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Luciana Bianchi trovata morta in un burrone

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Il corpo ritrovato in un burrone, lo scorso luglio, in stato di decomposizione, è quello di Luciana Bianchi. La 47enne di Perugia era scomparsa nel nulla un anno fa, senza lasciare tracce.

Luciana Bianchi ritrovata

Il corpo ritrovato qualche mese fa in un burrone, a Loca Caleta, sull’isola Gran Canaria, è quello di Luciana Bianchi. La notizia ha fatto in poche ore il giro di tutti i giornali e ha confermato quelle che erano state, fin dal ritrovamento del corpo, le ipotesi più plausibili. Da subito, infatti, era stato ipotizzato che “il cadavere ritrovato in forte stato di decomposizione“, a luglio scorso, sarebbe potuto essere quello di Luciana, la donna scomparsa il 2 gennaio dello scorso anno, proprio nello stesso luogo dove è stato rinvenuto il cadavere.

La conferma è arrivata dopo l’esame del DNA effettuato sui resti trovati in un ‘barrio’ – un burrone – a pochi passi dalla casa dove risiedeva la donna. Luciana, 47enne di Sant’Erminio, in provincia di Perugia, era arrivata alle Canarie nel 2017, un anno prima della scomparsa, in cerca di lavoro e fortuna. Il giorno prima che si perdesse nel nulla il suo contratto di lavoro era stato regolarizzato. La donna aveva lasciato a casa la borsa, i gatti e un testamento a favore di un amico, Fabiano Seminara, l’ultima persona ad aver visto Luciana prima che di lei si perdessero le tracce.

Su di lui, sono ricaduti forti sospetti. L’uomo, perugino d’origine, aveva affermato che Luciana soffrisse di depressione, sebbene altri amici la descrivessero come una donna molto serena, specie dopo aver trovato una stabilità economica e lavorativa. Anche il testamento in suo favore ha insospettito ulteriormente le autorità circa il suo possibile coinvolgimento nel caso. A dichiarare l’ambiguità del testamento – che non ha comunque valore in Italia – è stato lo stesso Seminara, che ha sottolineato anche la stranezza delle circostanze: “In casa sua c’erano oggetti che prima non c’erano”, ha detto l’uomo. “Non me li ricordavo proprio. Un mazzo di chiavi, e due fogli. Una lettera nella quale spiegava che voleva farla finita. E un testamento col quale mi nominava erede universale e mi lasciava tutti i suoi beni”.

Secondo Fabiano, Luciana avrebbe fatto testamento in suo favore per poi togliersi la vita. La vicenda appare ancora oscura e i punti di domanda restano molti. Per ora, dall’esame autoptico fatto sui resti non è possibile determinare le cause della morte. Se all’inizio le ipotesi più probabili sono state quelle di un allontanamento volontario, di un suicidio, o di un incidente, ora gli inquirenti seguono la pista di un delitto.