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Pamela, sesso con due uomini in cambio di soldi, prima di incontrare Oseghale

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Un tassista argentino e un uomo di Mogliano sono indagati con l’accusa di violenza sessuale su Pamela Mastropietro, la ragazza uccisa a Macerata il 30 gennaio dello scorso anno. Pare che i due l’abbiano incontrata prima che lei si imbattesse in Oseghale.

Pamela Mastropietro due uomini la violentarono

Pamela Mastropietro è la diciottenne di Roma che è stata abusata, uccisa e fatta a pezzi da Innocent Oseghale il 30 gennaio dello scorso anno a Macerata, nelle Marche. Ieri, davanti alla Corte d’Assise di Macerata, Oseghale è stato definitivamente incastrato da un supertestimone, un suo compagno di cella, al quale proprio Oseghale pare abbia raccontato la dinamica del brutale omicidio. E’ emerso che Pamela è stata fatta a pezzi quand’era ancora viva, ma c’è di più.

Pare anche che la ragazza, prima dell’incontro che l’avrebbe portata alla morte con Oseghale, abbia intrattenuto dei rapporti con due uomini, ora indagati per violenza sessuale. Si tratta di un uomo originario di Mogliano, in provincia di Macerata; e un tassista di origini argentine, residente nel capoluogo marchigiano. Pamela, in fuga dalla comunità Pars, si è fermata alla stazione dei pullman di Civitanova: lì, si è concessa al moglianese in cambio di qualche decina di euro e dei preservativi ed è stata portata alla stazione di Corridonia.

Poi, l’arrivo a Macerata dove, fuori dalla stazione, ha incontrato il tassista argentino. Non essendoci più treni in partenza per Roma, la ragazza pare abbia accettato l’invito dell’argentino di seguirlo a casa, dove i due cenarono e poi ebbero un rapporto sessuale. Trascorsa la notte, lui la riportò in stazione ma lei perse il treno. A quel punto, Pamela comincia a cercare l’eroina, incontra Innocent Oseghale, con cui pare abbia avuto un primo rapporto nei giardini pubblici. Dopo decide di seguirlo: da lì, il calvario.

In entrambi i casi, anche se i rapporti con i due uomini sono stati consenzienti da parte della ragazza, sembrano esserci le circostanze per poter parlare di violenza sessuale. Pamela, infatti, non aveva soldi, non sapeva dove andare e cercava ad ogni modo di potersi procurare la droga. In più, soffrendo di patologie psichiatriche, era in cura con psicofarmaci. Condizioni che non le permettevano di “autodeterminarsi in maniera libera e consapevole“. Il suo stato era chiaro, eppure nessuno l’ha aiutata. Il tassista, ad esempio, avrebbe dovuto impedirle di bere degli alcolici, viste le medicine che la ragazza assumeva in comunità.

Entrambi gli uomini sono stati citati come testimoni, che verranno ascoltati nella prossima udienza, mercoledì prossimo. Giovanni Giorgio, il Procuratore capo, e Stefania Ciccioli, il sostituto, hanno fatto presente alla Corte che entrambi sono indagati formalmente con l’accusa di violenza sessuale ai danni della 18enne, dunque “sarà da valutare se andranno ascoltati con l’assistenza dei loro legali”. La prossima udienza sarà cruciale anche per la deposizione della compagna di Innocent Oseghale, i funzionari dell’amministrazione penitenziaria, il tassista che portò Pamela ai giardini e disse di averla incontrata in via Spelato, i Carabinieri del Racis che nella mansarda, sempre in via Spelato, effettuarono i sopralluoghi.

Figure chiave, insomma, che potrebbero essere fondamentali per mettere insieme tutti i tasselli di un puzzle che si complica sempre di più. Difficile, insomma, ripercorrere le ultime ore della ragazza, visto che non solo Pamela girava senza meta, come una vagabonda, ma che sul suo cammino, pian piano, ogni cosa l’avvicinava al suo tragico e triste destino.

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