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Sanremo 2019, Zen Circus: chi sono, carriera, testo della canzone

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Sanremo 2019: ecco chi sono gli Zen Circus, il gruppo di Pisa che per la prima volta salirà sul palco dell’Ariston.

La fondazione degli Zen Circus ha radici antiche: Andrea Appino – voce, chitarra, armonica – ha infatti fondato la band nel 1994 a 16 anni assieme a Marcello Bruzzi. Nel tempo il gruppo è cambiato e attualmente la formazione è composta da Massimiliano Schiavelli detto Ufo al basso, Karim Qqru alla batteria e l’ultimo arrivato  Francesco Il MaestroPellegrini, anche lui chitarrista.
Gli Zen Circus nascono appunto nel 1994 per volontà di Appino, che a Pisa vuole fondare un gruppo punk rock che canti solo in inglese con influenze del gruppo degli Hüsker Dü, band di culto dell’hardcore melodico. Il primo nucleo storico si chiama solo The Zen e pubblica un disco autoprodotto nel 1998, ma è solo nel 2003 che la formazione è più definita. Sono infatti gli anni Duemila quelli più importanti: l’inglese viene abbandonato del tutto e il gruppo scrive testi italiani abbandonando anche il punk per sfumature più rock.


Nel 2009 arriva il successo di Andate tutti affanculo a cui seguono altri quattro dischi tra il 2011 e il 2018: l’ultimo lavoro infatti è proprio dello scorso anno e il 2 marzo esce Il fuoco in una stanza pubblicato da Woodworm e La Tempesta dischi. Il disco ha parecchio successo visto che debutta al numero uno nella sezione Vinili della classifica FIMI, oltre a classificarsi alla posizione numero 7 come album più venduto nella classifica FIMI generale.

A partire dal 5 febbraio 2019 gli Zen Circus saranno sul palco con il loro brano L’amore è una dittatura, che verrà poi portato nella serata dei duetti assieme a Manuel Agnelli, ex giudice di X Factor e leader degli Afterhours.

Zen Circus, canzone di Sanremo: il testo di L’Amore è una dittatura

L’amore è una dittatura
di A. Appino – G. P. Cuccuru – M. Schiavelli – A. Appino
Ed. BMG Rights Management (Italy)/EMI Music Publishing Italia – Milano

Ci hanno visti nuotare in acque alte fino alle ginocchia
Ed inchinarci alle zanzare pregandole di non mescolare
Il nostro sangue a quello dei topi arrivati in massa con le maree
Le porte aperte, i porti chiusi, e sorrisi agli sconosciuti
Che ci guardano attoniti mentre ci baciamo,
Da uomo a uomo, mano nella mano
Una sigaretta non lo racconta ci vuole forse una vita intera
O una canzone non certo questa,
Altri maestri, altri genitori
Che non rinfacciano quello che sei, quello che vuoi
Quello che eri
Esistere è giusto un momento
Chi vive nel tempo muore contento
E sì, ci hanno visti contare le pietre di questo deserto
Pazienza, perdere tempo con il cielo, farlo di lavoro
Pagati per immaginare qualcosa che non puoi fotografare
Mi spiego meglio, senza nascondermi dietro a cazzate
Scritte per caso in questa palestra dell’orrore
Ecco la pietra, ecco il peccato,
Un cane pastore lo fa per amore,
Non per denaro, non per rancore,
Non per la lana esiste il gregge
Né per la legge
Siamo delle antenne, dei televisori
Emettiamo storie che fanno rumore
Cerchiamo la donna della vita o l’uomo della morte
Strade interrotte, eterni sorrisi, figli sangue del nostro lavoro
Non ci somiglieranno, figli ormai del mondo intero
E perdere la monotonia di quando tutto era al suo posto
I topi cacciati, debellati, mostri tutti sotto al letto
E lasciar volare via quell’abbraccio conosciuto
Di chi in nome del tuo bene ha distrutto il tuo passato
Quando arrivi tu se ne vanno gli altri
Sai che non va bene ma ti piace arrangiarti
Come fanno in quei paesi che non sappiamo pronunciare
Ma che ci piace addomesticare a parole
Ero presente al momento dei fatti
Il fatto non sussiste
Mettetelo agli atti
Ma non hai paura di nessuno
Se non della tua statura
Hai la democrazia dentro al cuore
Ma l’amore è una dittatura
Fatta di imperativi categorici
Ma nessuna esecuzione
Mentre invece l’anarchia la trovi dentro ogni emozione
Tu stammi vicino, anzi lontano abbastanza
Per guardarti il viso dalla stanza dei miei occhi
Aperti o chiusi, non importa
Sono occhi quindi comunque una porta aperta
Il tempo passa lo senti da questo orologio
Mentre lavori dentro un bar, ad una pressa o in un ufficio e…
E speri ancora che qualcuno sia lì fuori ad aspettarti,
Non per chiederti dei soldi, neanche per derubarti,
Non per venderti la droga e soffiarti il posto di lavoro
Ma per urlarti in faccia, che sei l’unica, sei il solo
Sei l’unica, sei il solo