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Alex, a un passo dalla morte il trapianto lo salva. Ora festeggia il Carnevale

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Alessandro Maria Montresor sta bene. Il bimbo, affetto da una malattia genetica rara, dopo il trapianto di cellule staminali, ha ripreso la sua vita… travestendosi per Carnevale!
Alex, dopo il trapianto sta bene
Due bambini con due destini diversi. Da una parte Julen, il bimbo di due anni e mezzo caduto in un pozzo in Spagna; dall’altra Alex Montresor, all’anagrafe Alessandro Maria Montresor. Entrambi, hanno lottato con la morte per sopravvivere. E se il primo ha perso, l’altro invece è riuscito a vincere.
Alex, lo ricordiamo per i suoi occhioni grandi e azzurri. Il sottile tubicino nel naso. E le richieste disperate d’aiuto che venivano dai genitori. Affetto da una malattia genetica rara – Linfoistiocitosi Emofagoticaaveva – il bimbo necessitava di un trapianto di cellule staminali emopoietiche. Ad ottobre, la richiesta d’aiuto lanciata dai genitori, per trovare un donatore mobilitò mezza Italia, che scese nelle piazze per la campagna di tipizzazione. A salvarlo, alla fine, grazie ad un approccio sperimentale, è stato proprio il midollo del papà Paolo. Ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, Alex venne trasferito all’Ospedale Great Ormond Street, a Londra, per effettuare il trapianto.
Ora, in un appartamento di Roma, Alessandro continua la convalescenza. Tutto sembra andare per il meglio, tanto che la madre, Cristiana Console, ha portato in giro per la città il piccolo, vestito da leoncino. I due sono stati immortalati in un negozio di giocattoli e il travestimento, in occasione del Carnevale, ha scaldato il cuore. Lo scatto è stato condiviso sulla pagina Instagram di Alex: “Il primo Carnevale, Amore, Ale sorride”, si legge in didascalia.
Alex è forte, ruggisce proprio come un leone, e si dimostra più forte della malattia. Già un mese dopo il trapianto, l’Ospedale ne aveva comunicato la perfetta riuscita. “Le cellule hanno perfettamente attecchito, ripopolando adeguatamente il sistema emopoietico e immunitario del paziente”, avevano detto i dottori. Non ci sono state complicanze, né infezioni, né rigetti nell’arco delle 4 settimane successive all’operazione. Per questo, fece sapere il Bambino Gesù, “il percorso trapiantologico può dirsi concluso positivamente”.
Alex, nato in Inghilterra, da genitori italiani – di Verona il padre, e di Napoli la madre – non era un bimbo come gli altri. I genitori hanno raccontato su Facebook la sua storia, cominciata con la nascita in modo prematuro. Poi, l’atroce diagnosi della malattia genetica che priva chi ne è affetto della perforina, una proteina che consente al sistema immunitario di identificare e combattere batteri e virus. I medici gli avevano dato poche settimane di vita, in quanto Alex non ha fratelli e sorelle, quindi nessuno compatibile con il trapianto. A quel punto, è partita la corsa contro il tempo per trovare un donatore, con un appello che ha ricevuto migliaia di adesioni tra l’Inghilterra e l’Italia. In molti si sono mobilitati per aiutare il bimbo: ma nessun donatore era completamente compatibile. Poi, ultimo tentativo, il trasferimento, il 29 novembre scorso, al Bambino Gesù di Roma, seguito dall’equipe di Franco Locatelli. Si è proceduto con una tecnica innovativa di trapianto, che ora ha dato i frutti sperati.
Alex sta bene. La vita è ricominciata. Quella vera, dopo puoi travestirti con un costume simpatico, buttando via i brutti camici degli ospedali.
Chiara Feleppa
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