Home Cronaca Quadro rubato dai nazisti, il direttore degli Uffizi: “La Germania lo restituisca”

Quadro rubato dai nazisti, il direttore degli Uffizi: “La Germania lo restituisca”

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Buoni propositi per il nuovo anno. Li ha anche Eike Schmidt, il direttore tedesco degli Uffizi.  Sul sito Internet degli Uffizi e sui profili social del museo, Schmidt si è augurato che un’opera di Jan van Huysum, pittore olandese di fine seicento, autore celebre di nature morte, venga restituita al complesso museale.

 

Il dipinto della discordia è il celebre «Vaso di Fiori», un olio su tela di cm 47×35, appartenente alle collezioni del Palazzo Pitti fin dal 1824, quando Leopoldo II, granduca di Lorena, lo acquistò per la Galleria Palatina. Rimasto in esposizione per oltre un secolo, nella sala dei Putti, insieme ad altre nature morte di pittori olandesi del 600 e 700, il quadro sarebbe stato poi rubato durante la Seconda Guerra Mondiale dai soldati nazisti, ed oggi si troverebbe in mano a una famiglia tedesca che non l’ha più restituito al museo. Nel 1940, all’inizio della guerra, quando la reggia fu evacuata, il quadro venne portato nella villa medicea di Poggio a Caiano. Nel 1943 fu spostato nella villa Bossi Pucci, a Firenze, fino a quando le milizie tedesche non lo prelevarono definitivamente per trasferirlo a Castel Giovio, a Bolzano.  L’opera finì in Germania, e da lì se ne persero le tracce. Ricomparve solo nel 1991, poco dopo la riunificazione tedesca: da allora, vari intermediari hanno tentato più volte di mettersi in contatto con le autorità in Italia chiedendone un riscatto. Il quadro è di proprietà dello Stato Italiano, e pertanto non è alienabile né acquistabile.

 

«A causa di questa vicenda che intacca il patrimonio delle Gallerie degli Uffizi, le ferite della seconda Guerra Mondiale e del terrore nazista non sono ancora rimarginate. La Germania dovrebbe abolire la prescrizione per le opere rubate durante il conflitto e fare in modo che esse possano tornare ai loro legittimi proprietari», ha detto Schmidt, soffermandosi sul dovere morale, per la Germania, di restituire l’opera al museo. «Mi auguro che lo Stato tedesco possa farlo quanto prima, insieme, ovviamente, ad ogni opera d’arte depredata dall’esercito nazista».

 

 

Oggi, simbolicamente esposta agli Uffizi, è una riproduzione in bianco e nero dell’opera della discordia. Accanto, cartelli con «rubato», in inglese, tedesco, italiano. «Saremo ben lieti di rimuovere questa memoria fotografica», conclude Schmidt.

«Ci auguriamo che nel corso di quest’anno possa essere finalmente restituito alle Gallerie degli Uffizi di Firenze il celebre ‘Vaso di Fiori’ attualmente, nella disponibilità di una famiglia tedesca che, dopo tutto questo tempo, non l’ha ancora reso al museo, nonostante le numerose richieste da parte dello Stato italiano», ha detto Schmidt.

Certo, molti amanti dell’arte rinuncerebbero volentieri al quadro dei Jan van Huysum pur di vedere esposta a Firenze la Gioconda di Leonardo. Ma la possibilità che il sorriso enigmatico della Mona Lisa ritorni in terra italiana è pari a zero, perché Parigi detiene legittimamente il quadro, che fu portato e venduto in terra francese da Leonardo in persona. Il “vaso di fiori” fu un furto in piena regola, invece. Le scuse e la restituzione del dipinto da parte del Governo tedesco rappresentano anch’esse una possibilità vicina allo zero, anche se a dolersene è un tedesco. Consoliamoci con il gesto in difesa del patrimonio artistico italiano da parte del tedesco Schmidt. E all’idea che, nonostante 76 anni fa ci fossero i nazisti sull’Arno, gli Uffizi sono rimasti a Firenze e non hanno traslocato a Monaco. Poteva andare molto peggio, insomma.

Chiara Feleppa