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Premiati i Carabinieri per il salvataggio dei bambini sequestrati nel bus

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:56
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Premiati a Roma i carabinieri che hanno salvato la vita agli studenti intrappolati nell’autobus preso in ostaggio dall’autista originario del Sengal. Si parla di cittadinanza concessa a chi, straniero, si è comportato da eroe, poprio come i Carabinieri. Stefania Bonaldi Sindaco di Crema, luogo di provenienza della scolaresca presa in ostaggio, ammonisce: “la cittadinanza è un diritto”.

Roma carabinieri premiati

Giornata di premiazione quella di venerdì mattina. Presso il comando generale dell’Arma dei Carabinieri in viale Romania, a Roma, sono stati premiati i coraggiosi militari protagonisti del salvataggio dei 51 studenti bloccati sul bus preso in ostaggio dall’autista italo senegalese in provincia di Milano, l’uomo aveva anche minacciato di morte i piccoli, come riportato da Il Corriere della Sera.La cerimonia di premiazione è avvenuta in presenza del Vicepremier Luigi Di Maio, del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta e del Comandante Generale dell’Arma Giovanni Nistri.

È stato proprio Di Maio ad avviare la premiazione attraverso parole di orgoglio e stima per il coraggio dimostrato in una situazione che poteva trasformarsi in una vera e propria tragedia:
“Sono un modello per tutti, e forse anche per alcuni di quei 51 bambini che hanno salvato dal bus in fiamme, così come è accaduto per Ramy che ha già espresso il desiderio di voler diventare un carabiniere.”

Puntuali anche le parole del generale, che ha voluto sottolineare come il gesto compiuto dai Carabinieri, per quanto straordinario, rientra tra le eventualità a cui un appartenente dell’Arma deve sentirsi pronto: “Non sono eroi ma sono percepiti come tale” è stato il commento di Giovanni Nistri.  I militari dell’Arma hanno dovuto impiegare tutto il loro sangue freddo e la loro determinazione per effettuare mercoledì mattina il pericoloso salvataggio lungo la strada provinciale Paullese, a San Donato Milanese, in seguito alla chiamata di uno studente a bordo del pullman sequestrato e dato alle fiamme dall’autista 47enne Ousseynou Sy. Ora che il peggio è passato e che il coraggio è stato riconosciuto, i presenti si auspicano che queste figure possano essere presi ad esempio dai giovani. Tra questi certamente Ramy Shehata, il 13enne che ha avuto la prontezza di spirito di chiamare il 112 assieme a un compagno dall’interno dell’autobus dirottato da Ousseynou Sy: “Da grande vorrei fare il Carabiniere

Motivo di riflessione, dopo la grande paura di mercoledì anche per il Sindaco di Crema Stefania Bonaldi, che nella pagina istituzionale del Comune esprime il proprio sentire a tragedia scampata. Il tono è un da insegnante come se la cittadinanza fosse un’aula dove riunire gli alunni di ogni età. Con lei in cattedra che da lezioni.

Che giornata abbiamo avuto, tutti quanti? Com’è stato questo “giorno dopo”? – esordisce con questo ammonimento il post, uan vera e propria lectio magistralis non richiesta. Ma il tono è affettuoso, in apparenza: “Intanto, possiamo dire chi abbiamo conosciuto: ragazzi incredibili, coraggiosi, vitali, molto uniti (…) Grazie a loro come comunità abbiamo imparato che le parole che vorrebbero dividerci, spaccarci in “noi contro loro” creano un clima velenoso, nel quale è impossibile in realtà sentirci più sicuri; mentre le parole (…) che abbracciano tutte le persone buone, di qualunque origine siano, e non cercano colpe e spiegazioni facili…” 

Tradotto, a grandi linee, sembra sentire, con belle parole, un concetto già passato dopo le ore drammatiche di mercoledì: la colpa è di colui che divide, infonde paura e odio, l’uomo cattivo a cui qualcuno, alla fine, si ribella. Sono i concetti espressi da un Gad Lerner o da una Livia Turco. Legittimi, ma contraddittori, nel non voler vedere e chiamare le cose con il loro nome, nel voler trovare sempre una causa esterna, che giustifica chi commette il male e mette sul banco degli imputati qualcun altro. Perchè forse quello che interessa non è la tragedia in sè, ma capitalizzare un significato inesatto, quando non volutamente alterato, a vantaggio di una precisa idea politica, nascosta in mille parole belle.

Quando siamo uniti, quando non esiste più la differenza – artificiosa – tra chi è di una nazionalità o l’altra, ma semplicemente tra chi si comporta bene e chi si comporta male, siamo più forti (…) In questa giornata abbiamo anche fatto tutti la scoperta di questi ragazzi, nati a Crema da genitori provenienti da altri Paesi, ai quali ora si pensa di concedere la cittadinanza italiana (…) Ricordiamolo, e ricordiamo anche, però, che la cittadinanza non è un merito, ma un diritto (…)”

Un argomentare vago e a tratti sconcertante, quello espresso da questi passaggi: perchè importante è l’unità, certo, ma a dividerla, a far correre un rischio enorme ad un’intera comunità è stato un uomo di origini somale, che aveva trovato una casa ed un lavoro a dispetto di altri forse non meno meritoevoli di lui, e con una fedina penale migliore. Ma la colpa è di chi “divide” di chi “semina odio”. Questa è la lezione della maestra, o di chi per essa. Non convice. Non convince questa costante tenedenza alla lezione morale, all’annotazione didascalica quando nelle ore successive lo scampato pericolo l’unica riflessione seria era chiedersi cosa sarebbe accaduto nel paese se Ousseynou Sy avesse davero ucciso 51 ragazzi. Il Primo Cittadino si sarebbe ritrovato con una comunità lacerata, distrutta. Avrebbe dato la colpa alle politche migratorie del Governo?  Ousseynou Sy sembra essere l’emblema di politiche migratorie sbagliate, certo: quelle del passato. Si potrebbe dire che quest’uomo è diventato cattivo per colpa di chi semina odio, certo. Ma i reati quest’uomo li ha commessi da quando al Viminale si è insediato il barbaro?

 

| Cosa abbiamo imparato |Che giornata abbiamo avuto, tutti quanti? Com’è stato questo “giorno dopo”? Intanto,…

Pubblicato da Comune di Crema su Giovedì 21 marzo 2019

Fonti: Facebook Comune di Crema, Il Corriere della Sera

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