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Incendio di Notre-Dame, si è salvata la Corona di spine

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La Cattedrale di Notre-Dame è ferita, ma non è morta. Qualcosa è andato distrutto, il tetto è crollato e l’antica guglia è caduta disastrosamente al suolo. Ma qualcosa si è salvato. 

Notre Dame, la Corona di Spine di Gesù si è salvata - Leggilo

Secondo il critico d’arte Vittorio Sgarbi, l’incendio che ha semi distrutto la Cattedrale Notre-Dame de Paris ha tolto al mondo intero poco quanto niente. Invece, qualcosa di valore c’era, oltre al significato simbolico che l’opera d’arte incarnava in tutto il mondo e in particolar modo in Occidente. Le fiamme, causate quasi sicuramente da un incidentee facilitato alle impalcature per dei lavori di ristrutturazione, si sono propagate dall’alto del tetto, che ha cominciato a bruciare. Andato distrutto il transetto, dove poggiava l’antica guglia –  la punta della Capitale , dopo la Torre Eiffel – che si ergeva a quasi 100 metri da terra. E’ caduta definitivamente dopo quasi un’ora di resistenza alle fiamme.

Sulla volta centrale si intravedono ora delle voragini, mentre i rilievi in marmo appaiono scuriti dal fumo. Brilla, in fondo all’abside, la croce dell’Altare maggiore rimasto miracolosamente intatto. Mentre a terra, pezzi di legno bruciati. Intatte anche la parte frontale della Cattedrale, i due campanili che sporgono sulla piazza. Ma è solo apparenza. All’interno e poco più avanti, non resta più nulla se non l’ossatura della struttura che permetterà i lavori di ricostruzione per i quali sono state già avviate raccolte fondi.

Internamente, alcune reliquie preziose come “La corona di spine” di Cristo sono rimaste intatte. Conservata all’interno di un contenitore di vetro e oro fatto realizzare da Napoleone, la Corona di spine di Notre-Dame viene generalmente esposta ai fedeli nei venerdì di Quaresima. Nulla si sa, invece, dei rosoni colorati ma sembra, riferiscono fonti locali, che la grande vetrata colorata posta sulla facciata settentrionale non sia stata toccata dalle fiamme. Per la valutazione dei danni interi sono cruciali le prossime ore. Intanto, si cerca di mettere in sicurezza quello che è rimasto per evitare un crollo definitivo delle parti mutilate. “L’incendio è spento, ma la stabilità della cattedrale di Notre-Dame e la profondità strutturale del danno sono ancora incerti”, ha detto il segretario di Stato francese all’Interno, Laurent Nunez.

Andò forse peggio alla Cappella della Sindone, posta tra la Cattedrale torinese e Palazzo Reale, a Torino, che 22 anni fa, nella notte tra l’11 e il 12 aprile del 1997, poco prima di mezzanotte, prese fuoco. Anche in quel caso erano in corso lavori di restauro ma molte opere andarono distrutte dalle fiamme che si propagarono al torrione nord-ovest del palazzo. Si salvò la Sindone, il Telo che secondo la tradizione cristiana ha avvolto il corpo di Gesù dopo la morte. Quest’ultima, infatti, era stata provvisoriamente trasferita dietro all’altare maggiore, protetta in una teca di cristallo antiproiettile e antisfondamento appositamente costruita. Non c’erano rischi per la Sindone, eppure si decise di rompere la copertura di cristallo per trasferire la Sindone nel palazzo arcivescovile. Ci vollero 21 anni di restauro per ricostruire la Cappella del Guarini. Chissà quanti ce ne vorranno prima che Notre-Dame torni a splendere.

Chiara Feleppa

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