In autostop per l’Iraq: tentano di violentarla. E lei continua il viaggio

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Si chiama Hannah Bolder. Sul suo profilo Facebook, foto dall’Iran, dal Kurdistan e dall’Iraq. Nulla di strano, se non fosse che questo folle viaggio per il mondo è cominciato via autostop. La ragazza è una militante olandese di un’ organizzazione liberal, che ha deciso di lanciare a fine 2018 l’iniziativa “Autostop per l’Iraq”. Cioè, andare in Iraq in autostop. Posti poco tranquilli, molto rischiosi, che fanno pensare a Luca e la sua ragazza scomparsi in Africa  e di cui si sono perse le tracce.

Hannah Bolder fa autostop per l'Iraq

«C’è amore in tutto il mondo: bisogna solo avere l’intelligenza e il coraggio per raggiungerlo e afferrarlo. Aprite la mente e il cuore! Vogliamo dimostrare che il mondo è un posto dove anche le donne sole possono viaggiare dappertutto. Felice 2019. In marcia!», ha scritto su un gruppo social. Già il 4 gennaio 2019, tuttavia, la ragazza avrebbe lamentato sul suo profilo di esser stata aggredita e “quasi violentata” in Iran da un tizio che le aveva dato un passaggio in una foresta. Poi, dopo una colluttazione, l’olandese è inveita contro l’assalitore che è scappato.

Come se non bastasse, si è poi rimessa in marcia, scrivendo, sempre sui social: “Quando cadi dalla bicicletta devi subito rialzarti”. Attualmente, è diretta verso la Turchia.

Hannah Bolder fa autostop per l'Iraq
Hannah in autostop

Dubito, però, che il viaggio verrà portato a termine. E no, non si tratta di coraggio. Il coraggio talvolta è anche ponderare le decisioni. Siamo in un mondo cattivo e soprattutto diverso. Tanto diverso, che in Iran, Iraq o altri parti del mondo la cultura è distante anni luce da quelle più evolute, occidentali o americane che siano. E non puoi pensare di poter portare la tua lì. Non puoi pensare di diffondere un’ideologia dove ci si muove con ferro e fuochi. Lì, dove la donna non è una donna e dove l’uomo è uomo due volte. Che poi, un viaggio in autostop è pieno di pericoli anche in Italia. Perché seguire l’ideologia, le convinzioni, credere che il mondo sia buono quando ogni giorno ci da prova che non lo è? Perché avventurarsi? Fare gli eroi?

E, a quanto pare,  la ragazza non è l’unica folle. C’è anche Nenad, 25000 chilometri in autostop, dalla Serbia alla Cina. O Jennifer Abrahamson, autostop per Baghdad. Poi, sentiamo di persone disperse. Sentiamo di donne violentate. Sentiamo delle due ragazze brutalmente violentate e uccise in un viaggio in Marocco. E a chi la raccontiamo che ognuno deve essere libero di poter andare dove vuole senza rischiare la morte? A chi la raccontiamo che i rischi sono uguali ovunque? Il punto è che il mondo è troppo grande per pensare che sia uguale per tutti. Per pensare di battersi per le ideologie che non hanno un minimo di fondamento.

No, non c’è amore in tutto il mondo. Ma se lo trovi, Hannah, anche se dubito, facci sapere.

Chiara Feleppa

 

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