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Migranti, l’Europa come via d’uscita dal buio. Ma non basta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:05
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Il fenomeno degli sbarchi è ormai questione all’ordine del giorno. Ma cosa spinge i migranti a lasciare le proprie terre? 

Migranti, perché sbarcano

La morte in mare di migliaia di persone – donne,bambini, giovani uomini – che emigrano dalla propria terra è una tragedia assoluta per chi in quel mare, che dovrebbe rappresentare una possibilità di vita migliore,trova invece la morte. Nessuno dei nostri governi, da Prodi a Gentiloni, passando per Renzi, ha mai valuto veramente mettere mano alla gestione umana e politica dei flussi migratori.

Cosa spinge i migranti a sfidare deserto, pericoli, angherie e soprusi di ogni genere, per raggiungere quelle coste che le separano dal miraggio occidentale europeo? In primo luogo, c’è da considerare lo sfruttamento selvaggio delle ricchezze naturali nel continente africano da parte delle grandi economie dei paesi sviluppati; poi, subito dopo, la conseguente servitù finanziaria; e infine la diffusione e l’espansione del microcredito nei paesi in via di sviluppo.

Sullo sfruttamento dell’Africa si sa già tantissimo, ma negli ultimi anni abbiamo voltato lo sguardo dall’altra parte rispetto al problema reale, preferendo a soluzioni ben più risolutive quelle più facili. L’Occidente ha rapinato miniere, divorato foreste, svuotato riserve ittiche nell’oceano, messo le mani e predato il sottosuolo di ogni sua risorsa, lasciando ai nativi le briciole che costringono ad emigrare.

Sulla servitù finanziaria si è espresso il nostro Viceministro del consiglio Luigi Di Maio con l’appoggio del suo braccio destro Alessandro Di Battista. Argomento, la servitù monetaria che la Francia impone alle sue ex colonie, un neocolonialismo del ventunesimo secolo. La Banca centrale di ognuno dei paesi africani è costretta a mantenere almeno il 50% delle proprie riserve valutarie in un conto operativo controllato dal ministro del Tesoro francese. Il divario tra il valore della valuta battuta, il costo della vita e le condizioni economiche medie di una famiglia induce sempre di più a cercare fortuna altrove, nel caso specifico in Europa che, se fosse veramente votata a motivi filantropici, dovrebbe riconoscere il debito contratto con l’Africa per tutto il ‘900 fino ad oggi. Ma si sa: l’Africa è terra del sud ,buona solamente da sfruttare e qui il vero volto razzista di noi occidentali.

Il microcredito, invece, nasce negli anni ’80 dello scorso secolo da un’idea di alcune ONG, per finanziare – a persone indigenti e impossibilitate ad avere accesso al credito – attività di sviluppo economico, per lo più di carattere agricolo e artigianale, nei paesi in via di sviluppo. Ma è stato riconvertito a seguire il business più redditizio dell’emigrazione, con conseguente annesso spopolamento di quei paesi che avrebbero dovuto invece essere sostenuti. Chi aveva contratto un debito, mediante micorcredito, non riusciva a restituire la somma per mancanza di economia reale in loco, ed è stato incentivato, con quelle stesse somme, ad emigrare, puntando su le rimesse dell’emigrato – cioè i soldi che invia alla famiglia residente nel Paese d’origine –  come fonte di crescita. Tale teoria, di fatto, si è dimostrata il più avido sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Le famiglie d’origine utilizzano quel credito per soddisfare fabbisogni quotidiani ed elementari. Il microcredito non è un servizio finanziario per chi “vuole” migrare, ma costituisce una vera e propria spinta alla migrazione mirato a far rimanere un paese povero ancor più povero.

Se queste sono le macrocause, qual è la vera accoglienza? La vera solidarietà? Possiamo davvero continuare a ritenere solidarietà e integrazione l’accogliere a prescindere, offrendo a chi fugge dalla propria terra una permanenza priva di qualunque integrazione reale ? E’ solidarietà continuare ad accogliere migranti in un Paese come l’ Italia, in piena crisi,con 5/7 milioni di poveri assoluti senza contare quelli relativi, di cui nessun governo negli ultimi anni ha sentito il dovere di occuparsi politicamente? Non sarebbe opportuno rileggere in altra forma lo slogan salviniano: “aiutiamoli a casa loro” ?!

L’atteggiamento pro accoglienza porta inevitabilmente ad una guerra orizzontale tra poveri che distrugge di fatto il mondo del lavoro e dei diritti sociali. Aiutiamoli a casa loro procedendo ad una quanto più rapida, progressiva e politicamente ben studiata decolonizzazione delle loro terre, restituendo l’Africa agli africani. E poi andiamocene, ridimensioniamo quanto meno gli effetti di una vera e propria emorragia migratoria del continente africano, dannosa per l’Africa stessa e che non giova a nessuno, se non a chi, su quel fenomeno migratorio ci lucra con un business redditizio oltremisura.

Matìs

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