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Sparò ai nigeriani e mandò fiori ai funerali di Pamela. Dovrà farsi 12 anni

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Luca Traini è stato condannato a 12 anni. Il giudice ha accolto la richiesta della Procura nei confronti del ventinovenne.

Luca Traini, il 3 febbraio scorso con la sua pistola e a bordo di un’auto ha seminato il panico tra le vie del capoluogo marchigiano sparando dal finestrino. Tra le vittime del raid che non causò morti c’era Gideon Azeke, che dopo il ricovero in ospedale fuggì senza lasciare tracce. Il nigeriano era stato ferito da un colpo d’arma da fuoco alla gamba destra. Il 27enne africano il mese scorso è stato fermato nella zona Convitto da alcuni agenti in borghese mentre era intento a vendere droga.
Ma lo stile di vita di alcune delle vittime di Traini non ha avuto alcun peso nella sentenza. Partendo da una pena di 22 anni, la Procura è arrivata alla richiesta di 12 anni tenendo conto delle attenuanti generiche per l’imputato e della riduzione di un terzo della condanna per il rito abbreviato. Traini aveva sparato dopo la vicenda di Pamela Mastropietro, la diciottenne uccisa e fatta a pezzi il 30 gennaio scorso. Ai funerali della ragazza Traini inviò dei fiori accettati di buon grado dalla madre di Pamela e dai famigliari: «Ci hanno fatto piacere – dissero – è stato un omaggio apprezzato, di vicinanza. Anche perché se avessimo rifiutato la sua corona, allora non avremmo dovuto nemmeno stringere la mano a tutti quei politici che non hanno fatto nulla per evitare la morte di Pamela». Alle esequie erano presenti il sindaco di Roma, Virginia Raggi, Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e il neo deputato leghista Tullio Patassini eletto a Macerata in rappresentanza di Matteo Salvini. Assenti la ex Presidente della Camera, Laura Boldrini, Maria Elena Boschi, già Ministro per le Riforme del PD e la eurodeputata Dem Cécile Kyenge presenti, tutte e tre ai funerali di Emmanuel Chidi, nigeriano ucciso a Fermo dopo una lite con l’Italiano Amedeo Mancini
«Scusate, ho sbagliato», ha dichiarato Traini durante il processo con rito abbreviato in Corte d’Assise. In aula ha sostenuto di aver ferito i sei cittadini nordafricani sulla spinta del «bombardamento mediatico» seguito all’omicidio di Pamela.
 
«Non provo nessun odio razziale – ha dichiarato –  volevo fare giustizia contro i pusher: anche la mia ex fidanzata assumeva sostanze. Ma in carcere ho maturato una nuova cognizione dei fatti. Il mio gesto non è collegato al colore della pelle: un poco di buono può essere sia bianco sia nero». Il 29enne di Tolentino è stato accusato di strage aggravata dall’odio razziale, sei tentati omicidi, danneggiamento e porto abusivo d’arma.
Del suo intervento in aula è trapelato anche il ringraziamento alle forze dell’ordine «per il grande impegno contro lo spaccio».
La Corte ha ritenuto del tutto capace d’intendere e di volere l’imputato a cui sono stati inflitti oltre ai 12 anni di carcere anche tre anni di libertà vigilata che dovrà eventualmente scontare dopo il periodo di reclusione. Si tratta della sentenza di primo grado contro la quale la difesa, con ogni probabilità dopo aver letto la motivazione, proporrà ricorso in appello.