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Vannini, i genitori contro i legali di Ciontoli: “Non dicono la verità”

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I genitori di Marco Vannini hanno commentato le parole di Pietro Messina e Andrea Miroli, i legali di Antonio Ciontoli, che giorni fa in Conferenza Stampa hanno difeso il loro assistito dai continui attacchi e dalla gogna mediatica a cui è sottoposto.

Avvocati di Antonio Ciontoli - Leggilo

Basta crocifiggerlo”, avevano detto qualche giorno fa Pietro Messina e Andrea Miroli, i legali di Antonio Ciontoli, l’uomo che ha sparato al ventenne Marco Vannini, nella sua villetta di Ladispoli, e che è stato condannato a soli 5 anni per omicidio colposo. Non c’è dolo, infatti, in quel colpo di pistola partito per sbaglio mentre Marco era nella vasca da bagno. Non c’è dolo nel conseguente ritardo nell’arrivo dei soccorsi che, non essendo stati avvisati tempestivamente, sono sopraggiunti in quella casa troppo tardi, quando ormai Marco era peggiorato e le sue condizioni erano diventate gravissime. Questo sostengono gli avvocati.

La riduzione della pena per Ciontoli ha indignato la maggior parte delle persone. In effetti, nonostante sia stata emessa sentenza e il caso sembra essere risolto, numerosi interrogativi continuano a girare nella testa di Marina Conte e Valerio Vannini, i genitori di Marco. Troppe sono le domande e i punti che non ritornano nella ricostruzione data dal capofamiglia e dagli altri componenti di casa Ciontoli. “Sono demoni, hanno l’inferno dentro. Non è stato il colpo di pistola a uccidere Marco, ma la loro condotta successiva. Raccontano favole, ma noi non ci facciamo prendere in giro”, ha detto il papà di Marco qualche giorno fa.

Le parole dei due legali in Conferenza Stampa hanno fatto discutere e hanno aumentato ancora di più la rabbia di Marina, che non si da pace dopo una sentenza tanto amara da ingoiare. “Non ha perso sangue, ne perdo più io quando mi faccio la barba“, “Non si può crocifiggere una persona per un errore”: queste due delle frasi che hanno fatto indignare i coniugi Vannini. “Con tutto il rispetto per il loro mestiere, non mi devono prendere in giro. Mi ha infastidito quando hanno detto che Marco non perdeva sangue. Non è così, perché stiamo parlando di una calibro 9, un’arma da fuoco che rompe pure le portiere di un’auto. E lo stesso Ciontoli ha detto che nell’immediatezza cercava di tamponare la ferita. E Viola Giorgini, la ragazza del figlio, ha detto che dopo hanno pulito il sangue con uno straccio”, ha ricordato Marina.

Del resto, come evidenziato dalle perizie, non è stato il colpo di pistola a uccidere Marco, ma la condotta dei Ciontoli. “Marco è morto quattro ore dopo lo sparo. È stata la loro volontà a causarne la morte. Invece di chiamare noi o i soccorsi, si sono messi a ripulire la scena del crimine. E agli infermieri non hanno voluto dire cosa gli era successo”. La famiglia Ciontoli ha agito con estrema freddezza e lucidità, curandosi solo dei risvolti che la vicenda avrebbe avuto sulle loro vite: “La madre di Martina si preoccupava solo del posto del lavoro del marito, continuava a dire che l’avrebbe perso. Mica si preoccupava che aveva appena sparato a mio figlio. Ma che madre è, che cuore ha questa donna, non si vergogna di essere chiamata madre?”.

Entrambi sono convinti che ci siano state delle pecche nelle indagini e che non siano state eseguite con cura da parte degli inquirenti. “Non è stato un errore, nostro figlio è morto. Ciontoli ha fatto una cosa così grave, va punito per una cosa così grave. Anzi, vanno puniti, tutti quanti”, questa l’idea di Marina e Valerio. Del resto, dopo Marco, le vittime in tutta questa storia sono loro.

Chiara Feleppa

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