Home Casi “Le maestre di Giuseppe capirono subito che il bimbo ucciso di botte...

“Le maestre di Giuseppe capirono subito che il bimbo ucciso di botte era lui”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:23
CONDIVIDI

Le insegnanti di Noemy e Giuseppe Dorice avrebbero saputo della reale situazione di disagio in cui vivevano i due fratellini. Ma nessuno avrebbe mai denunciato lo stato in cui i due si presentavano a scuola, spesso con lividi e segni. 

Cardito, le maestre sapevano delle violenze - Leggilo

E’ scattata ieri l’ordinanza di arresto per Valentina Casa, la mamma del piccolo Giuseppe Dorice, massacrato di botte insieme alla sua sorellina più piccola, Noemy. A picchiare entrambi, fino a lasciare senza vita il primo, è stato Tony Essobti Badre, compagno della madre, in carcere dopo aver confessato quanto accaduto in quella casa di Cardito. La madre del piccolo è stata arrestata in quanto non sarebbe stata sotto choc, al momento del pestaggio, ma anzi sarebbe stata complice per coprire il massacro del suo convivente. Nell’ordinanza del Giudice la donna viene descritta come assolutamente responsabile di quanto accaduto, per non aver mai denunciato le violenze che si ripetevano con frequenza tra le mura domestiche.

Ma la responsabilità non sarebbe soltanto la sua. Nell’ordinanza. infatti, si legge di un episodio risalente al gennaio 2019 quando Noemy sarebbe arrivata a scuola con una medicazione sull’orecchio fatta in casa e a scuola aveva mostrato la ferita più volte, come a chiedere aiuto. “Il mio patrigno mi ha punito, ho fatto la monella”, avrebbe raccontato alle maestre. Una vicenda segnalata alla dirigente con una nota del 18 gennaio 2019. Ma già altre volte Noemy era arrivata a scuola con diverse ferite: una volta le labbra gonfie, un’altra volta dei segni sul volto. Lividi ed echimosi che la bimba talvolta nascondeva con delle scuse, altre confessava scoppiando a piangere. La bambina andava a scuola in evidente stato di trascuratezza , senza essere lavata e con i vestiti makeodoranti.

Ma non ci fu nessuna denuncia. Il comportamento delle maestre di Giuseppe, invece, emerge dalle intercettazioni dalla sala d’aspetto del commissariato di Afragola, come riportato da Il Corriere della Sera. Le insegnanti si sono prima comportate con indifferenza e poi hanno finto di non sapere nulla. Il pomeriggio del 27 gennaio, poco dopo la morte di Giuseppe, comincia un giro di telefonate tra le maestre. Anche se il nome del bimbo non era ancora noto, loro avevano intuito. Giuseppe arrivava spesso in classe con il volto gonfio perché il convivente della madre lo “ammazzava di palate”. Mai si sono rivolte alle Forze dell’ordine ma ora si sono accordate per mantenere una linea di difesa comune: i bambini avevano detto di essere caduti; loro ci avevano creduto.

“Io faccio la faccia di cazzo”, dice una nella sala d’aspetto del commissariato di Afragola, convocata dalla Polizia. “Frenetici ed ignobili tentativi di reciproca copertura”, si legge nell’ordinanza. Emerge dalle intercettazioni la paura di rimanere coinvolti in una indagine. “Mesi di silenzio e, dopo la sua morte, solo l’insistita ricerca di impunità”, scrive il Giudice nei confronti delle maestre di Giuseppe. Quelle di Noemy, invece, qualche senso di colpa l’avevano avuto.

Fonte: Il Corriere della Sera

La completezza dell'Informazione è nell'interesse di tutti. Per questo ti chiediamo di suggerire integrazioni o modifiche e di segnalare eventuali inesattezze o errori in questo o in altri articoli di Leggilo.Org scrivendoci al seguente indirizzo: [email protected]

Se hai idee diverse dalle nostre puoi contribuire ai contenuti di questa pagina scrivendo per 'ControLeggilo' una rubrica dedicata alle tue opinioni. I contributi migliori saranno pubblicati. Scrivici al seguente indirizzo: [email protected]