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Gravina di Puglia, 11 anni fa il ritrovamento di Ciccio e Tore in una cisterna

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:15
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Il 25 febbraio 2008 venivano ritrovati in una cisterna i corpi senza vita di Ciccio e Tore, i due fratellini di Gravina di Puglia scomparsi quasi due anni dopo. Il padre incarcerato per il loro omicidio fu scagionato dall’autopsia. Ma nessuno ha pagato per non averli cercati bene. Si potevano salvare?

Francesco e Salvatore Pappalardi spariscono misteriosamente in un pomeriggio di inizio estate. il 5 giugno 2006. E’ solo venti giorni che il Tribunale dei minori di Bari li ha affidati al Padre Filippo Pappalardi. La compagna di Filippo è Maria Ricupero:  due figlie di un precedente matrimonio e una piccola con Filippo.  Pappalardi è separato dalla moglie Rosa Carlucci, che vive con un’altra figlia minorenne della coppia a Santeramo in Colle in provincia di Bari.

La sera della scomparsa Filippo e Maria cercano i due bambini inutilmente. In preda alla disperazione si rivolgono in tarda serata alla locale stazione dei Carabinieri che tuttavia sono di altro avviso. Filippo suona in caserma, qualcuno dalla finestra gli dirà: “Vai a letto Filippo! Ne riparliamo domani mattina.”

Nei giorni a venire si faranno ricerche ovunque. E come per Yara Gambirasio nell’immediatezza non portarono a nulla. Il corpo della piccola sarà ritrovato a Chignolo tre mesi dopo, a 300 metri da dove c’era il coordinamento ricerche, da un aereomodellista. Per i due bambini il ritrovamento non sarà meno traumatico.

Nel 2007 il primo colpo di scena:  viene indagato il padre, da subito incolpato dalla madre Rosa di essere un violento. A nulla servì l’urlo di estraneità di Filippo che si dichiarava innocente. Il  27 Novembre 2007 viene arrestato  con le accuse di duplice omicidio – aggravato da futili motivi e dai vincoli di parentela – ed occultamento di cadavere, come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno.

Il 25 Febbraio 2008 la tragica verità viene a galla per caso. I corpi di Ciccio e Tore sono trovati da un vigile del fuoco alle 19.00 in una cisterna sotterranea di un grande stabile abbandonato . Il luogo è conosciuto come la “Casa delle cento stanze” in via Giovanni Consolazione, nel centro storico di Gravina. La scoperta avviene per caso. Un altro bambino è caduto in quella maledetta cisterna. Il palazzo è noto per essere luogo di gioco per i bambini del paese. La sera della scomparsa fu controllato troppo velocemente e senza andare a fondo.  Stavolta invece qualcuno ha visto il bambino cadere ed ha chiamato soccorsi. Filippo Pappalardi apprende in galera la notizia del ritrivamento dei figli. Ma gli inquirenti non mollano e con la madre Rosa, che ogniqualvolta le si presenta l’occasione dice che nella cisterna li ha gettati il padre dieci giorni dopo il ritrovamento si oppongono alla scarcerazione del padre.

L’11 marzo 2008, a distanza di due anni dalla scomparsa dei figli e dopo un anno di carcere quasi Filippo Pappalardi viene scarcerato ma non viene rimesso del tutto in libertà. Dopo l’istanza del legale difensore Angela Aliani e nonostante il parere negativo del procuratore Emilio Marzano e del pm Antonino Lupo, il gip Giulia Romanazzi dispone gli arresti domiciliari. Il giudice derubrica l’accusa di omicidio e ipotizza invece il reato di “abbandono di minore o persona incapace aggravato da morte successiva”, come stabilito dall’articolo 591 comma 3, del codice penale. Un reato che prevede la reclusione da 3 a 8 anni. Secondo questa nuova impostazione Pappalardi non aveva ucciso i due figli Francesco e Salvatore ma tuttavia non avrebbe detto tutta la verità. Per questo le accuse contro di lui restano, anche se in forma minore.

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Il 4 aprile vengono finalmente resi noti i contenuti dell’autopsia. Salvatore è caduto per primo nel pozzo. La cruda cronaca autoptica rivela che aveva cibo nello stomaco e feci solide nell’intestino. Segno della morte immediata. Si presuppone che Francesco si sia calato nel tentativo di aiutare il fratellino e sia caduto a sua volta. Ciccio ha provato a spostarlo, nonostante fosse ferito anche lui. Tuttavia non è possibile avere la certezza di questo. La morte per Francesco arriva dopo due giorni per fame e gelo. Non c’era cibo nello stomaco di Francesco: il piccolo eroe lo aveva digerito. Sul muro della cisterna invece i segni di unghie del bambino che aveva cercato in tutti i modi di uscire.

Il 21 febbraio 2012 la procura di Bari riapre le indagini su denuncia della madre Rosa. La donna sosteneva che i figli non erano soli ma con degli amichetti che dopo scapparono. Indagini rimaste fino a questo momento senza esito.

Alla fine resta il dubbio sul modo in cui Ciccio e Tore furono cercati,se furono cercati bene, se si potevano salvare? Ci furono negligenze nelle ricerche ma nessuno fu indagato. Le domande cadono nel vuoto.

Alessandro Signorini

 

Fonti: Youtube Teleappula, La Gazzetta del Mezzogiorno

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