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Nadia Toffa, una cagnolina per tenere lontano il dolore

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Nadia Toffa sta affrontando la sua battaglia contro un tumore. Per lei anche tanta normalità fatta di lavoro e affetti.

Gibran diceva: “Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta Quest’alba i malati di tumore l’aspettano da quando hanno la diagnosi e si chiama guarigione. Non è semplice vivere con la malattia perché tutto ruota attorno a questo: la chemioterapia, la radioterapia, le operazioni, il pregare che ad ogni esame non si presenti una recidiva. Per non parlare degli effetti collaterali: la perdita dei capelli, la stanchezza, la nausea e più di tutti la paura di non farcela.

Nadia Toffa: “Io e la mia cagnolina Totò”

Nadia Toffa probabilmente tutta questa varietà di emozioni le ha vissute e le sta vivendo tuttora, eppure il miglior modo di affrontare un tumore non è chiudersi in casa e fare finta che non esista oppure pensare che la vita sia finita. Il modo migliore è di fare, nei limiti, le stesse cose che si facevano prima. Immergersi nella normalità. Perché le persone non sono il loro cancro.

Anche Nadia è tornata a lavorare, nonostante in volto ci sia il segno del cortisone. Ha ricominciato a viaggiare e ad occuparsi delle sue inchieste. “Sai cosa mi dicono quando mi fermano per strada? Tu sei quella del cancro? Sai dico io, era un minuto che non ci stavo pensando” ha detto durante l’intervista a Verissimo. Ecco cos’è. La pietà, la faccia di chi ti riconosce come se appunto tu e la tua malattia foste interscambiabili, come se tu fossi solo il tuo fegato, le tue ossa o il tuo sangue “sporco”.

Per guarire ci vuole molta forza, fortuna, ottimismo. E avere voglia di vivere. Nadia lo dimostra ogni giorno come quando pubblica su Instagram un video della sua cagnolina Totò che cerca di nascondere un osso sotto un tappeto immaginario. Una scena normale, che forse prima nessuno avrebbe notato, ma che acquista un sapore diverso. Forse Nadia avrà sbagliato a dire che il “cancro è un dono”, ma se ci si pensa bene non c’è niente come la malattia tua o di un tuo famigliare a farti comprendere bene quale sia il “midollo della vita”. “Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario” scriveva Henry David Thoreau.

Dalla Toffa in fondo c’è da imparare, perché  lei e tante persone anche meno famose, hanno imparato una lezione importantissima che tutti dovremmo tenere a mente: quella di godersi ciò che si ha qui e ora senza credere di avere sempre tempo o di non averlo quando rimandiamo decisioni importanti o quando non chiamiamo qualcuno per chiedergli come sta. Il dolore è un grande maestro, più della felicità, e non è detto che sia sempre un male.