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Julen, Alfredino, Ciccio e Tore: il tragico destino dei bimbi morti dentro i pozzi

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Julen, caduto in un pozzo a Totalan, in Spagna, non è l’unico bambino ad essere morto intrappolato sotto terra. Come lui anche Alfredino Rampi, Ciccio e Tore.

Il tragico destino dei bimbi morti sotto terra - Leggilo

È passato più di un mese da quando il corpo di Julen Rossello è stato tirato fuori dal pozzo in cui era caduto domenica 13 gennaio. Le ricerche sono andate avanti disperatamente per più di dieci giorni, quando finalmente i soccorritori sono riusciti ad estrarlo, purtroppo senza vita. La vicenda ha tenuto tutti con il fiato sospeso, ma quella di Julen, due anni, non è l’unica triste storia del suo genere.

Andando indietro nel tempo, è il 5 giugno 2006 quando Francesco e Salvatore Pappalardi spariscono misteriosamente. I due fratellini, detti Ciccio e Tore, erano da qualche giorno stati affidati al padre Filippo, separato dalla moglie e madre dei due piccoli Rosa Carlucci. Dopo la denuncia della scomparsa, le ricerche proseguono ovunque ma invano. Soltanto due anni dopo, il 25 febbraio 2008, emerge la verità: i corpi di Ciccio e Tore vengono trovati casualmente da un vigile del fuoco in una cisterna sotterranea di uno stabile abbandonato, nel centro storico di Gravina, in Puglia. A ritrovarli, è stato un altro bimbo, caduto accidentalmente nella cisterna, che ha dato l’allarme. Della faccenda venne indagato il padre che, nonostante si sia detto sempre innocente, il 27 novembre 2007 venne arrestato con le accuse di duplice omicidio – aggravato da futili motivi e dai vincoli di parentela – ed occultamento di cadavere. La sua ex moglie Rosa ha sempre sostenuto la colpevolezza di Filippo Pappalardi, ma l’11 marzo 2008, tuttavia, l’uomo viene scarcerato e le accuse su di lui cominciano piano piano a cadere.

Per Julen, invece, le responsabilità dell’accaduto si sono mosse verso lo zio, proprietario del terreno dov’era posizionato il pozzo in cui è caduto il bimbo. Ma c’è un’altra storia, quella di Alfredino Rampi, tristissima quanto terribile, che accomuna Julen, Ciccio e Tore in un unico disperato destino.

Alfredino Rampi cadde in un pozzo artesiano il 10 giugno 1981, in località Selvotta, una piccola frazione di campagna vicino Frascati. Dopo quasi tre giorni di inutili tentativi di salvataggio, il bambino morì dentro il pozzo, a una profondità di circa 60 metri. I tentativi di tirarlo fuori proseguirono per circa 28 giorni, quelle di Julen, invece, sono andate avanti per 13. Mentre con Alfredo si riuscì a rimanere in contatto, le prime ore, con Julen non c’è mai stato un collegamento diretto. L’unico segno di vita è stato un breve pianto, scomparso dopo qualche ora dopo la caduta.

Nel 2011, in un’intervista all’Ansa, la mamma di Alfredino, Franca Rampi, raccontò la tragedia. Il bimbo non rientrava a casa, e dopo un po’ i genitori cominciarono a cercarlo disperatamente. “Mio figlio non poteva essere andato così lontano“, ricorda mamma Franca. “Il proprietario del pozzo aveva messo sopra un pezzo di legno, come una trappola, e mio figlio ci cascò dentro”, continua.

La mamma, e non solo lei, ma anche la gente, lamentò quello che è stato definito ”lo spettacolo della disorganizzazione”, ovvero un Paese totalmente impreparato e disorganizzato nei soccorsi. “I soccorritori”, spiegò, “hanno fatto del loro meglio, ma furono commessi diversi errori. Il primo fu quello commesso dai vigili del fuoco di Frascati, che calarono una tavoletta spessa due centimetri e che all’altezza di dieci metri dalla superficie si bloccò. Non fu più possibile rimuoverla, ormai era un tappo”. Il secondo errore, continua Franca, è stato quello di realizzare un pozzo parallelo senza l’analisi di un geologo: il pozzo dove era finito il bambino si allargò, e lui sprofondò a 60 metri. Servivano, secondo la donna, geologi e speleologi, non ingegneri. E poi, la donna avrebbe voluto un po’ di privacy e rispetto, cosa che invece mancò del tutto.

Franca Rampi, premiata nel 2011 con una medaglia d’oro dal Presidente Giorgio Napolitano per il suo impegno con il “Centro Rampi”, nato in onore del figlio, non dimentica gli atti successivi alla morte. “Sandro Pertini mi parlò in un’auto blu, lontano dalla folla. In uno sfogo gli raccontai tutti gli errori che erano stati fatti durante i tentativi di soccorso di mio figlio. Lui annuì e ne rimase colpito. E dopo due mesi Pertini mi chiamò al telefono, dicendomi che aveva deciso di far nascere il ministero della Protezione Civile”, ricorda la donna.

Quelle di Ciccio, Tore, Alfredino e Julen sono vicende legate tra loro, dove una ricorda un’altra, e così via. Delle vite spezzate, sotto terra, senza aria. Una caduta vorticosa, verso il basso, che non ha lasciato scampo a nessuno. Neanche a chi, rimasto fuori, ha dovuto guardare, invano, le ricerche. Sapendo, in ogni caso, di dover aspettare soltanto di rendere ufficiale la morte. 

 

Chiara Feleppa

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