Giovane mamma morta dopo aborto gemellare, a giudizio 7 medici

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Una giovane mamma morta dopo un aborto gemellare, Valentina Milluzzo, forse avrà giustizia: 7 medici sono stati infatti citati in giudizio.

Valentina era bella, bellissima. Aveva i capelli lunghi e neri e un grande sogno: quello di diventare mamma. Lei e suo marito lo stavano coronando attraverso un’inseminazione artificiale: la donna 32enne di Catania aspettava infatti due gemelli.

Qualcosa però è andato storto: un’infezione, non curata, ha portato Valentina alla morte assieme ai suoi due bambini. La famiglia, il marito, la madre Giuseppina e il papà non si danno pace: “Nella mia mente mi ero fatta un film, che arrivati a questo punto mi dicessero ‘abbiamo sbagliato, ti ridiamo Valentina’. Purtroppo questo non succede, però noi continuiamo la nostra lotta per tutte le Valentine del mondo: non deve più succedere una cosa del genere” ha detto la madre.

Giovane mamma morta dopo aborto di due gemelli: la vicenda

I fatti: Valentina si era recata all’Ospedale Cannizzaro di Catania a fine settembre 2016 al quinto mese di gravidanza, perché aveva forti dolori, nausee e la febbre. Secondo il padre Salvatore: “E’ stata completamente abbandonata  infatti si parla di negligenza, imprudenza, e aggiungerei assenteismo perché l’hanno lasciata sola, non c’erano medici quella mattina. Il medico che c’era di mattina, dopo averci letto le analisi dicendoci dell’infezione, ha detto all’infermiera ‘dia la tachipirina’ e l’ha abbandonata, è sparito. Non si è visto più”.

In poche ore purtroppo la situazione è precipitata e la donna era stata trasportata in sala parto dove erano nati due gemellini, un maschio e una femmina, purtroppo senza vita. Il giorno successivo è morta anche lei.
La famiglia, sotto choc, ha deciso di presentare denuncia e la magistratura ha aperto un’inchiesta, come riportato da Dire.

A distanza di due anni, come testimoniano la famiglia di Valentina a “Storie Italiane” condotto da Eleonora Daniele su Rai 1, “finalmente la giustizia sta venendo fuori” perché “Valentina era andata in ospedale per trattenerli quei bambini. Il problema era l’infezione che nei 17 giorni di ricovero le hanno fatto pigliare e non se ne sono accorti. Bastava un tampone o un’analisi per salvare mia figlia” ha detto mamma Giuseppina. Le fa eco sua figlia Angela:  “A tre giorni dal ricovero mia sorella aveva già il sacco amniotico disceso in vagina e una dilatazione importante” racconta  – “I medici le raccomandarono solo di non alzarsi. Le sistemarono in alto le gambe, sollevando il letto in modo che lei rimanesse in quella posizione, immobile. La invitarono ad avere pazienza. La natura doveva fare il suo corso e bisognava aspettare, ci dissero. Andò avanti così. Ma lei stava sempre peggio. Poi la febbre, i sintomi dell’infezione, il passaggio al reparto di rianimazione. Tutto inutile”. L’autopsia ha infatti rivelato che la donna è morta per setticemia non diagnosticata.

Il Gup  Giuseppina Montuori, accogliendo la richiesta della Procura di Catania, ha rinviato a giudizio sette medici – tra cui anche il primario Paolo Scollo- del reparto di ginecologia e ostetrici dell’ospedale Cannizzaro.  Il reato ipotizzato è concorso in omicidio colposo plurimo. Nell’inchiesta non si contesta il fatto che i medici siano obiettori di coscienza, uno dei dubbi avanzati dopo la morte di Valentina: inizialmente infatti si era pensato che un ritardo nell’intervenire fosse stato determinato dalla volontà dei medici di preservare il battito fetale, visto che  “uno dei cuoricini batteva ancora”. La Procura contesta ai medici “colpa professionale” per “imprudenza, negligenza ed imperizia”-. In particolare “nella mancata attuazione di una terapia antibiotica adeguata” , nel “mancato tempestivo riconoscimento della sepsi in atto”, nella “mancata raccolta raccolta di campioni per esami microbiologici”, nella “mancata tempestiva rimozione della fonte dell’infezione: i feti e le placente” e la “mancata somministrazione di emazie durante l’intervento”. Tutti eventi che avrebbero trasformato la sepsi in choc settico irreversibile. La prima udienza del processo si terrà il 3 luglio del 2019 davanti alla terza sezione del Tribunale di Catania e la sorella di Valentina si è costituita parte civile.

Fonti: Dire, Storie Italiane