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Kean, il padre: “Io grido forza Salvini”. La madre: “I miei figli cresciuti con la Bibbia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:47
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Il figlio Moise Kean ha segnato con la Nazionale italiana all’Allianz Stadium e mamma Isabella si è inginocchiata, come riportato da La Stampa: «Ho ringraziato il Signore e tutte le persone che stanno e sono state vicine a mio figlio. La via cristiana ci ha illuminato».

Keane, il padre "sono leghista" - Leggilo

È religiosissima, mamma Isabelle: Moise che lei chiama Mosè E il fratello Giovanni hanno nomi ispirati tratti dalla Bibbia, portano sempre con loro il testo sacro e quando l’accompagnano spesso in chiesa. Le estati i due fratelli le hanno trascorse frequentando il Grest all’oratorio Don Bosco. “La sera prima di dormire leggevamo la Bibbia e dicevamo le preghiere, e il mio ragazzo non ha mai smesso” diece mamma Isabelle Dehe: “Mosè è un dono di Dio, e anche Giovanni. Da piccolo aveva sempre il borsone del calcio e io gli chiedevo: Mosé, ma tu vuoi andare a scuola o fare il giocatore? Tutte e due le cose, mamma!, rispondeva lui. Quando ha giocato la prima partita in serie A, abbiamo pianto e pregato“. Hanno pregato in italiano: “La nostra lingua. Io sono nata in Costa d’Avorio e anche mio marito, ma siamo in Italia da trent’anni e nessuno è più italiano dei miei figli”.

Moise è nato a Vercelli e cresciuto ad Asti, ha avuto la cittadinanza senza dover aspettare i 18 anni “Mi dispiace di tutto ciò che sento: alla fine, se stiamo tutti nello stesso Paese bisogna essere trattati tutti come italiani. Non ci devono essere diversità“. Un messaggio senza pretese politiche, chiarisce subito.  Il padre, agronomo, partì nel ’90 dalla Costa d’Avorio quando aveva 24 anni, mamma ne aveva 16 e lo raggiunse poco dopo. Vennero in aereo: “La guerra non c’era ancora – racconta Isabelle, come riportato da Il Messaggeroma scappavamo dalla povertà. Cinque o sei anni fa sono diventata cittadina italiana e automaticamente ho passato lo status a Mosè. Ha trascorso anni difficili:  “Il papà ci lasciò quando Moise aveva 6 anni e Giovanni 11. Facevo l’infermiera ma il lavoro era lontano, le mattine mi alzavo alle quattro e a Moise badava il fratello: lo portava all’oratorio, giocava con i più grandi. Era il più bravo“. Giovanni chiama la madre “il Capo” e dice: “È stata la nostra salvezza, sempre presente e severa quando serviva, grazie ai suoi sacrifici siamo cresciuti in maniera impeccabile. La nostra infanzia complicata oggi è in campo con Moise: è il segreto della sua fame, della sua cattiveria agonistica“.

Giovanni parla di problemi molto dibattuti in questo giorni: “Che messaggio può arrivare da un ragazzo di colore che fa gol per l’Italia? Che è ora di aprire gli occhi. Le persone sono tutte uguali e la pelle non c’entra: basta distinzioni, si vince uniti. Il modello, per me, è la Francia: ha il 90 per cento di calciatori neri, con origini diverse, però, quando hanno vinto i Mondiali hanno premiato il loro Paese, non quello dei genitori. Il popolo italiano non è ignorante, però ci si deve svegliare. Noi ci sentiamo italiani e fieri di esserlo, siamo nati in Piemonte e abbiamo solo amici italiani, in Costa d’Avorio non siamo andati nemmeno in vacanza. Lo Ius soli? Non serve aver compiuto 18 anni, non bisogna fare distinzioni: chi è nato qua ha diritto di essere italiano”. Non è tuttavia d’accordo con Ramy, il ragazzino eroe del bus dirottato: “Merita applausi, ma io non avrei chiesto la cittadinanza: una legge va rispettata, anche se per me è sbagliata”. E non parla di razzismo, Giovanni: “È capitato anche a noi, tante volte, di subire episodi di discriminazione. Però gli insulti ci stimolano, ci danno forza”. Mamma Isabelle parla del figlio già famoso a Il Secolo XIX: “Ho detto loro che bisogna restare umili e so che Moise lo metterà in pratica anche ora che sta diventando famoso. Gli dico sempre: per prima cosa devi ascoltare, per seconda mai rispondere male. E se qualcuno ti offende, chiedigli cosa hai fatto di male”.

Se le dichiarazioni dei fratelli Kean non sorprendono ci pensa il padre dei due ragazzi Biorou Jean Kean: “Sì, è vero. Sono leghista e tifo per la Lega e per Salvini” e sulla questione dei migranti non ci tiene ad apparire politicamente corretto, come riportato da La Gazzetta dello Sport: “In questo momento sto cercando un’associazione per bloccare l’immigrazione dalla partenza. Aiutarli a casa loro? È giusto“. L’uomo ha detto a Rai Radio Uno di non avere ancora la cittadinanza italiana ma di averne fatto richiesta: “Non ce l’ho ancora, ho fatto la domanda. Sono anni che sono qui“. Il figlio, invece, è un cittadino italiano e tra i suoi idoli c’è Mario Balotellianche se gli ho consigliato di comportarsi diversamente“. Anche il padre, come Isabelle è impazzito di gioia quando il figlio ha segnato il suo primo gol con la maglia azzurra nella partita contro la Finlandia domenica scorsa.

Mosè è già famoso quindi, ma niente indulgenza con sè stesso: “Errori ne ho fatti un sacco, devo solo dire grazie ai miei insegnanti”. L’insegnamento di mamma Isabelle si sente. Peccato non abbia cresciuto lei un certo Mario.

Fonti: La Gazzetta dello Sport, La Stampa, Rai Radio Uno, Il Messaggero, Il Secolo XIX

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