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Roberta, un figlio perso e un compagno violento: lui la soffoca, con un cuscino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:59
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Roberta Priore, 53 anni, è morta soffocata dal suo compagno, il 47enne Pietro Carlo Artusi. I due litigavano spesso e violentemente. Quella sera, l’ultima discussione è degenerata.

Roberta Priore soffocata
Roberta Priore con i suoi figli

Tragedia a Milano. Roberta Priore, 53 anni, è stata ritrovata morta, nella sua casa in Via Piranesi, 19. Proprio in quell’appartamento al quinto piano, il 47enne Pietro Carlo Artusi, suo compagno da qualche mese, l’ha uccisa. Così, un’altra storia di femminicidio lascia sconvolti.La figlia della donna, 22 anni, non avendo notizie della mamma da giorni, quel pomeriggio si dirige verso casa di Roberta. Suona al citofono, preoccupata, ma nessuno risponde. In casa, la donna era già morta mentre Pietro Carlo era uscito, per poi far ritorno dopo qualche ora. Sul posto, allertati dalla ragazza, giungono il 118 e i Vigili del fuoco che si introducono nell’appartamento, come riportato dall’Ansa.

Uno scenario apocalittico. Disordine ovunque, e il corpo di Roberta, privo di vita, accanto ad un cuscino, che ha fatto subito pensare ad una morte per soffocamento. Nel mentre, stava per divampare un incendio che i Vigili del fuoco bloccano sul nascere. In quel momento, verso le 16.00, il compagno della vittima rientra a casa. Su di lui, si concentrano da subito gli inquirenti che lo fermano e lo trascinano in Questura per essere interrogato. L’uomo era già sotto controllo per via di alcuni precedenti che lo riguardano. Già l’11 marzo, un vicino di casa aveva allertato la Polizia, preoccupato dalle grida provenienti dall’appartamento della coppia. Agli agenti, lei aveva raccontato di uno schiaffo in faccia ricevuto durante una lite, mentre lui aveva spiegato che avevano discusso, ma niente di più. Nessuno aveva voluto formalizzare una denuncia. Tre giorni dopo, il copione si era ripetuto praticamente identico: quella volta, però, a telefonare al 112 era stato lui, spiegando che aveva discusso con la sua compagna – ancora, ancora e ancora -, che erano volate parole grosse, minacce e che era pronto ad andare via di casa.”Giorni fa è venuta la polizia, erano le 3, sentivamo delle urla. Non era la prima volta che i poliziotti arrivano per fermare il compagno violento. Ci sono stati almeno altri due interventi di questo tipo”, ricorda un vicino. Purtroppo, a volte le parole non bastano. Uno schema che si ripete all’infinito. Questa volta, però, la lite si è conclusa con un omicidio.

Ad ammetterlo è stato lui stesso, con una confessione arrivata davanti al pm Grazia Colacicco verso le tre della notte tra martedì e mercoledì, quando ormai gli uomini dell’Ufficio prevenzione generale e della Squadra Mobile, guidati da Giuseppina Suma e Lorenzo Bucossi, lo avevano già incastrato. L’uomo ha ricostruito con lucidità la vicenda, come riportato da Il Corriere della Sera. I due, lunedì sera, avevano cenato in un ristorante all’Ortica e avevano litigato perché Roberta avrebbe chiacchierato con un altro uomo al bar. Così, tornati a casa, entrambi sotto effetto di cocaina, avrebbero discusso e sarebbe iniziata una sorta di lotta.

La dinamica dell’omicidio

La 53enne, stando alla confessione dell’assassino, avrebbe lanciato qualcosa contro il compagno, che a sua volta l’avrebbe aggredita, spinta a terra e le avrebbe coperto la faccia con un cuscino. Lei sarebbe riuscita a liberarsi, si sarebbe scagliata contro di lui con un coltello, e a quel punto Artusi l’avrebbe buttata nuovamente sul pavimento, soffocandola. “Volevo che non urlasse più”, racconta l’uomo. Il 47enne, stando a quanto finora ricostruito, avrebbe lasciato il cadavere sotto ad una coperta. Nella tarda mattinata di martedì, poi, avrebbe staccato i tubi del gas dell’appartamento e avrebbe provato ad uccidersi, dando anche fuoco a dei fogli di carta gettati sul corpo della compagna, che infatti presentava alcune lievissime bruciature.

L’uomo, ora in cella con l’accusa di omicidio volontario, ha raccontato di quella storia difficile iniziata cinque mesi prima. Roberta, una donna con un passato drammatico: la perdita della sua seconda figlia, Costanza, 14 anni fa, quando aveva solo 4 anni. La piccola è precipitata dal balcone di casa, mentre la baby sitter si era allontanata per qualche secondo da casa. Un dramma che segnò Roberta nell’anima. Un anno dopo la tragica morte di Costanza, lei e il marito decisero di avere un altro figlio, che purtroppo nacque con un problema di salute molto grave. Le difficoltà aumentavano. Roberta e il marito si separarono e i figli rimasero con il padre. Da lì, la 53enne finì in un vortice di droga, alcol e farmaci. Si fidanzò con Pietro Carlo, un uomo con i suoi stessi problemi di droga. Una vortice di dolore, speranza e violenza senza fine. O meglio, con una fine triste e angosciante. L’unico epilogo possibile quando le strade sono senza uscita.

Fonti: Ansa, Il Corriere della Sera

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