Home Cronaca “Autostrade per l’Italia responsabile per la strage del viadotto di Avellino”

“Autostrade per l’Italia responsabile per la strage del viadotto di Avellino”

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“Sono morta con loro. Con quelle 40 persone. Erano miei fratelli. Ancora oggi non riesco a credere di essere viva e ho dentro di me una paura che non mi passa“. Così una sopravvissuta della strage di AvellinoLa strage avvenne il 28 luglio 2013 lungo il viadotto autostradale Acqualonga della A16 Napoli-Canosa e costata la vita a 40 persone, tutti di una comitiva di pellegrini che tornavano da Pozzuoli. A Palazzo Chigi sedeva, da tre mesi, Enrico Letta del PD. ”È un giorno molto triste per
quanto accaduto ieri notte. Non ci sono parole’‘. Disse il presidente del Consiglio che seppe della tragedia durante un viaggio in Grecia. Letta proseguì la sua agenda di impegni ufficiali. Tra questi l’incontro con l’allora primo ministro greco Antonis Samaras. Annullò tuttavia in segno li lutto una gita privata all’Acropolis di Atene e decise, con il Consiglio dei Ministri, di deliberare una giornate di lutto nazionale nel giorno in cui si svolsero i funerali delle vittime a Pozzuoli.
Cinque anni dopo quel disastro, la società Autostrade per l’Italia concessionaria che fa capo alla famiglia Benetton è stata accusata dal perito Felice Giuliani, nominato dal giudice del Tribunale di Avellino Luigi Buono, per  quanto accadde.  Il bus finì nelle campagne di Monteforte Irpino, 23 metri più sotto. Solo 7 persone sono sopravvissute, altre 40 furono recuperate te le lamiere.
Secondo il perito, il pulmino è precipitato dal ponte a causa di un “difetto di risposta strutturale della barriera New Jersey bordo ponte in conseguenza dell’urto esercitato dal bus Volvo”.
L’accusa mossa dal procuratore Rosario Cantelmo, con i sostituti Cecilia Annecchini e Armando Del Bene, è omicidio colposo plurimo. Le perizie devono accertare de il cattivo stato di manutenzione del guardrail non sia da ascrivere alla concessionaria e che questa negligenza non abbia contribuito al tragico epilogo. Per i tecnici incaricati dalla Procura, infatti, il degrado dei tirafondi – i cavi d’acciaio che tengono fisse le barriere – è tra le cause della caduta del pullman. Secondo questa tesi una migliore manutenzione avrebbe permesso di reggere l’urto.
Autostrade per l’Italia, pur avendo risarcito le vittime, si è sempre difesa sostenendo che “la responsabilità del mantenimento degli standard di sicurezza è attribuita ai responsabili delle strutture territoriali” e che comunque “le spese annue per il mantenimento dell’infrastruttura sono in linea con gli impegni del contratto di concessione”. La verità processuale sarà stabilita il 21 dicembre, dopo nuove perizie tecniche.
 
Le indagini sulla dinamica dell’incidente sono state effettuate sulla base dei sopralluoghi e attraverso una comparazione tra le perizie che erano già state acquisite durante il processo. Sia la perizia effettuata da Felice Giuliani docente di ingegneria civile dell’Università di Parma che quella del 2013 degli ingegneri Vittorio Giavotto, Alessandro Lima, Lorenzo Caramma e Andrea Demozzi disposta al tempo dalla Procura di Avellino concordano sulle cause dell’incidente. I tirafondi che avrebbero dovuto ancorare al suolo i guardrail New Jersey erano gravemente compromessi e insufficienti per tenere la barriera.

Strage di Avellino, bus giù dal viadotto: la ricostruzione in 3D /VIDEO http://tinyurl.com/hgpzovg

Pubblicato da Adnkronos su Giovedì 28 luglio 2016

 
Diverso invece il parere delle due perizie in merito alla velocità a cui andava il bus al momento dell’impatto. I periti della Procura avevano stabilito che il pullman avrebbe rallentato, anche a causa di una serie di urti contro la barriera centrale spartitraffico e contro alcuni veicoli, per poi sbattere tre volte contro la barriera a bordo ponte. Il veicolo quindi era quasi fermo quando era sul punto di precipitare. Per Giuliani, invece, l’impatto sarebbe avvenuto a 89 chilometri orari. Tuttavia la strage si sarebbe evitata se le barriere fossero state sottoposte ad adeguata manutenzione.   barriera avrebbe potuto bloccare la corsa dell’autobus “se fosse stata correttamente mantenuta come avrebbe dovuto essere e invece non lo fu”. Infatti, i perni utilizzati per ancorare a terra la barriera avrebbero retto, se non fossero stati corrosi dal sale che, in quella zona dell’autostrada, viene utilizzato d’inverno per fronteggiare neve e ghiaccio.

A cinque anni di distanza da quella tragedia, il processo di primo grado è quasi terminato e si attende la sentenza. Tra gli imputatifigurano due funzionari della Motorizzazione di Napoli, per aver fornito carte false dando il via libera alla circolazione del veicolo pur in pessime condizioni. Ma, soprattutto, è imputata buona parte della dirigenza di Autostrade per l’Italia. A partire dall’amministratore delegato Giovanni Castellucci, più tanti altri: il direttore generale Riccardo Mollo e altri dieci funzionari e dirigenti di Autostrade per l’Italia: nelle figure del direttore di tronco Michele Renzi, dell’amministratore delegato Giovanni Castellucci e dei dirigenti che si sono avvicendati nella programmazione economica e nella gestione della manutenzione; Paolo Berti, Nicola Spadavecchia, Bruno Gerardi, Michele Maietta, Gianluca De Franceschi, Gianni Marrone, Massimo Fornaci, Marco Perna e Antonio Sorrentino.

Una sentenza sfavorevole ad Autostrade per la tragedia di Avellino sarebbe un colpo mortale per dopo la tragedia del Ponte Morandi. Sulla ricostruzione del viadotto, il vicepremier Luigi Di Maio ha ribadito che Autostrade deve mettere i soldi ma non deve toccare “neanche una pietra“. E se non li mette “ce li prendiamo dopo“. “I soldi ce li deve mettere Autostrade – ha spiegato – o li mette subito o noi li anticipiamo e ce li prendiamo dopo. Nel decreto Genova ci saranno tutte le norme per fare una cosa molto semplice: ricostruiamo il ponte con Fincantieri di cui mi fido ciecamente. Non sarà una gara soggetta a regole del massimo ribasso e i pezzi del ponte li faremo a Genova“. Autostrade, dice  Di Maio, “sta provando a rifarsi una verginità con conferenze stampa in cui presentano modellini, ci mettano i soldi ma non tocchino una pietra del nuovo ponte”.

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