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Simeone, insulti alla figlia appena nata: “Speriamo muoia”. E lui reagisce a modo suo

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Mercoledì è il giorno della Champions, giorno sacro quindi per i più tifosi. Sul campo, questa volta, Atletico Madrid e Juventus. Un gesto di esultanza del Diego Pablo Simeone sucita polemiche, prima. E una pioggia di insulti, violenti e assurdi, dopo.

Simone, insulti alla figlia - Leggilo

E’ il 76′, Jimenez segna il primo gol di quella che sarà una vittoria importante per l’Atletico e, vista dall’altra parte, una sconfitta che rischia di far perdere alla Juventus la conquista della Champions: obiettivo irrinunciabile per il club bianconero dopo l’arrivo di Cristiano Ronaldo, la scorsa estate. Al gol del vantaggio Diego Pablo Simeone non contiene la gioia. Il gesto incriminato, già visto durante la sua carriera laziale, è quello di “toccarsi i genitali“, per dimostrare “che abbiamo gli attributi“, spiega lui stesso. I tifosi Juventini non la prendono bene, anche se, come specifica il “Cholo“, quel gesto non era per loro, non era un insulto, ma una dimostrazione ai “nostri”, e poi, chiede scusa. Non basta, evidentemente. Quella che scatena è una reazione, tipica da social, da leoni da tastiera, che poco hanno a che vedere con il tifo, con lo sport.

 

Su Instagram, tra i commenti a una foto in cui Simeone stringe tra le braccia la figlioletta Valentina, uno dopo l’altro, si susseguono insulti, orribili, disumani: “Prossima putt*** come la mamma?“, “Tanto ti muore di cancro prematuro” e ancora “Spero muoia quella bimba di m***“. Sintomo di un marcio che nulla ha a che vedere con la propria fede calcistica. E infatti i commenti indignano anche chi, tra gli stessi juventini, prende le distanze da tanta cattiveria, scusandosi a nome di un tifo diverso, genuino… sportivo.

 

Certo, se da un lato si parla di tifosi irrispettosi, usando un eufemismo, dall’altro i gesti come quello di Simeone, non sono così isolati. Lui stesso, durante un Lazio- Bologna era già “colpevole” dello stesso gesto. Josè Mourinho, a novembre, provoca la tifoseria bianconera, con la classica mano all’orecchio, ed è impossibile non ricordare il suo famoso gesto ” delle manette” all’arbitro, nel 2010, durante Inter-Sampdoria. Cristiano Ronaldo l’altra sera, non ha esitato a mostrare la “manita” ai giornalisti dopo la sconfitta. Come dire: ho vinto 5 Palloni d’oro, tacete e portate rispetto. Fortunatamente nessun insulto sui social per lui o, almeno, nessun commento contro suo figlio o sua madre, recentemente ammalatasi di cancro.

Nessuno, proprio nessuno, si trattiene poi dal lasciarsi scappare un dito medio, nemmeno i più insospettabili, come Carlo Ancelotti, che nel 2017 si lasciò andare contro l’Herta Berlino. E così Delio Rossi contro Francesco Totti, o Roberto Mancini, durante un derby Inter-Milan. E c’è chi, con i gesti ci fa poco, tipo Carletto Mazzone, che dopo un 3-3 del suo Brescia contro l’Atalanta preferì rispondere agli insulti, correndo sotto la curva dei tifosi.

Diego Simeone tuttavia ha reagito a modo suo, da “duro”, agli insulti ricevuti. In un modo prevedibile, forse, per chi lo conosce bene. Ma non tutti avrebbero mostrato la stessa pelle dura. Come? Non chiudendo l’account Instagram a suo nome, non rimuovendo il post, nè disattivando i commenti. E’ rimasto tutto: a testimoniare inciviltà, indignazione e solidarietà. Nero su bianco. A lui, a Simeone, basta la vittoria. E certo già lavora per una risposta diretta ed esemplare a quegli insulti: un’altra vittoria da portare in dono alla Valentina, il 12 marzo prossimo a Torino, proprio nella tana di quelle belve che hanno augurato morte alla piccola.

Claudia Minutillo