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Teresa Calvano, “anima bella” sconfitta da un tumore

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Teresa Calvano non ce l’ha fatta. Trentenne di Andria, sposata con Armando Terlizzi, aveva raccontato su Facebook la sua battaglia contro il cancro. Battaglia che però non ha vinto.

La sua malattia era descritta passo passo via social, dove Teresa si lasciava andare a commenti, sfoghi, speranze. L’ultimo, un commento del 20 Dicembre intriso di positività che non lasciava presagire la morte alle porte: “TAC accettabile quindi anche per me sarà un sereno Natale nonostante tutto. Insomma nonostante tutto sono felice..per come si erano messe le cose sono stata fortunata..come dicono i miei dottori…sono un miracolo!”, aveva scritto.

 

Poi, le foto di Natale, l’ultima il 31 dicembre: “Non sto benissimo…ma un po’ di trucco ..un look più colorato e il gioco è fatto! Spero in un futuro migliore è voglio solo stare più tempo possibile su questa terra ..questa vita l’amo ASSAI”. Era tanta la voglia di vivere della ragazza che aveva anche aperto un blog, “Anime belle #FuckCancer”, dove condivideva con tanti sostenitori i momenti più bui e quelli più felici. Sulla pagina, video felici con il marito e foto di momenti allegri con le amiche. Teresa realizzava turbanti molto apprezzati non solo dai malati oncologici. Poi, con i ricavi delle vendite, sosteneva l’associazione “Onda d’urto”. 

 

Facebook ci permette di ricostruire gli ultimi momenti della vita di Teresa, come un triste album dove possiamo vederne la felicità trascorsa. E poi, nei commenti postati dopo la sua morte, le frasi di dolore, la delusione per una battaglia persa non solo da Teresa, ma da tutti quelli che ogni giorno vengono sconfitti dalla malattia.  Perché è vero, tutti abbiamo una riserva di forza che ci viene in aiuto nei momenti bui. Ed è vero che a tutte le persone malate piacerebbe poter reagire, sentirsi bene. E’ vero anche che credere di poter sopravvivere aiuta a vivere, a tirarsi su.

Ma è anche vero che spesso ci si costruisce maschere per credere di poter andare avanti. La realtà è un’altra, triste e dolorosa. Foto felici postate sui social non bastano a superare il dolore che si ha dentro. E dire di essere forti non vuol dire che lo si sia davvero. Non è poi una sconfitta sentirsi deboli di fronte a un cancro. Ma spesso ci si racconta altre verità, per vivere meglio. I social sono invasi di profili di malati terminali che mandano messaggi positivi. E noi li accettiamo, li teniamo, e speriamo che sia davvero così. Solo che poi la morte bussa e noi dobbiamo aprire. Ma prendiamo i consigli di Teresa, di Nadia Toffa e di Carolyn Smith. Li rispettiamo come si rispetta ogni dolore che non soffriamo.

Ma, ad oggi, resto lontana dalle false speranze.

Chiara Feleppa