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Pamela, la madre vede i resti del suo corpo, tagliato a pezzettini, nelle valigie

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:15
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Nell’ultima udienza a porte chiuse del processo per l’omicidio di Pamela Mastropietro sono state mostrate le immagini dei suoi resti ritrovati nelle valigie. 

E’ iniziato da qualche settimana il processo a carico di Innocent Oseghale, il nigeriano accusato di aver ucciso e fatto a pezzi Pamela Mastropietro, nascondendo i suoi resti in due trolley. Durante l’ultima udienza, che si è svolta davanti alla Corte di Assise di Macerata, sono state mostrate le immagini choc dei resti della ragazza – ritrovati nelle valigie – e le foto dell’autopsia. Un corpo smembrato e corroso dalla candeggina, quello di Pamela. Immagini crude e strazianti, tanto che il presidente della Corte, Roberto Evangelisti, ha deciso di svolgere l’udienza a porte chiuse, facendo rimanere in aula i familiari di Pamela, alcuni giornalisti e l’imputato, il nigeriano Oseghale, come riportato dall’Adnkronos. E’ lui, infatti, anche in base alla testimonianza chiave di un suo ex compagno di cella che, secondo l’accusa, ha ucciso e fatto a pezzi Pamela. E’ lui che è accusato di violenza sessuale, omicidio e vilipendio di cadavere. La ragazza fu ritrovata tra le campagne di Pollenza, il 31 gennaio 2018, completamente smembrata  in due bagagli. Un orrore che è riemerso in aula, attraverso le immagini. Immagini tanto crude e forti che la madre della ragazza, Alessandra Verni, è scoppiata a piangere alla vista di quello strazio. Chi, anche tra gli inquirenti, ha peso visione delle foto: “Se si diffondessero potrebbero crearsi problemi di ordine pubblico“.

Ma al centro dell’udienza c’è stato anche il duro confronto tra il medico legale Antonio Tombolini – il primo ad eseguire un esame autoptico sui resti di Pamela – e Mariano Cingolani, il secondo esperto incaricato dalla Procura di Macerata. I due hanno ipotesi contrastanti. Per Cingolani, infatti, alcune ferite al fegato sarebbero state inflitte mentre Pamela era ancora viva, tanto da causarne, anche se non immediatamente, la morte. Le due coltellate alle parti vitali sarebbero state inferte a distanze di tempo una dall’altra, circa 15-20 minuti. Per questo, secondo la sua tesi, Pamela non sarebbe morta per droga, come si pensava, ma per alcune ferite che si sono rivelate letali: due alla base dell’emotorace destro e compatibili con un’arma da taglio. Arma ritrovata, tra l’altro, nella cucina dell’imputato Oseghale. Ancora, sostiene Cingolani, la quantità di droga rilevata nel corpo della vittima non è coerente con un’ipotesi di decesso causato da consumo di stupefacenti.

L’esperto, analizzando i dettagli emersi dall’esame autoptico, ha parlato anche di una ecchimosi, riscontrata sul capo, che però “non ha contribuito in maniera apprezzabile alla morte”: potrebbe essere stata prodotta da un corpo contundente contro cui la vittima potrebbe aver urtato forse anche dopo una caduta, come riportato da AgenPress. Mariano Cingolani, parlando dello sfacelo del cadavere, ha sottolineato la precisione e la tecnica: “Un’opera di disarticolazione tecnicamente molto raffinata”, ipotizzando che possa essere stata eseguita da qualcuno che abbia un minimo di competenza.

Di idea opposta invece Antonio Tombolini: “Considerata la scarsità del sanguinamento, è più probabile che le ferite siano state inferte post mortem e che quindi non possano essere state mortali”. Quest’ultimo, il primo ad eseguire un esame autoptico sui resti di Pamela, ha descritto le condizioni in cui ha ritrovato il cadavere, disarticolato e lavato. Uno strazio e un orrore senza precedenti: una storia che si tinge sempre più di punti oscuri e che mette in dubbio, per certi versi, quanto l’uomo possa essere.

Fonti: Adnkronos, AgenPress

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