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Ciontoli, le motivazioni della sentenza: “Comportamento spaventoso ma non c’è dolo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:55
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Sono state rese note le motivazioni della sentenza che ha ridotto la pena ad Antonio Ciontoli, condannato a 5 anni per omicidio colposo di Marco Vannini.

Caso Vannini, le motivazioni della sentenza

Marina Conte e Roberto Vannini aspettavano da tanto questo momento. Dopo la sentenza che ha gettato ancora più ombre su una faccenda già buia, le motivazioni avrebbero dovuto spiegare la decisione dei Giudici di ridurre la pena ad Antonio Ciontoli – l’uomo che ha sparato a Marco Vannini, figlio della coppia – da 14 a 5 anni di reclusione. E invece, le motivazioni non chiariscono nulla. Non spiegano nulla. E gettano ancora più fango sulla morte di Marco.

Era il 18 maggio 2015, a Ladispoli, e Marco Vannini, 20 anni, si trovava a casa di Martina Ciontoli, la fidanzata. Con loro, anche la famiglia di lei: “vedevano la partita”, racconta una vicina. Poi, non si sa, di preciso, cosa sia successo in quella casa. Sembra non esserci un movente, nel colpo di pistola partito da Antonio Ciontoli, padre di Martina, appartenente alle Forza Armate, mentre Marco era nella vasca da bagno. “Ciontoli esplose colposamente un colpo di pistola che attinse Marco Vannini”, motivano così la sentenza i Giudici della prima Corte d’assise d’appello di Roma, come riportato dall’Ansa.

Un colpo partito per errore, per sbaglio, ma tanti punti di domanda rimangono ancora sospesi, nel nulla, e c’è il rischio, visto come si sono messe le cose, che nessuno darà mai risposte valide. Non si sa, infatti, cosa ci faceva Marco nella vasca da bagno, nudo, davanti a suo genero. Non si sa il perché, nelle chiamate al 118, si sente il ragazzo gridare: “Scusa Martina, scusa”. Cosa aveva fatto? Cos’è successo in quella villetta?

Sono interrogativi che non hanno una risposta. E nessuno in sede istruttoria si è mai sforzato abbastanza di capirlo. A quanto pare, però, la versione data dal capofamiglia – un colpo partito per sbaglio – è stata ritenuta valida, come riportato da Rai News. I Giudici osservano anche, però, che “Ciontoli ha consapevolmente e reiteratamente evitato l’attivazione di immediati soccorsi” per “evitare conseguenze dannose in ambito lavorativo”. L’uomo lavorava presso i servizi di Intelligence. Un particolare, questo, che ha mosso qualche perpelssità su apparenti lacune nelle indagini. In ogni caso contro il suo reintegro si era espressa persino il Ministro della difesa Elisabetta Trenta.

La ricostruzione del Tribunale pare essere questa: “Vannini si trovava in casa della fidanzata intento a farsi un bagno nella vasca, quando entrò Ciontoli per prendere da una scarpiera un’arma e partì un colpo che ferì gravemente il ragazzo”. Di lì, questa l’accusa, i soccorsi sarebbero stati ritardati, proprio mentre le condizioni di Marco si stavano aggravando, fino a provocarne la morte. Quell’arco di tempo, infatti, intercorso tra lo sparo e l’arrivo dei soccorsi, avrebbe potuto salvare Marco, visto che il colpo non era mortale.

La condotta di Antonio Ciontoli “appare estremamente riprovevole sotto il profilo etico”. Ma questo non basta, affinché un fatto colposo diventi doloso se non c’è piena certezza, in base al principio che, nel dubbio, il giudice deve scegliere l’interpretazione dei fatti meno grave per l’imputato. Per questo, Ciontoli non può essere condannato, come stabilito in primo grado, a 14 anni per omicidio volontario. Pertanto, i Giudici non hanno dubbi: a Ciontoli tocca il massimo della pena per omicidio colposo, cioè 5 anni, considerando “la gravità della condotta tenuta dall’imputato, della tragicità dell’accaduto, all’assenza di significativi tratti di resipiscenza”. Per i suoi familiari, invece, la Corte ha stabilito che loro “difettavano della piena conoscenza delle circostanze, in considerazione della non provata consapevolezza circa la natura del colpo esploso, delle rassicurazioni di Antonio Ciontoli e delle caratteristiche della ferita”. Vale a dire, in parole povere, che non avevano preso coscienza della gravità del fatto. Pertanto, per loro si è stabilito 3 anni per omicidio colposo visto che “si deve ritenere non sufficientemente certo che essi si siano rappresentati con la lucidità e la nettezza del padre la possibilità dell’evento mortale”.

E’ tornato a parlare, rese note le motivazioni della sentenza, anche il Sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci: “Le motivazioni della sentenza che condanna l’assassino di Marco Vannini ad appena cinque anni di carcere sono qualcosa di incomprensibile che uccide per l’ennesima volta Marco e i suoi familiari, che stanno vivendo da 4 anni una tragedia senza giustizia”.

Indignato, come lui gran parte dell’opinione popolare, da “una sentenza che attraverso un sillogismo tutt’altro che chiaro arriva a giustificare il Ciontoli per aver ritardato i soccorsi al povero Marco che si sarebbe salvato se soltanto qualcuno di quella scellerata famiglia si fosse degnato di chiamare l’ambulanza in tempo”. Invece – continua il Sindaco, come riportato da Repubblica– il “tentennamento di Ciontoli è proprio ciò che, stando a quanto affermano i giudici, conferma la non volontarietà del suo folle gesto”.

Un segno indecoroso per la giustizia italiana, che mette dentro gli innocenti e lascia fuori i colpevoli. Visto che, pare, la vita di un ragazzo vale così poco. Il Primo Cittadino ha annunciato di abbassare nuovamente le bandiere cittadine a lutto, rinnovando la solidarietà e la vicinanza dell’amministrazione e di tutta la comunità cervetrana alla famiglia Vannini.

Fonti: Ansa, Repubblica, Rai News

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