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La piccola muore ed Elena Santarelli non si dà pace

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:09
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Marzia Rebuzzi, una bimba di 5 anni di Taranto, è morta per un tumore al cervello. Si inasprisce l’odio dei cittadini contro l’Ilva, l’azienda di lavorazione dell’acciaio responsabile di un livello di inquinamento altissimo.

Elena Santarelli e Marzia Reuzzi - Leggilo

Elena Santarelli e la mamma della bambina, una donna proveniente da Taranto, si erano conosciute all’ospedale Bambin Gesù di Roma, dove è stato ricoverato anche Giacomo, figlio della showgirl. Il bambino da mesi lotta contro un tumore.

La piccola Marzia, una bimba di soli cinque anni, è morta per un tumore al cervello.Non è il primo caso di morte prematura nella sua famiglia. Anche suo cugino Alessandro, di 16 anni, era morto il 2 settembre del 2012 per una fibrosi cistica. Suo zio, Aurelio Rebuzzi, aveva lanciato un allarme denunciando la situazione critica in città. Infatti, se è vero che le persone affette dalla malattia del ventunesimo secolo sono sempre di più, è anche vero che a Taranto la concentrazione delle persone che lottano contro un cancro è altissima. I numeri parlano chiaro e il problema, in base agli studi e a delle considerazioni di carattere analitico, è l’Ilva, una società italiana che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell’acciaio, di proprietà della multinazionale ArcelorMittal. L’azienda inquina l’aria da decenni, e l’inquinamento industriale raggiunge picchi altissimi.

Da tempo, l’associazione “Genitori Tarantini Ets“, lotta per dire “No” all’Ilva. Alla notizia della morte di Marzia Rebuzzi, il gruppo ha pubblicato un post in ricordo non solo della bimba ma anche per denunciare ancora una volta la gravità della situazione che ormai sfugge a qualsiasi controllo. “E’ volata in cielo un’altra bimba tarantina, la nipotina di Aurelio. Oggi la città dovrebbe essere coperta da un velo nero, non quello dei fumi che ci stanno ammazzando, un velo nero per un lutto inaccettabile”, si legge nel post. Poi, parole al veleno contro i responsabili: “Un velo, nero come l’anima colpevole di chi aveva il potere di fermare questa mattanza e non l’ha fatto, quelli dei decreti, quelli del delitto perfetto che hanno continuato a perpetuare sulla nostra comunità, tutti quelli che non conoscono la vergogna. Non riuscirete a guardare negli occhi i vostri figli!”.

Un aumento della produzione che fa schizzare i valori delle emissioni inquinanti all’interno dello stabilimento. Anche l’associazione Peacelink, che riporta i dati registrati dalle centraline di monitoraggio dell’Arpa – Agenzia regionale per prevenzione e protezione dell’ambiente – ha rilevato picchi di sostanze pericolose altissime, aumentate rispetto allo scorso anno. L’emissione di benzene è salita al più 160 per cento, mentre l’idrogeno solforato al più 111 per cento.

Il caso “Salva Ilva” 

Proprio in questi giorni, tra l’altro, è stata sollevata dal Giudice Benedetto Ruberto la questione della legittimità costituzionale delle norme sul siderurgico. Il Gip di Taranto, infatti, ha messo in dubbio la legittimità costituzionale sui diversi provvedimenti emessi per salvare l’Ilva – il cosiddetto “Salva Ilva”, un piano di risanamento dell’azienda ancora in corso. La Regione Puglia si è schierata al fianco del Gip. “Siamo in prima linea per la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini. Non arretriamo di un passo, quando si tratta di intraprende azioni in prima persona e quando sentiamo il dovere di supportare le altre istituzioni”, spiega Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia.

L’obiettivo è arrivare a una decarbonizzazione della fabbrica, per impedire una prosecuzione dell’attività produttiva a discapito della salute umana. Il Gip del tribunale di Taranto ha identificato la Regione Puglia quale persona offesa dal reato contestato e in caso di formulazione di rinvio a giudizio, potrebbe costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento dei danni. Due sono i punti chiave che hanno spinto il Gip di Taranto a concentrarsi sul problema: da un lato, lo spostamento costante della data di ultimazione dei lavori di risanamento; dall’altro, l’immunità concessa ai vertici della fabbrica, in attesa del completamento dei lavori.

Intanto, i cittadini non si arrendono. Poche settimane fa, una marcia, tra le vie di Taranto, in ricordo delle vittime morte per tumore.

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