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Portò sulle spalle la bara, ma fu lui ad uccidere: ergastolo per Giosué Ruotolo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:01
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Confermato l’ergastolo per l’ex militare Giosuè Ruotolo, che uccise, nel 2015, a colpi di pistola, il commilitone Trifone Ragone e la compagna Teresa Costanza. 

Giosué Ruotolo confermato ergastolo
Giosué Ruotolo con l’ex fidanzata, Maria Rosaria Petrone

Giosuè Ruotolo è l’ex militare che sparò, con due colpi di pistola, il 17 marzo del 2015, il commilitone Trifone Ragone e la sua compagna Teresa Costanza. Per lui, è stato confermato l’ergastolo con l’accusa di duplice omicidio. Secondo le ricostruzioni, Giosuè avrebbe infastidito più volte la coppia con un profilo Facebook falso, fingendosi donna e cercando di convincere la compagna di Trifone di essere la sua amante. I due uomini si sarebbero poi incontrati per un chiarimento e il commilitone avrebbe picchiato e minacciato Ruotolo. Questo il movente che avrebbe portato Giosuè, accecato di rabbia e odio, a compiere il duplice omicidio di Trifone e Costanza, come riportato dall’Ansa.

Trifone, ergastolo per Giosuè - Leggilo

Il giovane, che ha portato sulla spalla la bara della sua vittima, durante il funerale, tutt’ora insiste nel proclamarsi innocente. In un appello alla Corte ha supplicato la sua assoluzione: “I dati scientifici mi scagionano” – ha detto Ruotolo – “chiedo che venga accertata la verità e fatta giustizia a Teresa e Trifone”. Ma Per Giosuè Ruotolo, 29 anni, di Somma Vesuviana (Napoli), viene confermato l’ergastolo. Ma per la Corte d’Assise d’Appello di Trieste, e per i Giudici, non ci sono dubbi: l’uomo è il solo autore del duplice omicidio che ha segnato il tragico destino di Trifone e della sua compagna, colpiti a morte presso il parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone.

Per gli avvocati di Giosuè, l’assistito è innocente. “Ruotolo si trovava nel palazzetto”, spiegano i legali, “ma al momento dell’esplosione di colpi di pistola era già andato via“. Gli avvocati, inoltre, fanno presente che tutto il processo si basa su semplici indizi, ma non su prove certe. La “prova regina”, che potrebbe inchiodare Ruotolo definitivamente, in realtà non è stata ancora trovata

A convincere i giudici della colpevolezza di Ruotolo è stato, tuttavia, proprio il sentimento di odio che l’uomo nutriva nei confronti della coppia e che lo avrebbe portato a compiere il terribile omicidio. Un sentimento, pare, noto a molti. Anche i familiari delle vittime, che hanno sempre seguito tutti i processi, hanno sempre sostenuto la colpevolezza del giovane. Ora si dicono soddisfatti della sentenza: “Finalmente è stata fatta giustizia”, dicono.

Fonti: Ansa, Antenna Sud

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