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“Vado a Roma con il treno”. La folle morte di Ivano, caduto sui binari

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Si chiamava Ivano Martella, era di un uomo di 36 anni residente a Paternò. Ivano è morto travolto da un treno domenica sera intorno alle 23,30 ad Acireale, lungo la SS 114 all’altezza dell’intersezione con la via Provinciale al km 256. Ivano è morto in maniera assurda dopo una corsa folle e velocissima. Era alla guida di un Ducato bianco. Ha percorso contromano Corso Umberto e viale Regina Margherita senza fermarsi a incroci e semafori, a grande velocità. Se non fosse stata notte fonda avrebbe potuto uccidere qualcuno. Ivano ha travolto solo malcapitate auto in sosta e dissuasori di cemento sui marciapiedi fino all’impatto contro un muro, anche questo di cemento, all’altezza di quello che è noto come il semaforo del Bellavista.

Era ormai mezzanotte e il disastro poteva dirsi compiuto.  E invece no. Ivano, dopo aver sbattuto contro il muro, sarebbe sceso dal veicolo e avrebbe tentato una fuga a piedi, inseguito da chi e da cosa lo sapeva solo lui. Ivano è scivolato dal muretto che costeggia la ferrovia ed è finito sui binari che si trovano oltre la scarpata. Un treno in transito, il regionale 12881 proveniente da Messina,  lo ha travolto. Ivano è morto sul colpo. La linea ferroviaria è stata interrotta per alcune ore, salvo essere ripristinata in nottata.

Sul posto i vigili del fuoco del distaccamento di Acireale, polizia di stato del commissariato di Acireale e i sanitari del 118. In base a quanto si apprende dalle forze dell’ordine, Ivano era da tempo in cura al dipartimento di Igiene mentale e avrebbe portato via il veicolo al padre, titolare di una piccola impresa di commercio di prodotti ortofrutticoli. Dei soldi, presumibilmente del papà, sono stati ritrovati all’interno della vettura. Sembra che Ivano avesse deciso, come altre volte in passato, di andare a Roma in treno. A fare cosa non si sa. Per questo motivo è fuggito via con il furgone Ducato bianco, attraverso la città di Acireale. Sull’episodio indagano la polizia ferroviaria e personale del commissariato di Acireale. Resta poco da capire, se non qualche dettaglio concernente la dinamica dell’incidente. Sembra inutile cercare una logica nella corsa di Ivano, in piena notte; più saggio sembra ascriverla al perimetro sfuggente del disagio mentale, della solitudine e della disperazione. Una solitudine ed una disperazione che Ivano ha dato in lascito a suo padre, ora.

Il traffico ferroviario è stato interrotto per diverse ore. Un autobus ha trasportato i passeggeri, sconvolti e stanchi, che si trovavano a bordo del treno alla stazione di Catania. Si è accertato in seguito che i soldi trovati nel furgone  erano stati effettivamente regalati dal padre ad Ivano per comprare i biglietti per prendere il treno, una delle sue passioni. Non a quell’ora, tuttavia. Non così.