Papa Francesco: “Meglio gli atei di certi cristiani”

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Papa Francesco sembra destinato, lo voglia a meno, ad assumere un ruolo sempre più prossimo ai temi che muovono il confronto politico nell’Italia di questi ultimi mesi. Bergoglio sembra da tempo aver accantonato le dichiarazioni di principio su valori eminentemente cristiani, quelli capaci di affascinare così come di approfondire il solco tra la Chiesa e la contemporaneità: famiglia, aborto, contraccezione. Una scelta contingente, forse, e in parte anche dovuta all’indole propria di Bergoglio che non ha il carisma di un Giovanni Paolo II o la preparazione teologica di un Benedetto XVI. Il mondo di Bergoglio,  il suo Cristianesimo imposto con gentilezza e rara ostinazione, sembra reggersi tutto sul tema dell’accettazione e dell’accoglienza che rappresentano la merce di scambio dell’essere accettati ed amati. Un proselitismo nascosto, compiuto attraverso l’indebolimento delle posizioni dogmatiche o, almeno, un sistematico porle sullo sfondo, se non proprio nel fondo. In ogni caso, si devono vedere il meno possibile. In questa prospettiva la politica migratoria rappresenta un punto cruciale.

E’ certo che Matteo Salvini non piace a Bergoglio. Non lo dirà mai con parole dirette, certo. Ma appare tuttavia preciso nelle allusioni, nel dire senza dire. Nel tacere quando alcuni sacerdoti della sua Chiesa polemizzano a chiare lettere contro il Ministro, o quando l’Avvenire usa contro di lui parole degne di un Roberto Saviano.

Nell’Aula Paolo VI in Vaticano, Papa Francesco rivolgendosi ai fedeli, ha detto, come riportato dall’Adnkronos: “Le persone che vanno in chiesa, stanno lì tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri e parlando male della gente sono uno scandalo: meglio vivere come un ateo anziché dare una contro-testimonianza dell’essere cristiani“. Il Papa ha detto: “Il cristiano non è uno che si impegna ad essere più buono degli altri: sa di essere peccatore come tutti. Il cristiano, semplicemente, è l’uomo che sosta davanti alla rivelazione di un Dio che chiede ai suoi figli di invocarlo con il nome di Padre, di lasciarsi rinnovare dalla sua potenza e di riflettere un raggio della sua bontà per questo mondo così assetato di bene, così in attesa di belle notizie“.

Gesù, ha detto Francesco, prende le distanze dagli ipocriti: “C’è gente che è capace di tessere preghiere atee, senza Dio: lo fanno per essere ammirati dagli uomini. La preghiera cristiana, invece, non ha altro testimone credibile che la propria coscienza”. Ecco, i sacri testi non sono letture senza conseguenze. “Dove c’è Vangelo c’è rivoluzione. Il Vangelo non lascia quieti, ci spinge: è rivoluzionario”. In particolare, il Vangelo di Matteo pone il testo del “Padre nostro” in un punto strategico, “al centro del discorso della montagna”. Beati i poveri, i miti, i misericordiosi, le persone umili di cuore: È la rivoluzione del Vangelo“.

Fonte: Adnkronos

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