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Le figlie morte nell’armadio, per vent’anni: tutte di padri diversi

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Bernadette Quirk è morta a febbraio scorso, all’età di 64 anni. La donna avvolse le figlie nate morte in un vecchio giornale e le nascose nell’armadio, in camera da letto, per 20 anni. Fra due settimane uscirà il romanzo della figlia, Joanne Lee.

Nascose i corpi delle figlie morte nell'armadio - Leggilo.org

La sua storia aveva sconvolto il Regno Unito. Bernadette Quirk, la donna inglese che aveva nascosto i corpi delle sue figlie morte nel suo armadio vicino al letto, per 20 anni, è deceduta questo febbraio all’età di 64 anni. I resti delle neonate, nate tra il 1985 e il 1995, vennero trovati nel 2009 dalla figlia di Bernadette, Joanne Lee. Quest’ultima, all’inizio, la aiutò a seppellire i corpicini privi di vita, ma poi, presa dai sensi di colpa, contattò la polizia.

Le bimbe erano figlie di padri diversi, nate probabilmente in un periodo difficile di Bernadette. La donna, originaria di Saint Helens, nel Merseyside,  dopo un matrimonio finito male negli anni 80, condusse una vita sregolata: “beveva e andava a letto tutti i giorni con un uomo diverso”, sostiene la Polizia. Il Procuratore Anya Horwood ha raccontato di come la Quirk fosse caduta, all’improvviso, in uno stile di vita disfunzionale e caotico: “L’alcolismo dell’imputata ha compromesso significativamente la sua capacità di prendersi cura delle sue figlie, della famiglia e di se stessa. Ha avuto molte relazioni sessuali durante questo periodo”, si legge negli atti.

La figlia, Joanne Lee – oggi 47 anni, madre di tre figli e nonna di 4 piccoli – ha scritto un romanzo, “Silent Sisters”, che verrà pubblicato il 18 aprile. Nel libro ha voluto raccontare la sua storia, come Catia, che ha racchiuso la sua lotta al tumore nelle pagine. Nel 1998 Joanne aveva 26 anni. Fu Cath, sua sorella minore, a rivelarle di aver visto la madre mettere dei resti di neonato nell’armadio. “Li aveva tutti messi in dei giornali e stracci in un contenitore di plastica con un deodorante per ambienti”, ricorda oggi. “Sapevo che stavo sbagliando e che avrei potuto andare in prigione, ma ho pensato a mio figlio, John, morto anche lui. Mi dispiaceva per mia madre e in fondo mi ha insegnato tanto”, dice ancora la donna che non ha mai dimenticato il suo buio passato.

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