 13 pazienti, poi saliti a 14 e infine ridotti a dieci. I decessi erano avvenuti per emorragie letali e improvvise che, secondo gli inquirenti, sarebbero da riportare alla somministrazione di dosi di eparina, un anticoagulante che non risultava prescritto da nessuno dei medici.

Le indagini del Pm Marco Mannucci avevano considerato Bonino responsabile indiscussa degli omicidi, anche grazie ad alcune circostanze concordanti che facevano propendere sulla responsabilità dell’infermiera: iniezioni di eparina, presenza della Bonino in reparto e morti avvenute poco dopo la somministrazione del farmaco. Tuttavia, il 20 aprile 2016, dopo nemmeno un mese di carcere, la donna venne scarcerata dal Tribunale del riesame e tornò libera. Nel giugno 2018 la Procura di Livorno ha chiuso le indagini attribuendo alla Bonino dieci decessi, mentre per i rimanenti tre venne indagato Michele Casalis, 52 anni, primario del reparto, per non aver vigilato adeguatamente sul personale alle sue dipendenze; ma il 18 gennaio scorso venne rinviato a giudizio, come riportato da Il Corriere della Sera.

Cesarina Barghini, l’avvocato difensore della donna, ha sempre asserito l’impossibilità tecnica del coinvolgimento dell’infermiera nei decessi e ne aveva chiesto l’assoluzione in quanto, per l’imputata, il “fatto non sussiste e non ci sono le modalità per procedere”. Il legale ha detto: “Ci ha sorpreso molto il frazionamento dei casi, faremo appello sicuramente”. Ma, per ora, la donna dovrà fare ritorno in carcere.

Fonti: Ansa, Il Corriere della Sera

 

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