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Muore Maria Arcuri, ma l’incidente domestico non convince

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Lei voleva lasciarlo, ma lui era geloso e possessivo. Maria muore dopo essere caduta dalle scale

Maria Sestina Arcuri stava trascorrendo con il fidanzato Andrea Landolfi un week-end d’amore. Ma una caduta dalle scale le ha causato la morte. Forse, si tratterebbe di omicidio. 

Maria Sestina Arcuri è morta - Legglio

 

Un week end a casa della nonna, lei e il fidanzato. Poi, una caduta dalle scale; infine la morte. E’ successo sabato 3 febbraio, giorno che ha segnato per sempre anche la vita di Manuel Bortuzzo, il ragazzo rimasto paralizzato dopo essere stato sparato per sbaglio da due malviventi, ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario e premeditato.

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri erano fidanzati da tempo, e stavano trascorrendo alcuni giorni a Roncigliano, un borgo viterbese, a casa della nonna di lui, operatore socio sanitario con la passione del pugilato. Lei, venticinquenne, era parrucchiera in un salone di bellezza a Roma. Era, perché la caduta dalle scale dell’appartamento, in via Serangeli, le è costata la morte.

Ma qualcosa sembra non tornare, la vicenda ha troppi punti oscuri e l’ipotesi di una caduta accidentale sembra non convincere gli inquirenti. La coppia era uscita, sabato sera, ed aveva cenato in un pub, dove era rimasta fino all’una di notte. “Poi siamo rientrati a casa”, racconta il fidanzato, “nel centro storico, stavamo salendo le scale dell’appartamento, per arrivare al secondo piano, e siamo caduti”. Poi Maria Sestina, nonostante il forte trauma alla testa e il dolore che lamentava, si è messa a letto. “Ha cominciato a vomitare, perdeva sangue dalle orecchie, poi ho chiamato il 118″, ricorda ancora con fatica il fidanzato.
Trasportata all’ospedale Belcolle di Viterbo, i medici hanno tentato un delicato intervento chirurgico per arrestate l’emorragia, in uno stadio già troppo avanzato. Ma a nulla sono serviti i tentativi, perché martedì scorso, dopo una lenta agonia, la donna, originaria di Nocara, in Calabria, è morta.

La Procura ha aperto un fascicolo d’indagine con l’ipotesi di reato di omicidio volontario a carico di Andrea Landolfi, unico sospettato che, secondo l’accusa, avrebbe spinto la fidanzata dopo una litigata. L’ avvocato Luca Cococcia, il legale di Landolfi, ha parlato di un atto dovuto per dare la possibilità agli investigatori di approfondire gli accertamenti. Ad avvalorare la tesi di un litigio, c’è anche il racconto del proprietario del pub dove i due avevano cenato: “Sì, hanno discusso ma in modo civile. Hanno bevuto qualcosa, lei era accigliata ed anche lui ha avuto un atteggiamento diverso dal solito“.

Non solo. I gradini della scalinata sono poco compatibili, per forma ed altezza, alle ferite riportate sul corpo di Maria: testa sfondata e volto irriconoscibile per le tumefazioni. Sembra anche che le versioni raccontate da Andrea, sulla dinamica dell’incidente, non tornino e siano anzi piene di contraddizioni.

Per questo Franco Pacifici, il sostituto procuratore che segue le indagini, ha fatto procedere i Carabinieri del Ris – reparto investigazioni scientifiche – a passare al setaccio tutta la casa dove si è consumata la tragedia che ha lasciato tutti senza parole. Si ricercano soprattutto delle prove che confermino il racconto del pugile, mentre la nonna di lui, che era in casa, ascoltata dagli inquirenti, dormiva ed è stata ritenuta estranea ai fatti.

I famigliari di Maria, che hanno deciso di donare gli organi,  sostengono che la coppia, convivente dal mese di novembre scorso, stava attraversando un periodo di crisi. L’eccessiva gelosia e morbosità di lui aveva messo in dubbio la stabilità del rapporto, tanto che la figlia, dicono i genitori, voleva lasciarlo. Per ora, nessun provvedimento cautelare è stato emesso nei confronti di Andrea Landolfi, molto addolorato, dice il suo legale, per la morte della fidanzata.

Sta agli inquirenti, ora, accertare se a provocare la morte sia stata una caduta accidentale dalle scale, oppure un litigio violento che trasformerebbe un incidente domestico in un omicidio volontario.

Chiara Feleppa