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Il papà del Carabiniere ucciso: “La sera ha voluto darmi un bacio. Sentiva qualcosa”

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Il maresciallo Vincenzo Di Gennaro è deceduto sabato mattina in seguito ad una raffica di proiettili sparati dal pregiudicato Giuseppe Papantuono. Suo padre ricorda il loro ultimo incontro, mentre la sua compagna ha visto rompersi in un attimo i loro progetti per una vita insieme.

Luigi di Gennaro papà del Carabiniere ucciso - Leggilo

“Oggi cercherei di dissuaderlo dall’arruolarsi, ma era lui che lo voleva con tutto il cuore e l’anima. Io lo mettevo in guardia, ma lui mi rassicurava: papà, a Cagnano non succede niente, stai tranquillo. Invece è uscito un pazzo”. Sono queste le parole strazianti di Luigi Di Gennaro, papà di Vicenzo, il maresciallo maggiore dei carabinieri che ha perso la vittima sabato scorso, rimanendo ferito letalmente dai proiettili sparati da Giuseppe Papantuono, un pregiudicato 64enne. Era in servizio con un collega per le strade di Cagnano Varano, nel Foggiano. La sera prima padre e figlio – rimasti soli dopo la morte della madre – si erano salutati. Un bacio, poi la morte. “Il giorno prima aveva voluto salutarmi con un bacio. Sentiva che quella di sabato era una mattina strana, così Vincenzo mi ha detto: papà, vieni qua che ti do un bacio. Poi è uscito per andare in caserma e l’ho rivisto all’obitorio”, ricorda l’uomo. Un attacco contro l’intera Arma dei Carabinieri, degli spari che sarebbero potuti capitare a chiunque e invece quel chiunque era Vincenzo.

“Non gli era mai successo nulla. Al primo pericolo, ha perso la vita: È un eroe italiano. Come il suo collega, ferito, che ha guidato la macchina all’impazzata. Non vedo l’ora di parlarci per sapere come è morto mio figlio”, continua Luigi. I due avrebbero dovuto passare insieme la domenica delle Palme, avevano programmato un weekend per prendere un po’ di meritato relax. E invece, si sono incontrati in obitorio.

Ora, nell’appartamento al primo piano di San Severo, ci sono i familiari di Vincenzo Di Gennaro, che mantengono una calma e una compostezza difficile da pensare. Un silenzio forse in segno di rispetto, e un dolore che dilaga tra papà Luigi, la sorella Lucia e la compagna Stefania Gualano. “Vincenzo sorrideva sempre, sia nelle difficoltà sia nella vita. Bisogna  andare sempre avanti, mi diceva. C’erano i momenti in cui era giù di morale, affranto, però diceva di non mollare mai perché la vita continua.  Avevamo costruito una casa e stavamo progettando il matrimonio. Però già da qualche mese convivevamo e ci volevamo molto bene”, racconta la donna seduta accanto a Luigi, che continua a ripetere, senza interruzione: “Me lo hanno ucciso. Quei delinquenti me lo hanno ammazzato”.

Vincenzo Di Gennaro amava la sua divisa. Lo descrivono come un vero servitore dello Stato, con profondo rispetto della sua uniforme. Era credente, molto cattolico. Lucia, la sorella di Vincenzo, non se la sente di parlare e accoglie parenti ed amici che affollano la casa. Ha fatto visita anche il comandante della Legione Carabinieri Puglia, Alfonso Manzo. Lo ricorda come un grande carabiniere anche il comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Marco Aquilio. “Era un bravissimo maresciallo che sapeva  fare il carabiniere a tutto tondo: disponibile  nei confronti della popolazione più debole e determinato con i criminali. Ha trascorso gran parte della sua carriera in Calabria. Dieci anni fa è arrivato in provincia di Foggia. Sicuramente a breve sarebbe diventato comandante di stazione”.

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