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Nicolò muore per una banale influenza, i genitori accusano il medico di base

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:40
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Nicolò è morto il 9 marzo scorso dopo aver assunto un antibiotico, che gli avrebbe causato uno choc anafilattico. I genitori vogliono la verità.

Nicolò è morto per un antibiotico, genitori vogliono la verità - leggilo

Veder morire un figlio dopo aver chiesto aiuto e non averlo ricevuto – o non averlo ricevuto adeguatamente –  è un’esperienza tra le più insopportabili per i famigliari delle persone scomparse. Nicolò è morto per uno choc anafilattico e ancora si deve fare luce sulle cause.

I familiari di Nicolò Daversa, un ragazzo di Falconara, di 27 anni, chiedono giustizia per la morte del figlio e che sia fatta luce sulle cause della morte. Lo scorso 9 marzo Nicolò aveva perso la vita all’Ospedale di Jesi. Il ragazzo sarebbe stato portato in gravi condizioni dopo l’assunzione di un antibiotico il 7 marzo, il farmaco gli aveva causato uno choc anafilattico mentre si trovava ad Ancona a casa della fidanzata. Nessuna speranza per il giovane, che a seguito dello choc anafilattico è stato portato d’urgenza in codice rosso all’ospedale, come riportato da Il Resto del Carlino.

Era stata una banale influenza a scatenare il disastro: tonsille gonfie e un’infezione alla gola. Il medico gli aveva prescritto per via endovenosa un nuovo farmaco, un antibiotico di recente produzione.

Fatale è stata l’iniezione intramuscolo. Il ragazzo era allergico ai principi attivi dell’antibiotico, senza saperlo. Si è sentito male sotto gli occhi della fidanzata, Antonella, con cui era andato a vivere da qualche tempo ad Ancona. Volevano un futuro insieme. Lui, un diploma da grafico pubblicitario in tasca, dopo qualche lavoro saltuario aveva trovato un lavoro stabile: magazziniere al supermercato Oasi della Baraccola.

Quel giorno è arrivata al 118 una richiesta d’aiuto. Quando i paramedici sono giunti nell’abitazione il ragazzo non respirava più. Era in arresto cardiocircolatorio. I soccorritori sono riusciti a fargli ripartire il cuore, con 40 minuti di massaggio cardiaco e intensa terapia farmacologica. Dopo c’è stata la corsa al pronto soccorso di Torrette dove i medici hanno deciso il ricovero in terapia intensiva all’ospedale di Jesi. Ma dopo qualche ora Nicolò non si è arreso. Le esequie nelle parrocchia di Sant’Antonio sono state strazianti: erano in centiinaia attorno a papà Antonio, finanziere, mamma Antonella e alla nonna Ilde. E c’era Giulia, la sorella, che consolava i genitori. E stata lei a rivolgerle un saluto:

«Ciao amico mio, è stato un onore averti al fianco. La tua bontà mi ha sempre confortato. Io e te insieme eravamo imbattibili, come pensavi fosse la tua adorata Anconitana che mi portavi a vedere allo stadio. Ho sempre preso le tue difese, specialmente nell’ultimo periodo difficile. Adesso so che ci sarai tu accanto a noi, a sostenerci nel dolore. Sarai il mio angelo più bello, sono fiera di te».

Oggi, un mese dopo il tragico evento Antonio, il padre è disperato per la prematura morte del figlio e dichiara “Il nostro obiettivo ora è capire se ci sia stata o meno negligenza da parte del nostro medico di base nel prescrivere un antibiotico così potente. Nicolò non aveva mai assunto quel farmaco e il medico glielo ha prescritto senza una visita. La ricetta medica, fra le altre cose, è stata intestata a nome mio, Antonio Daversa. Al di là di questo, ciò che veramente vogliamo è che si faccia luce su quanto accaduto e specialmente sul farmaco iniettato a mio figlio, perché i casi di decesso legati all’assunzione in Italia di questo farmaco sono innumerevoli. Ad esempio, oltre a Nicolò sono morti un signore di Cassino e un 47enne deceduto in Calabria nel 2016.”

I genitori si sono rivolti al medico di base. Secondo i familiari, Nicolò non sarebbe stato visitato dal medico, che gli ha prescritto il Fidato. I genitori hanno presentato un esposto il 19 marzo in Procura e il pm Andra Laurino ha aperto il fascicolo per omicidio colposo, indagando il medico, come riportato da Il Messaggero.

I genitori di Nicolò si sono affidati allo Studio 3A-Valore Spa, un’agenzia di tutela. Ora vogliono la verità sulla morte del figlio, deceduto per l’assunzione di un antibiotico per curare un banale mal di gola. Dichiarano “Chiediamo al Ministero della Salute di agire e sottoporre quel farmaco ad analisi specifiche e di controllo per escluderne la nocività. Il nostro obiettivo è quello di scongiurare altre tragedie, perché la morte di Nicolò non sia stata vana e possa servire per salvare altre vite.”

Pubblicato da Antonella Bartozzi su Lunedì 11 marzo 2019

Fonti: Il Resto del Carlino, Il Messaggero, Facebook Antonella Bartozzi

 

 

 

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