Home Cronaca Pamela non entrava nella valigia, Oseghale spiega perché l’ha fatta a pezzi

Pamela non entrava nella valigia, Oseghale spiega perché l’ha fatta a pezzi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:27
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Si è svolta davanti alla Corte d’Assise di Macerata l’udienza per l’omicidio di Pamela Mastropietro, il cui imputato – il nigeriano Innocent Oseghale – continua a dirsi reo di averla fatta a pezzi ma non di averla uccisa. 

Innocent Oseghale perchè ho tagliato Pamela - Leggilo

Felpa e scarpe sportive, assistito dal suo avvocato Simone Matraxia e con l’aiuto di un interprete, Innocent Oseghale ha parlato liberamente per circa 20 minuti davanti alla Corte d’Assise di Macerata, ieri pomeriggio. Il 30enne nigeriano è attualmente detenuto nel carcere di Ascoli Piceno con l’accusa di omicidio volontario aggravato in quanto commesso nell’ambito uno stupro, e poi di vilipendio, distruzione, occultamento di cadavere ai danni di una persona in condizioni di inferiorità psichica o fisica. Quella persona era Pamela Mastropietro, la 18enne uccisa, fatta a pezzi e messa in due valigie dopo essere scappata da una comunità di recupero per tossicodipendenti in cui si trovava. Da una parte lui, un discorso minuzioso e ricostruito nel dettaglio. Dall’altra la mamma di Pamela,Alessandra Verni, che ad un certo punto è uscita dall’aula dicendosi “soddisfatta di averlo fatto”.

Non ha voluto ascoltare la parole di Oseghale, tornato a parlare per provare a discolparsi dell’omicidio: “Non ho ucciso Pamela, ci tengo a dirlo davanti ai suoi familiari”, ha detto il 30enne nigeriano secondo il quale la 18enne avrebbe avuto un malore nella sua mansarda in via Spalato a Macerata, il 30 gennaio 2018, e poi morì mentre lui era fuori per cedere marijuana.  “Voglio pagare per quello che ho fatto ma non per quello che non ho commesso”, ha detto Innocent. Fissata per il prossimo 24 aprile la prossima udienza, mentre è stata richiesta – dalla difesa dell’imputato – una nuova perizia su alcuni vetrini per maggiori accertamenti sulla vitalità delle ferite sul corpo di Pamela, in particolare le due lesioni al fegato. “Noi siamo tranquillissimi, non ci siamo opposti e ci siamo rimessi alla decisione della Corte”, ha commentato il legale della famiglia di Pamela, Marco Valerio Verni. Secondo l’accusa, infatti, Pamela è morta per le coltellate, non per overdose tanto che “questa perizia è solo sui vetrini relativi alla vitalità delle ferite”.

La ricostruzione di Oseghale

Non l’ho uccisa io, ci tengo a dirlo davanti ai suoi familiari”, ha detto Oseghale, poi la ricostruzione di quel giorno, il 30 gennaio quando un suo amico l’avrebbe chiamato dicendogli di recarsi ai giardini Diaz perché aveva bisogno di marijuana, come riportato da Il Corriere della Sera. Mentre aspettava, su una panchina, si sarebbe avvicinata Pamela chiedendogli un accendino. “Poi mi ha chiesto della roba, ma non voleva marijuana, voleva proprio l’eroina”. Pamela lo avrebbe implorato di aiutarla nella ricerca di eroina, offrendo una prestazione sessuale in cambio. Così si sarebbero recati a Fontescodella dove avrebbero consumato un rapporto sessuale senza protezione.

A questo punto entrano in ballo due figure chiave per la ricostruzione degli ultimi istanti di vita di Pamela: Lucky Awelina e Lucky Desmond, che attualmente scontano la pena per spaccio. Fu Desmond a procurare l’eroina, pagata 30 euro da Pamela ed è lui, in qualche versione fornita da Oseghale, ad aver ucciso la ragazza. Finito lo scambio, Pamela avrebbe chiesto di poter andare con lui in quanto “erano circa le 12 e lei aveva un treno verso le 14”. Per questo, Oseghale e Pamela hanno fatto rientro a casa, fermandosi anche in un supermercato per comprare “latte, brioche e della pasta”. Poi hanno fatto tappa in una farmacia per acquistare una siringa.

Una volta giunti nella casa di via Spalato, i due hanno preparato e assunto eroina, poi lei si è riposata un po’ in una camera mentre il nigeriano tirava fuori un portatile per mettere musica. “Mentre stavo mettendo la musica, ho sentito un tonfo e sono andato a verificare cosa fosse successo. Ho trovato la ragazza a terra, le fuoriusciva qualcosa dalla bocca, l’ho presa in braccio e appoggiata sul letto”.

Il racconto prosegue. Oseghale chiamò il suo amico Anthony che gli consigliò di darle dell’acqua: intanto Pamela stava meglio e lui era uscito per consegnare della marijuana ad un altro suo amico, come riportato da Rai News. Rientrato a casa “Pamela non si muoveva più, era fredda al tatto e gelida”. A quel punto, Oseghale chiamò di nuovo Anthony raccontando l’accaduto: “La ragazza non respirava più, mi trovavo in un mare di guai”. Così inizio a spaventarsi, era in stato confusionale, e la ragazza non riveniva: “Ho pensato di uscire, di andare al negozio cinese, comprare una valigia, ma vidi che non entrava nella valigia. Allora ho deciso di farla a pezzi”, ha concluso. Fondamentali le prossime tappe del processo e le prossime perizie grazie alle quali si cercherà di far luce sulla modalità della morte di Pamela Mastropietro, uccisa a coltellate, secondo l’accusa; morta per overdose, secondo la difesa.

Fonti: Il Corriere della Sera, Rai news

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