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“Fate il possibile per capire i vostri figli”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:28
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«Fate il possibile per far capire ai vostri figli che possono sempre parlare con voi. Noi pensiamo di averlo sempre fatto con Igor, eppure non è bastato» fu questo l’appello lanciato, con una lettera pubblica e rivolto a tutti i genitori, dalla famiglia di Igor Maj,  quattordicenne deceduto il 6 settembre a Milano nella sua stanza per un gioco suicida diventato virale, il «Blackout Challenge». L’obiettivo della “sfida” è provocarsi uno svenimento privandosi dell’ossigeno da soli – o chiedendo aiuto a qualcuno – per qualche minuto. Per provocarsi quell’assenza d’ossigeno, infatti, Igor si legò al collo una corda da montagna e morì soffocato.

«Tutti i ragazzi nella loro adolescenza sono accompagnati da un senso di onnipotenza che può essere fatale»,  dissero i suoi genitori. Tantissimi sono i casi di decessi di adolescenti con una vita in apparenza normale. Tantissime sono le case dove la morte si crede essere lontana, in cui la sera si cena tranquilli e dopo si va a dormire sereni. Invece, il dramma è dietro l’angolo, serrato nelle porte chiuse a chiave degli adolescenti, che ricercano un proprio spazio dove isolarsi. In quell’isolamento profondi malesseri, amore per il pericolo e istinti suicidi si alimentano, senza dire nulla a nessuno, senza far trapelare neanche un minimo segnale di crisi. Così, i genitori restano fuori dallo spazio adolescenziale, e quando la tragedia si verifica si accumula dolore, sofferenza ma anche stupore, come se quel pericolo fosse del tutto inaspettato e senza senso. Igor morì per un “gioco” al limite dell’impossibile, con un rischio altissimo di perdere la vita, come riportato da Il Corriere della Sera.

«I genitori devono sapere» dissero Ramon e Marianna, papà e mamma di Igor. Il ragazzo, spensierato, sano e sportivo, morì perchè  «la sua curiosità è stata catturata da un inganno online, una cazzata fatale» disse il padre.  Due parole cercate su YouTube:  «sfida-ragazzi». Alle 12.30 di quel 6 settembre la signora delle pulizie entrò in casa: trova il ragazzo con una corda da arrampicata stretta al collo.  Una corda usata «per diversivo, con leggerezza, senza pensare» dissero i genitori. La corsa in ambulanza al Policlinico è inutile. Dalla cronologia sul telefonino, dove c’era installato il parental control, i genitori appresero che verso le 11.30 il ragazzo aveva visto quel video che lo porterà alla morte: «5 sfide».

L’ultimo dramma è ora quello di Erik De Palma, anche lui 14 enne. Qui la situazione sembra diversa da quella di Igor, perchè per quest’ultimo si trattò di morte accidentale, mentre il gesto di Erik è stato volontario. Quello che hanno in comune i due è probabilmente il loro chiudersi in un mondo proprio, la distanza che li separava dagli altri. Nella giornata di ieri Erik si è tolto la vita a Torino gettandosi dai Murazzi, una zona periferica della città: il ragazzo, da poco tempo domiciliato nella città della Mole, aveva vissuto per anni a Novi Ligure in vicolo Ghiara. Nulla si sa del gesto, non ci sono segni di preavviso  Prima di lanciarsi nel vuoto dalla balaustra da lungo Po Diaz Cairoli e precipitare sulla banchina dei Murazzi Erik avrebbe mandato un sms ai familiari. Sul contenuto c’è il ora più stretto riserbo. Se Igor è morto in solitudine, la tragedia di Erik si è consumata davanti a tutti, sotto gli occhi di numerosi passanti, che nel pomeriggio di ieri, primo giorno del nuovo anno, hanno osservato qualcosa di sconvolgente e indimenticabile. Erano da poco passate le 16.30 quando il 14enne si è lasciato cadere dal ponte Vittorio Emanuele Primo, come riportato da Il Piccolo. Ha battuto la testa sul marciapiede sottostante dei Murazzi ed è morto sul colpo. Pura, pena ed orrore intorno a lui. Sono stati vani i tentativi dei medici del 118 di rianimarlo

14 enne suicida a Torino
Igor Mai

Igor e Erik sono solo due dei casi di morte in fase adolescenziale. Moltissimi sono quelli causati da giochi virali mortali, come il Blue Whale, che, secondo dei calcoli, ha contato 82 vittime. Sempre stando ai dati, il 92 per cento dei genitori non sarebbe stato a conoscenza del fatto che il proprio figlio stesse praticando quel gioco. Il suicidio è il grido di dolore urlato da ragazzini che si sentono ignorati, ma è un grido talmente forte che dopo lascia solo un profondo e tetro silenzio. L´ultimo fenomeno viene dal Giappone e si chiama “Hikikomori“: si tratta di ragazzi che tagliano i ponti con il mondo esterno, verso il quale sviluppano fobia ed odio, rinchiudendosi letteralmente nella propria casa per mesi o anni, avendo come unico collegamento con il mondo la Rete. Il suicidio è, in Italia, la seconda causa di morte tra i ragazzi sotto i 20 anni. E in Italia il 12% dei quattromila decessi annui legati a questo gesto estremo riguardano proprio giovani e giovanissimi. Quasi 500 giovani ogni anno si tolgono la vita. Le motivazioni sono diverse e spesso non rintracciabili, ma quasi sempre ci sono dei campanelli di allarme: tra questi spiccano i bruschi cambi di umore, i comportamenti autolesivi come tagliarsi o ferirsi, il drastico calo del rendimento scolastico, l’estrema irritabilità e le reazioni eccessive.

Chiara Feleppa

Fonti: Il Corriere della Sera, Il Piccolo

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