Home Cronaca Desirée, Alice, Pamela: la droga dei nigeriani uccide le ragazze italiane

Desirée, Alice, Pamela: la droga dei nigeriani uccide le ragazze italiane

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Desirée, Alice, Pamela. Una cosa è certa: non si conoscono mai del tutto i propri figli. Finché sono piccoli e chiedono continuamente di te pensi che a volte è faticoso, ma almeno hai tutto sotto controllo. Sai sempre dove sono e con chi. Quando invece crescono, cominciano a chiedere sempre più libertà e la relazione figlio/a-genitore/i è un continuo compromesso.

Chissà adesso cosa penseranno i genitori di Alice, la 16enne friuliana che è morta ad Udine per un’overdose di eroina gialla. La ragazzina – perché a quell’età anche se pensano di sapere tutto – sono poco più che adolescenti, era andata nel bagno a drogarsi assieme al suo fidanzato. Lui si è salvato, lei no.

La famiglia, dicevamo. Due genitori che non sono più coppia da tempo, ma che hanno comunque continuato a vedersi e a volersi bene per la famiglia. Una mamma e un papà, a cui si aggiunge una sorella più piccola, che continuano a ripetere che la loro figlia odiava gli aghi, che non aveva mai dato segni di consumo di droga, che era una persona candida, ma “facilmente raggirabile”. Il riferimento neanche tanto velato è a quel ragazzo che Alice frequentava da un po’, descritto come un perdigiorno dopo che aveva lasciato la scuola non ancora maggiorenne.

A noi non piaceva ma separarli avrebbe significato rafforzare ancora di più quel legame” hanno detto i genitori che vivranno per tutta la vita con il senso di colpa di non aver fatto di più, di  non aver compreso di più, di non aver insistito di più. Il papà ha raccontato di averla cominciata a chiamare verso le 17 del giorno in cui è morta, ma senza risposta, poi ad un certo punto si è accesa una speranza: sul display del cellulare era apparso il suo nome. “Stavo già per preparami un tono di rimprovero, quando dall’altra parte un uomo mi ha chiesto in tono grave se ero il padre di Alice e di andare in Questura perché mia figlia non stava bene”. 

Non avrebbe mai fatto in vena eroina” ha detto la madre, forse riferendosi alla versione fornita dal ragazzo della figlia, secondo cui sarebbe stata Alice a procurarsi la droga. Secondo quanto si è appreso, l’adolescente avrebbe confermato la prima versione resa subito dopo la morte dell’amica: dopo esserla andata a prendere a scuola, hanno mangiato assieme un pezzo di pizza vicino alla stazione.  Successivamente sono tornati sempre in stazione, chiudendosi in bagno per assumere la droga procurata sembra da un nigeriano.

Entrambi hanno perso i sensi e una volta ripresosi ha trovato la fidanzata ormai morta; convinto che fosse solo addormentata ha tentato di svegliarla senza riuscirci, poi l’ha trascinata fuori dal bagno per cercare di farla rinvenire. La scena è stata notata da un passante che ha allertato il capotreno  e chiamato i soccorsi. Secondo l’autopsia il medico legale, stando alle prime indiscrezioni, avrebbe confermato la morte per overdose.

Il ragazzo inoltre, aveva ancora indosso una scatolina di latta dove è stato trovato un residuo, che forse è quello dell’ eroina. Si chiama “gialla” perché le dosi hanno questo colore e viene tagliata con dei potenti analgesici, cosa che la rende ancora più pericolosa e ad alto rischio di provocare overdose.

Una fine sicuramente tragica, che fa capire quanto i nostri figli non siano al riparo, anche se noi cerchiamo di proteggerli. Dobbiamo solo sperare di aver insegnato loro ad essere abbastanza intelligenti da dire “no” quando in ballo c’è la propria vita.

Qualche giorno fa a  Treviso una ragazza di 17 anni si è accasciata sull’asfalto, sopra le strisce pedonali, davanti agli occhi di passanti e genitori che, alle quattro del pomeriggio, stavano andando a prendere i propri figli a scuola. La ragazza, proveniente dall’hinterland si è salvata per miracolo. Aveva provato l’eroina gialla.

Eroina gialla, cos’è e la sua diffusione

Approfondiamo che cos’è l’eroina gialla: abbiamo già detto che è particolarmente potente, visto che al di là del colore – spesso non facilmente distinguibile – il rischio maggiore è associato al principio attivo, ovvero quello che provoca lo “sballo”. Negli ultimi anni questo è aumentato perché la gente richiede droghe particolarmente potenti.

Nel caso dell’eroina “gialla”, questa viene tagliata con il metorfano, un oppioide che si usa come destrometorfano (impiegato nella riduzione dei sintomi della tosse e che solo in casi di assunzione massiccia può provocare addirittura la morte) e sia come levometorfano, stupefacente allucinogeno usato in Italia solamente dietro prescrizione medica.

I più esposti all’overdose – come nel caso di Alice – sono coloro che si drogano saltuariamente o che sono abituati ad un principio attivo più basso. E’ anche vero però che ogni caso di overdose fa storia a sé considerata la situazione della persona che si droga, sia il suo passato con l’assunzione di stupefacenti.

Mestre è diventata la principale piazza di spaccio del Nord-Est Italia. Qui arrivano da tutto il Nord per comprarla; è venduta dai nigeriani, ma non solo, e in pochi mesi sono 20 le persone uccise dalla droga. Le ultime vittime sono un ex bidello di 50 anni Luca Trabuio, trovato a casa senza vita, e appunto Alice. A luglio una maxi retata della polizia ha permesso l’arresto di circa 40 persone nel cosiddetto quadrilatero dello spaccio tra via Trento, via Monte San Michele, via Col di Lana e via Piave. Secondo i dati ufficiali, sono  147 le persone vittime di overdose nel 2017, e per ora 106 nel 2018.

Dopo Pamela, un altro delitto orribile

Pubblicato da Leggilo.Org su Mercoledì 24 ottobre 2018